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Scambio case, le chiavi del nuovo viaggiare

Si possono affittare case, camere, castelli e dimore stravaganti, ma anche scambiare camper, bungalow e competenze. Per girare il mondo a prezzi sostenibili e scoprirlo con gli occhi della gente del posto: è il segreto del boom di Airbnb e di nuove web community.

Credits: Imagoeconomica

Micol De Pas e Annalia Venezia

"Scambio di informazioni, recensioni scritte da persone di cui si conoscono i profili personali, gli hobby, le foto e il luogo in cui vivono. Tutto questo si traduce in una parola che ormai fa la differenza ed è community, lontana anni luce dal vecchio stile, impersonale, dell’agenzia immobiliare". Spiega così il successo di Airbnb.com Andrea La Mesa, responsabile italiano del sito di scambio case nato sei anni fa a San Francisco e che ha raggiunto un successo inimmaginabile (180 per cento di crescita solo nell’ultimo anno) con il passaparola, anche in Italia.

Tutto ebbe inzio un po’ per gioco nel 2007, quando tre studenti di architettura a San Francisco misero in condivisione, a pagamento, il loro appartamento durante una fiera del design. Gli alberghi erano in tutto esaurito e così, rispondendo a una reale necessità e mettendo in pratica lo slogan della facoltà, «La creatività può risolvere i problemi», ricevettero molte offerte. Il gioco in poco tempo divenne un business che oggi ha reso i tre soci, Joe Gebbia, Brian Chesky e Nathan Blecharczyk, appena trentenni, milionari. E il giro d’affari non sembra attenuarsi, anzi.

Le cifre: solo in Italia sono disponibili 37 mila posti letto fra appartamenti, camere o divani letto. Le città più richieste sono Roma, Venezia, Firenze, Bologna e Milano. Ma vanno forte anche le località di mare. Più di 430 mila le persone che hanno usato il servizio, di cui 250 mila solo negli ultimi 12 mesi. La parte più interessante riguarda la modalità dell’annuncio, una vera e propria pagina personale in cui è obbligatorio fornire i propri dati, tra foto, spiegazioni sulla propria vita professionale e privata e le recensioni lasciate da altri. Lo stesso vale per chi cerca una sistemazione.

"I soldi fanno comodo, ovviamente" spiega Sveva Donati, milanese, che durante il Salone del mobile ha affittato il suo monolocale in zona Porta Romana a 100 euro al giorno trasferendosi dal fidanzato. "La parte più divertente però è lo scambio di email prima, e di conversazioni vis-à-vis poi, con persone che vivono dall’altra parte del mondo. Mi piace aiutare gli ospiti a muoversi nella mia città segnalando gli indirizzi giusti. E in cambio ricevere un loro pensiero: gli ultimi ospiti erano russi e mi hanno lasciato una grossa scatola di caviale prezioso e un biglietto davvero commovente" conclude.

Sia chi ospita sia chi è ospitato deve fare i conti con una recensione finale. "Sembra di essere all’università" scherza Anna Massaro di Roma, 35 anni. "L’anno scorso ho preso in affitto per 15 giorni una camera a Beverly Hills per 60 dollari al giorno, l’esperienza più bella della mia vita di viaggiatrice, perché ho vissuto con cinque coetanei che per studio o lavoro si trovavano lì come me. La mia esperienza non sarebbe stata altrettanto ricca se fossi andata in un albergo". "Non ho avuto bisogno di una guida, i loro consigli erano migliori. Alla fine, sia io che il padrone di casa abbiamo lasciato una recensione ed è stato impressionante come le emozioni condivise fossero le stesse. Ancora oggi siamo in contatto tramite Facebook".

E gli aspetti negativi? "Esistono ma abbiamo una squadra attiva 24 ore al giorno pronta a risolvere ogni diatriba. E, nel concreto, un’assicurazione che copre fino a 700 mila euro di danni" continua La Mesa. "La casa e la convivenza sono aspetti intimi che mettono a nudo vizi e virtù. Col rischio di rovinare una permanenza. O, al contrario e per fortuna, renderla più bella. Per questo chiediamo sempre a chi mette in condivisione i propri spazi di scrivere con chiarezza le condizioni. L’aspettativa sbagliata è il più grosso problema da combattere" conclude.

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