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Qual è la lingua più difficile da parlare?

Ecco quanto tempo serve ad imparare una lingua straniera (e perché a volte è così difficile)

Per imparare lo spagnolo? Possono bastare 23-24 settimane, ovvero sei mesi, con meno di 600 ore di lezione in classe. Una volta avute le basi, con questa lingua si può parlare in Spagna e in pressocché tutti i paesi dell'America latina. E' forse per questo che lo spagnolo è considerato la seconda lingua più facile da imparare. In modo analogo anche il portoghese, che pure presenta delle differenze rispetto allo spagnolo, è ritenuta facile da imparare e utile per la sua diffusione nel mondo.


 

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Lingue di difficoltà contenuta – Credits: Olycom

Lingue facili

Sempre tra le lingue più facili da imparare ecco anche il francese, l'italiano e il romeno, seguite da olandese, svedese, africano e norvegese (in questo caso i suoni diventano, però, più difficili, specie per gli italiani.


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Lingue di difficoltà media – Credits: Voxy

Lingue di difficoltà media

Tra le lingue che richiedono una maggiore difficoltà, ecco invece l'Hindi (che si parla in India, appunto), il russo, il vietnamese, il turco, il thai, il serbo, il greco, il polacco e il finlandese: molte di queste lingue richiedono di imparare anche caratteri di scrittura differenti da quelli occidentali e presentano differenze significative con l'inglese. Si imparano in media in 44 settimane, con almeno 1.100 ore di lezione in classe.


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Lingue molto difficili – Credits: Voxy.com

Le lingue più difficili

Le lingue decisamente più difficili da imparare comprendono invece l'arabo, il cinese, il giapponese e il coreano: sono necessarie 88 settimane, ovvero più di un anno e mezzo, con almeno 2.200 ore di lezione in classe. Il Paese con il maggior numero di abitanti di lingua araba risulta l'Egitto, con 221 milioni di persone native che lo usano come lingua principale. Sono invece 1 miliardo 200 mila coloro che parlano il cinese, 122 milioni che parlano giapponese, 66,3 milioni che parlano corano.

La difficoltà principale dell'arabo sta, oltre che nella grafia, nel fatto che poche parole racchiudono il significato di molti vocaboli europei. Anche i suoni risultano ostici. Per le altre lingue orientali, invece, occorre imparare migliaia di segni grafici, dal momento che i caratteri di scrittura sono rappresentati da ideogrammi. A ciò si aggiungano suoni che nelle lingue europee non esistono.

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