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Cassano, vieni a pranzo con me?

Cecchi Paone dopo le dichiarazioni dell'attaccante: "Vorrei capire  perché ce l'ha con i gay". Poi si difende: "Non mi faccio pubblicità"

Alessandro Cecchi Paone

Alessandro Cecchi Paone al centro delle polemiche sui gay nel calcio – Credits: LaPresse

"Antonio Cassano? Proprio in queste ore gli ho fatto pervenire un invito a pranzo. E sto attendendo una risposta dal suo staff che spero sia positiva. Voglio che, accanto ad un tavolo conviviale e in tutta serenità, io possa informarlo di quanto sia stupida la frase da lui pronunciata spero che i gay in Nazionale non ci siano". A parlare è Alessandro Cecchi Paone, al centro delle recenti polemiche sulla presenza di calciatori omosessuali nel mondo dello sport e in particolare del calcio. Panorama.it lo ha incontrato ponendogli una serie di domande scomode.

Cosa vuol dire a Cassano in particolare?

Voglio innanzitutto conoscere dalla sua voce le motivazioni per cui spera che non ci siano gay nel mondo dello sport. Voglio dirgli che non deve avere paura dei gay perché lui ha avuto ed ha colleghi gay che lo hanno aiutato sui campi di calcio, a rendere grande la Nazionale. Premettendo che il nostro grande campione ha già ottenuto il mio perdono, voglio dirgli che le sue parole sono frutto di una cultura omofoba e oscurantista, di una mala education che considera il mondo del calcio come il tempio di una virilità che non deve essere intaccata.

Anche Fabio Canino l'ha rimproverata, accusandola di aver fatto i nomi di tre calciatori che sarebbero omosessuali.

Non è assolutamente vero. Fabio deve aver capito male o si è affidato a fonti non attendibili. Io, nel programma di Radio 24 La zanzara ho solo detto che in Nazionale ci sono tre metrosexual, ovvero uomini che, pur non essendo gay, hanno imparato dai gay ad avere una cura molto accentuata del proprio corpo. Ed ho fatto come esempi Davide Bechkam e Ronaldo. Io stimo Canino, e lo invito in futuro ad essere più scrupoloso nella scelta delle fonti informative. Sul web, spesso non ci sono molti controlli. E non mi sarei mai permesso di rendere noti nomi di calciatori gay. Su questo concordo pienamente con Canino.

Lei, però, ha sfruttato l'occasione degli Europei per fare pubblicità al suo libro Il campione innamorato. Non dica che non è vero.

Il mio libro è stato pubblicato da circa un mese e non nascondo di aver gettato con questo testo il sasso nello stagno. Ma solo in questo senso: io mi batto affinchè gli sportivi possano vivere a viso aperto la propria omosessualità, senza nascondersi, perchè la situazione di disagio può influire anche sul loro rendimento in campo. Perciò i giocatori devono essere sereni.

Si, ma lei oramai è onnipresente in tv. Sembra quasi un predicatore. e chissà come stanno lievitando le vendite

Ripeto, io mi sono prefisso uno scopo: superare l'omofobia dei vari Cassano, Lippi, Moggi, Rivera, secondo cui chi era gay doveva accuratamente nasconderlo. Cesare Prandelli che ha curato la prefazione del mio libro, per la prima volta ha rotto questi schemi.

Ma, secondo lei, perché è stata fatta quella domanda sui gay in Nazionale proprio a Cassano?

Credo sia nata dall'intuizione del giornalista che, ricordandosi del mio libro, ha scelto Cassano la cui risposta è stata un mix di ignoranza, di superficialità e di cultura omofoba. E adesso basta parlare del mio libro. Io sono un cittadino impegnato nel sociale e anche il mio ruolo di scrittore è finalizzato a questo scopo.

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