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Wiggins, l'inglese Re del Tour

Il britannico incoronato a Parigi, Nibali terzo. Magrini (Eurosport): "Vincenzo può vincere un Tour"

Il vincitore del Tour Bradley Wiggins sollevato dai compagni del Team Sky (Credits: EPA).

Alla fine gli inglesi si prendono tutto. Bradley Wiggins, con le sue basette e il suo look davvero "british", si prende il Tour e diventa il primo brittanico a riuscirci nei quasi 100 anni di storia della Grande Boucle. Nel frattempo il suo compagno di squadra Cavendish (naturalizzato brittanico) vince l'epilogo di Parigi, sotto l'arco di trionfo, per la quarta volta consecutiva. Con questa, in totale per gli inglesi fanno sette vittorie di tappa sulle venti disponibili. Roba da fare impallidire la regina.

Soprattutto se si considera che sul secondo gradino del podio di Parigi c'è, inutile dirlo, un'altro inglese (di passaporto) Chris Froome. Il gregario di lusso del Team Sky (ovviamente inglese) ha accompagnato la maglia gialla fino alla fine, senza mai abbandonarla sulle salite di Alpi e Pirenei. Non l'ha mollata nemmeno quando ne aveva di più e sarebbe potuto andare alla ricerca di un pò di gloria personale. Invece ha fatto quello che gli diceva la squadra. E cioè che quest'anno era l'anno di "Wiggo", la medaglia d'oro in pista a Pechino 2008 sottoposta negli ultimi 4 anni al trattamento scientifico del team brittanico, che ha preso una macchina da crono e ne ha fatto un campione buono (eccome) anche per i Grandi Giri.

D'altra parte il Tour 2012 ce lo ha ribadito molto chiaramente se mai ce ne fosse ancora bisogno. Nel ciclismo di oggi nulla si può fare senza la squadra. "Squadra" che vuol dire allenamento e programmazione al limite del maniacale ma anche tattiche precise e rispettate; soprattutto ora che l'obiettivo è diventato, più che attaccare, far perdere terreno agli avversari.

Uno dei pochi che ci ha provato alla "vecchia maniera" è stato il nostro Vincenzo Nibali che ha riportato i colori italiani sul podio di Parigi dopo 7 anni di assenza (l'ultimo era stato Basso, secondo nel 2005). Il messinese, con base in Toscana, ci ha provato sui Pirenei e ci ha fatto alzare ripetutamente (almeno 3 volte) sul divano. Alla fine però ha dovuto cedere anche lui allo strapotere del Team Sky e di Bradley Wiggins. Hanno vinto i più forti e il più forte. Per esserne sicuri però meglio chiedere a Riccardo Magrini, commentatore del Tour per Eurosport, che questi fenomeni inglesi li ha seguiti dal primo all'ultimo minuto.

Allora Magrini, possiamo dire che il Tour lo ha vinto il più forte?

"Beh... Questo discorso tra gli sportivi rimane un pò lì nell'aria. Probabilmente non lo sapremo mai. Di sicuro  possiamo dire che ha vinto chi se lo è meritato. Wiggins a cronometro è andato come nessun altro e per come era disegnato il Tour voleva dire tutto. Di certo non si può fargliene una colpa".

Cosa ne pensa di quanto successo tra Froome e Wiggins sui Pirenei?

"Non mi è piaciuto l'atteggiamento di Froome verso Wiggins (sui Pirenei Froome ha staccato di qualche metro il compagno di squadra che arrancava  per poi tornare indietro dopo il richiamo del team ndr). L'ho detto  anche in telecronoca: se ha le p... prendi, vai e vinci la tua tappa. Soprattutto in quel momento in cui non avresti scombinato niente in classifica generale. Invece Froome ha voluto far vedere a tutti che era il più forte e che era la squadra che non lo lasciava andare. Mi è sembrata una pagliacciata".

Cosa ricorderemo del Tour 2012?

