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Società

Così ti giustifico il flop televisivo

Piccola guida pratica, destinata agli autori tv, per sopravvivere a un fallimento professionale

Ormai è chiaro: fare programmi di successo in televisione è come fare il minestrone, basta mettere insieme gli ingredienti giusti. Così come per un film che si vuole presentare a Venezia è obbligatorio farlo interpretare alla Bu e il soggetto deve trattare di una disoccupata depressa, anche la televisione ha bisogno dei suoi ingredienti. Almeno per essere apprezzato dalla critica.

Il presentatore deve essere Daria Bignardi o un tormentato scrittore.  Non può essere un quiz e tantomeno un reality, deve trovare una nuova definizione ma soprattutto deve fare pensare la gente. Soprattutto deve spaventarla e intristirla. Meglio ricordare le disgrazie, le ingiustizie e i soprusi che mostrare qualcosa di divertente, leggero o avvincente. La risata è riprovevole, meglio un leggero, costante senso di colpa.

Se poi un programma televisivo cosí confezionato non fa ascolto non vi preoccupate. Si ribatte a queste accuse con queste ragioni:
1) Abbiamo fatto cultura, non intrattenimento
2) Pochi ascoltatori ma molto selezionati, quelli che interessano ai pubblicitari
3) Colpa della contro-programmazione (c'è sempre una controprogrammazione)
4) Siamo scomodi e l'azienda non ci appoggia - Hai visto per caso un solo primo in onda?

Se poi le critiche proseguono ci sono altre tecniche per ammorbidire l'esito disastroso:
A) Certo che si ci mettevano in una serata migliore...
B) Siamo apprezzatissimi in rete, un pubblico intelligente
C) Per me l'auditel non è rappresentativo, i miei amici lo hanno visto tutti, il 100%

Tratto da www.tvpro.it

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Autore di programmi come Scherzi a Parte, Isola dei Famosi, S.O.S. Tata e X Factor,  Angelo Ferrari racconta per   Panorama.it  i retroscena del mondo della scatola   nera: gossip, informazioni, indiscrezioni. Alcune vere, altre   verosimili, qualcuna assolutamente falsa.

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