A Vienna è tutto pronto per il rito più sfacciato, sentimentale e politicamente sensibile della musica europea. L’Eurovision Song Contest 2026 apre ufficialmente la sua settimana live martedì 12 maggio, alle 21.00 CEST, dalla Wiener Stadthalle, con la prima semifinale di un’edizione particolarmente simbolica: la settantesima nella storia del concorso. Dopo il trionfo dell’Austria nel 2025 con JJ e la sua Wasted Love, il festival torna così nella capitale austriaca con tre serate: prima semifinale il 12 maggio, seconda semifinale il 14 maggio e gran finale sabato 16 maggio.
Sul palco ci saranno Victoria Swarovski e Michael Ostrowski, chiamati a guidare una macchina televisiva che, come sempre, non è soltanto una competizione musicale ma un gigantesco specchio dell’Europa: dei suoi gusti, delle sue fratture, dei suoi desideri di leggerezza e delle sue tensioni più ingombranti. Perché Eurovision resta questo: una festa pop dove una nota alta può valere più di un discorso diplomatico, ma dove ogni scelta, ogni bandiera, ogni applauso e ogni fischio finiscono inevitabilmente per raccontare qualcosa di più grande della canzone stessa.
Prima semifinale: 15 Paesi in gara per 10 posti in finale
La prima serata vedrà 15 Paesi contendersi 10 posti per la finale del 16 maggio. L’ordine di uscita ufficiale prevede Moldova, Svezia, Croazia, Grecia, Portogallo, Georgia, Finlandia, Montenegro, Estonia, Israele, Belgio, Lituania, San Marino, Polonia e Serbia. A questi si aggiungeranno, fuori gara per la semifinale, anche le esibizioni di Italia e Germania, già qualificate alla finale come parte dei Paesi con accesso diretto all’ultimo atto.
L’Italia, quindi, non dovrà conquistare il pass nella prima serata. Sal Da Vinci, in gara con Per Sempre Sì, è già atteso nella finale di sabato, ma salirà comunque sul palco viennese per presentare il brano al pubblico europeo. Un passaggio tutt’altro che secondario: in un Eurovision sempre più dominato dalla riconoscibilità immediata, dall’impatto visivo e dalla capacità di costruire una narrazione nei pochi minuti concessi, l’esibizione in semifinale può pesare moltissimo sull’immaginario della finale.
Finlandia davanti a tutti: Linda Lampenius e Pete Parkkonen cercano il colpo grosso
Tra i nomi più osservati della prima semifinale c’è soprattutto la Finlandia, rappresentata da Linda Lampenius e Pete Parkkonen con Liekinheitin. Il duo arriva a Vienna con il favore degli indicatori della vigilia e con una narrazione potente: riportare il titolo in Finlandia a vent’anni dall’ultima vittoria, quella dei Lordi nel 2006. Non è soltanto una questione di classifica potenziale, ma di memoria eurovisiva: quando la Finlandia riesce a imporsi, lo fa spesso rompendo il galateo sonoro del concorso e trasformando l’anomalia in identità.
Alle sue spalle, nella corsa ai dieci posti disponibili, appaiono particolarmente solide anche le chance della Grecia, affidata ad Akylas con Ferto, e di Israele, rappresentato da Noam Bettan con Michelle. La Svezia, che con Eurovision ha un rapporto quasi industriale, torna invece in semifinale con FELICIA e My System, portandosi dietro il peso di una tradizione recente fortissima e la solita domanda: quanto può ancora sorprendere un Paese che sa leggere il linguaggio del contest meglio di chiunque altro?
Le mine vaganti: Croazia, Moldova, Serbia e San Marino
Nel blocco più interessante della serata ci sono le proposte capaci di spostare l’umore del pubblico. La Croazia punta sull’energia etno-pop dei LELEK con Andromeda, mentre la Moldova apre la semifinale con Satoshi e Viva, Moldova!, posizione non semplice ma potenzialmente efficace se il brano riuscirà a trasformare l’impatto iniziale in memoria televisiva. La Serbia porta invece la band metal LAVINA con Kraj Mene, una scelta più dura, meno accomodante, ma proprio per questo interessante in una scaletta che alterna identità nazionali, dance pop e momenti più teatrali.