"Soprattutto la grande forza del Team Sky e di Wiggins che ha coronato un percorso partito da lontano. Per lui, che era un inseugitore e veniva dalla pista, penso che la vittoria al Tour sia come un sogno che si avvera. In più è il primo inglese di sempre che riesce a farlo. Insomma è una bella storia, anche da raccontare".

Un corridore come Wiggins, preso dal velodromo, finisce primo a Parigi. Cosa significa?

"Significa che qualcosa di rivoluzionario il Team Sky lo ha fatto. Se non altro nella ricerca, nella tecnica e nelle modalità di lavoro. A dire il vero è successo anche a noi di avere corridori che venivano dal velodromo. Ad esempio Saronni, solo per citare uno, che ha vinto due Giri d'Italia. La pista secondo me può essere un "rafforzativo" per la strada. L'inseguimento poi (da dove viene Wiggins ndr) è un ottima base anche per chi corre i grandi giri. Probabilmente in Italia, ora che non ci sono più gli impianti, siamo un pò carenti sotto questo punto di vista. Dobbiamo recuperare perchè all'estero la pista viene usata molto e con ottimi risultati".

Forse sono mancate un pò di emozioni. Colpa del percorso o delle squadre?

"Il Team Sky era imbattibile quindi c'era poco da fare. Il percorso si sapeva che era molto adatto alle qualità di Wiggins però lui l'ha sfruttato appieno. Ha vinto due crono su due, non è stato "apparentemente" mai crisi...".

Nessuna crisi, o "miciola" come la chiama lei, nemmeno sulle montagne...

"Magari Wiggins la "miciola" ce l'ha avuta ma sono stati bravi lui e i suo compagni a nasconderla. O forse sono gli altri che non hanno saputo attaccarlo al momento giusto e allora è mancato un pò di spettacolo. Comunque su questo discorso bisogna fare un ragionamento onesto è mi è  piaciuto molto quello che ha detto Wiggins a proposito, affrontando anche il tema doping. Oggi non si vedono più corridori che, come in passato, partivano facendo 5 o 6 scatti di fila. E' cambiato proprio l'atteggiamento nelle corse e lo stesso Wiggins lo ha ammesso senza offendere nessuno e senza ipocrisia. Mi ha colpito molto."

Quali sono state le soprese di questo Tour?

"Di soprese ce ne sono state poche, almeno in positivo, e quelle poche che ci sono state in un certo senso ce le aspettavamo. Tra queste si sono sicuramente la maglia bianca (di miglior giovane ndr) Tejay Van Garderen e il giovane francese Pinot, che ha vinto la sua tappa ed è arrivato decimo in generale. E poi ovviamente c'è Peter Sagan che alla sua prima esperienza è riuscito a vincere tre tappe. Il suo modo di fare, i suoi  gesti (vedi l'esultanza da "hulk" nelle sesta tappa ndr) sono cose nuove, "fresche", che  possono avvicinare i giovani e fare bene al movimento.

Per lo spettacolo dobbiamo dire grazie a Nibali. Abbiamo trovato un campione?

"E' stato bravo perchè ha fatto esattamente quello che si era proposto di fare, e non è semplice. E' riuscito ad attaccare quando Basso ha avuto la sua miglior giornata e l'ha portato lì dove doveva essere. Immagino che sia rammaricato perchè non è riuscito a vincere una tappa però con i suoi 27 anni, e un Ivan Basso in fase calante, vedo lui nel futuro del ciclismo italiano. Io stesso, per esperienza, ricordo che le cose migliori le ho fatte intorno ai 30. Penso che un giorno Vincenzo un Tour lo possa persino vincere".

Avrebbe potuto vincere il Giro d'Italia?

"Diciamo "forse". Io penso che la Liquigas abbia fatto un gran lavoro sia sulla strada che con la programmazione. Certo con un Giro come quello di quest'anno forse NIbali, a conti fatti, sarebbe stato giusto portarlo. Però dalle mie parti si dice: se la mi nonna avesse avuto le ruote sarebbe stata un carretto (ride nda)"!

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