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Salute

Quanto uccide la solitudine

L'isolamento sociale aumenta il rischio di mortalità prematura quanto e più del sovrappeso. Il pericolo cresce con l'età della pensione

I chili di troppo, quando sono tanti, aprono la strada a molti disturbi e malattie croniche che sono la piaga del nostro tempo. Ma gli studiosi della Brigham Young University sono convinti che la solitudine e l'isolamento sociale potrebbero rappresentare un pericolo perfino maggiore dell'obesità per la salute pubblica. Julianne Holt-Lunstad, professoressa di psicologia dell'ateneo statunitense ha presentato i dati di due studi che giungono a queste conclusioni alla 125° Convention annuale dell'American Psychological Association.

Sempre più soli

Una ricerca svolta del 2010 dall'Associazione Americana Pensionati stimava che oltre 42 milioni di persone con più di 45 anni negli Stati Uniti soffrissero di "solitudine cronica". E il censimento più recente svolto sulla popolazione americana ha appurato che oltre un quarto degli americani vive da solo, più della metà della popolazione non è sposato e, rispetto alla rilevazione precedente, tasso di matrimoni e numero di figli per famiglia sono entrambi in calo.

"Queste tendenze suggeriscono che gli americani stiano diventano sempre meno connessi socialmente e che stiano sperimentando di più la solitudine", commenta Holt-Lunstad. "Essere socialmente connessi agli altri è ampiamente considerato un bisogno umano fondamentale, cruciale sia per il benessere sia per la sopravvivenza", spiega la psicologa. "Esempi estremi mostrano che i neonati che si trovano in istituto ai quali manca il contatto umano non riescono a svilupparsi bene e spesso muoiono. E in effetti l'isolamento sociale o il confinamento sono sempre stati usati come forma di punizione".

Stesso problema a tutte le latitudini

Preoccupa che fette sempre maggiori della popolazione facciano adesso esperienza della solitudine in modo abituale, che questa sia per loro divenuta la regola. I dati di due meta-analisi presentati da Holt-Lunstad chiariscono il peso che l'isolamento sociale ha sul rischio di morte prematura. La prima ha passato in rassegna 148 studi con un totale di oltre 300mila partecipanti, e ha scoperto che una maggiore quantità di connessioni sociali è associata a un rischio di morte prematura inferiore del 50%.

La seconda meta-analisi ha preso in considerazione 70 studi su quasi 3 milioni e mezzo di persone in Nord America, Europa, Asia e Australia che esaminavano il ruolo dell'isolamento sociale, della solitudine o del vivere da soli sulla mortalità. Quello che è emerso è che tutte e tre queste condizioni avevano un uguale e significativo effetto sul rischio di morte prematura. E che questo effetto era uguale o addirittura superiore a quello di uno dei più noti e comunemente riconosciuti fattori di rischio, ovvero l'obesità.

"Abbiamo solide prove che l'isolamento sociale e la solitudine aumentino in maniera significativa il rischio di mortalità precoce e la portata del rischio supera quella di molti indicatori di salute", conclude la psicologa. "Con l'aumentare della popolazione che invecchia aumenterà anche l'effetto sulla salute pubblica". Holt-Lunstad parla senza mezzi termini di un'epidemia di solitudine per affrontare la quale occorrerà capire di quali strumenti dotarsi.

Imparare a stare insieme

Tra le idee suggerite c'è quella di porre maggiore enfasi sulla formazione delle competenze sociali per i bambini a scuola e anche quella di incoraggiare i medici a considerare il livello di connettività sociale dei propri pazienti quando li visitano. Occorre preparasi per tempo per arrivare all'età più a rischio, quella anziana, con una buona rete sociale. Dal momento che molti dei legami della nostra vita hanno a che fare con il mondo del lavoro, quando lo abbandoniamo siamo a maggior rischio di sentirci isolati.

E se per i bambini che a giugno finiscono la scuola c'è una vastissima offerta di centri estivi pensati per intrattenerli e farli stare in compagnia in attesa delle vacanze con la famiglia, molto più scarsa è l'offerta per gli anziani giunti al termine della loro carriera lavorativa. La domanda potenziale di intrattenimento e socializzazione c'è, il possibile risparmio in termini di spese sanitarie a quanto pare pure. Forse sarebbe il caso di cominciare a investire in questa direzione.

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