C’è poi San Marino, che schiera Senhit con Superstar, in coppia con Boy George. Il nome è familiare al pubblico eurovisivo, il personaggio è riconoscibile, ma la strada verso la finale resta complicata: in una semifinale così densa, servirà un’esibizione capace di andare oltre l’effetto nostalgia e di imporsi come momento televisivo autonomo. Anche Montenegro, Lituania, Polonia e Georgia si muovono in una zona più incerta, dove tutto dipenderà dalla resa live, dal televoto e dal modo in cui la giuria leggerà costruzione vocale, staging e coerenza complessiva.
Sal Da Vinci accende i social dopo lo spoiler delle prove
Intanto, fuori dalla gara ufficiale della prima semifinale ma già pienamente dentro la conversazione europea, Sal Da Vinci ha conquistato i social dopo la circolazione dello spoiler delle prove all’Eurovision. Il video della performance ha acceso in poche ore piattaforme e fan community, diventando uno dei contenuti più commentati e condivisi tra quelli legati al contest. A colpire è stata soprattutto la combinazione tra la vocalità riconoscibile dell’artista e l’impatto scenico dell’esibizione, capace di intercettare non solo il pubblico italiano ma anche una platea internazionale sempre più curiosa.
Un entusiasmo che, secondo gli osservatori del settore, si sta riflettendo anche sulle previsioni della vigilia, con l’Italia in crescita nelle valutazioni degli addetti ai lavori. Meglio, però, non correre troppo: all’Eurovision la viralità può cambiare tutto, ma la scaramanzia resta una forma di intelligenza nazionale. Nel frattempo cresce anche l’attesa per Per sempre sì, il nuovo album in uscita il 29 maggio, preludio a una stagione live che porterà Da Vinci tra rassegne e grandi palchi italiani, fino alla tripletta evento all’Arena Flegrea del 25, 26 e 27 settembre.
Il ritorno del peso delle giurie nelle semifinali
Una delle novità centrali dell’edizione 2026 è il ritorno delle giurie professionali nelle semifinali, insieme al voto del pubblico. È la prima volta dal 2022 che le giurie tornano a contribuire alla scelta dei qualificati già prima della finale, un cambiamento che può incidere parecchio sugli equilibri: non basta più soltanto generare rumore, diventare virali o accendere il televoto, ma torna a pesare anche la valutazione tecnica della performance.
Questo significa che alcune candidature più vocali, eleganti o strutturate potrebbero trovare un alleato nel voto delle giurie, mentre le proposte più eccentriche dovranno dimostrare di essere non solo memorabili, ma anche solide. È il solito paradosso Eurovision: vincere l’attenzione è facile per tre minuti, convincere davvero l’Europa è un’altra faccenda.
Un’edizione pop, ma anche molto politica
L’Eurovision 2026 arriva in un clima particolarmente delicato. La partecipazione di Israele ha già acceso proteste e tensioni, con le autorità viennesi impegnate in un dispositivo di sicurezza rafforzato e particolare attenzione intorno alle aree più sensibili della città.
È il lato meno leggero, ma ormai inseparabile, del concorso. Eurovision continua a proclamarsi “United by Music”, ma ogni anno dimostra quanto la musica, soprattutto quando passa attraverso identità nazionali, voti popolari e simboli collettivi, sia tutto tranne che neutra. Vienna, in questo senso, non ospita soltanto un festival: ospita una piccola assemblea emotiva dell’Europa, con paillettes, fuochi, note altissime e nervi scoperti.
L’Italia guarda già alla finale
Per l’Italia la prima semifinale sarà soprattutto una vetrina strategica. Sal Da Vinci non deve guadagnarsi il posto in finale, ma deve iniziare a sedimentare la sua candidatura nella memoria del pubblico europeo. Per Sempre Sì entra in gara con un’identità chiaramente italiana, sentimentale e melodica, e dovrà trovare il modo di distinguersi in un’edizione in cui la concorrenza sembra giocare molto sull’impatto scenico, sulla contaminazione dei generi e sulla riconoscibilità immediata.
La vera domanda, per la serata del 12 maggio, sarà quindi doppia: chi riuscirà a conquistare i dieci pass per la finale e chi, pur senza essere ancora in gara per la vittoria, riuscirà a imporre il proprio racconto prima di sabato. Perché Eurovision, alla fine, non premia soltanto la canzone migliore. Premia la canzone che, in una settimana, riesce a sembrare inevitabile.
