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"City dolls", il ritratto dei nuovi giovani

Dopo i bamboccioni e i choosy, ecco i city dolls: narcisisti, pigri e abituati ad avere tutto

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C'erano una volta i bamboccioni, definizione certo poco felice affibbiata ai giovani, troppo abituati alla protezione di mamma e papà. Poi sono arrivati i choosy, altro appellativo per indicare tutti quei ragazzi un po' troppo "schizzinosi" nei confronti di offerte di lavoro non proprio come si erano sognate. Dopo essersi sentiti dare anche degli sfigati, ora i nuovi giovani sono alle prese con un'altra definizione, tutta made in Usa: city dolls, letteralmente bambole da città. Quali sono le caratteristiche? Manco a dirlo non si tratta di qualità propriamente positive: benestanti, pigri, abitati ad avere tutto senza il minimo sforzo, ma pronti ad autocommiserarsi di fronte alle avversità o alle semplici difficoltà. E ancora: narcisisti, deboli e irresponsabili.

Insomma, l'esercito di ragazzi e ragazze 2.0 non sarebbe esattamente pronto ad affrontare il mondo del lavoro, nonostante la laurea appena ottenuta. I city dolls, infatti, sono soprattutto neolaureati che mettono piede per la prima volta nel mondo professionale, non scolastico né accademico. Il dibattito sui nuovi giovani sta tenendo banco Oltreoceano, ma ha avuto una certa eco anche in Italia. Se negli Usa il New York Times è arrivato a titolare Beware the City Dolls ("State in guardia dai city dolls"), nel Belpaese alle prese con tassi di disoccupazione da record a sollevare polemiche ci ha pensato un libro, "Sei come sei" di Melania Mazzucco.  Vi si racconta di una 11enne, Eva, figlia di una coppia gay e di come uno dei genitori, Giose, abbia scoperto la sua omosessualità all'età di 16 anni. In particolare, a creare polemiche è stato il fatto che questo testo sia stato letto in classe al liceo Giulio Cesare di Roma. Ad essere contestato non è tanto la storia gay, quanto il fatto che sarebbe un invito ai giovani ad adottare il tipico comportamento da city dolls: "pensa debole, vivi debole e preparati a prendertela con gli altri senza praticare né le virtù del fallimento né quelle della fatica di vivere, che sono complementari a qualunque speranza e prospettiva di vero successo" ha scritto, in tono polemicho, Ferrara su Il Foglio ("Rieduchiamo i city dolls della Mazzucco, dal narcisismo al sentimento di sé" ).

Polemiche "nostrane" a parte, resta il ritratto poco felice di una nuova generazione. Che si chiamino hipster bobos, i ragazzi sembrano comunque caratterizzati da un forte narcisismo, anche quando fanno parte dei cosiddetti normcore , ovvero quei nuovi giovani (anche loro!) che dopo gli eccessi dei ragazzi che voglio a tutti i costi essere "originali", specie a New York, ora cercano solo più normalità. Che la trovino vicino a mamma e papà?

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