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Salute

Ebola e le altre grandi epidemie della storia

Dalla peste di Atene del 430 a.C. al virus che oggi colpisce l'Africa occidentale, tutti i grandi flagelli che hanno provocato milioni di vittime

La peste di Atene del 430 a.C.

Il corpo non era troppo caldo, nè pallido. Ma rossastro e livido e come fiorito di piccole pustole e ulcere; le parti interne ardevano a tal punto da non riuscire nemmeno a sopportare le vesti leggere, nè altro che non fosse l'andare nudi e gettarsi nell'acqua fredda. […] Ma il bere molto o poco dava lo stesso risultato. (Tucidide, "Le Guerre del Peloponneso", II, 47-53)

Lo storico Tucidide narra dell'epidemia che colpì Atene nel 430 a.C. durante la guerra del Peloponneso. 

 

Assediata dalle milizie spartane, la capitale dell'Attica soffrì una grave carestia. All'inizio dell'estate si manifestarono i primi casi dentro le mura cittadine. La leggenda vuole che il contagio fosse stato generato da una "guerra batteriologica" ante litteram in quanto gli Spartani avrebbero catapultato alcuni cadaveri infetti al di là delle fortificazioni. 

L'analisi del testo e le interpretazioni degli studiosi hanno permesso di stabilire quasi con certezza che non si trattasse di un'epidemia di peste come la intendiamo oggi, bensì di una forma di vaiolo oppure una febbre emorragica simile all'ebola, oppure ancora una febbre tifoidea. Secondo i calcoli degli studiosi dei testi di Tucidide, il morbo in Attica spazzò via circa 60.000 vite su una popolazione totale di circa 300.000 abitanti. Atene rimase spopolata e perse l'egemonia dei secoli precedenti. I nuovi governanti furono costretti a cambiare le leggi sulla cittadinanza per attrarre nuovi abitanti che ripopolassero Atene.


La Peste di Giustiniano del 541-543.

Era naturale, quindi, che non uno di coloro che aveva contratto la malattia pensasse di morire per essa. Ma lo stesso giorno in alcuni casi, in altri il giorno seguente e nel resto non molti giorni più tardi, si è sviluppato un gonfiamento bubonico; e questo è avvenuto non solo nella parte particolare del corpo che è denominato "boubon", cioè sotto l'addome, ma anche all'interno dell'ascella ed in alcuni casi anche al lato delle orecchie ed ai punti differenti sulle coscie. (Procopio di Cesarea, De Bello Persico lib. XXII).

L'epidemia nota come la "peste di Giustiniano" è la prima epidemia scientificamente individuata come causata dalla Yersinia Pestis. Una ricerca del gennaio 2014 pubblicata su "The Lancet" basata sull'analisi del DNA effettuata sui denti di alcuni resti umani dell'epoca ha rilevato tracce dell'agente eziologico della peste. 

L'epidemia si diffuse a Costantinopoli verosimilmente veicolata dalle derrate di grano provenienti dall'Africa settentrionale. Le stive delle imbarcazioni erano infestate da ratti, i cui parassiti erano vettori della malattia. l contagio avveniva per contatto con persone o oggetti infetti e nel suo apice la peste arrivò a decimare circa il 40% della popolazione di Costantinopoli. 


La Morte Nera del 1348

"E arrivati in Cicilia conversaro co' paesani e lasciàrvi di loro malati, onde incontanente si cominciò quella pestilenzia ne' Ciciliani. E venendo le dette galee a Pisa e poi a Genova, per la conversazione di quegli uomini cominciò la mortalità ne' detti luoghi, ma non generale. Poi conseguendo il tempo ordinato da Dio a' paesi, la Cicilia tutta fu involta in questa mortale pestilenzia. E l'Africa nelle marine e nelle sue provincie di verso levante, e le rive del nostro Mare Tirreno. E venendo di tempo in tempo verso il ponente, comprese la Sardigna e la Corsica e l'altre isole di questo mare; e dall'altra parte, ch'è detta Europa, per simigliante modo aggiunse alle parti vicine verso il ponente, volgendosi verso il mezzogiorno con più aspro assalimento che sotto le parti settentrionali. E negli anni di Cristo 1348 ebbe infetta tutta Italia, salvo che la città di Milano e certi [luoghi] circustanti all'Alpi che dividono l'Italia dall'Alamagna, ove gravò poco." (G. Villani, Cronica. Con le continuazioni di Matteo e Filippo).

L'epidemia nasce in Asia, probabilmente nel deserto del Gobi e si propaga attraverso le principali rotte commerciali. I Genovesi durante l'assedio di Caffa da parte dei Tartari contraggono il morbo e lo portano a Costantinopoli e a Messina. A Genova le navi provenienti dall'Asia vengono bloccate e messe in quarantena. Tuttavia la peste attecchisce rapidamente date le condizioni di carestia che ne facilitano la morbilità. Una piccola glaciazione aveva infatti compromesso la produzione agricola in gran parte dell'Europa. Messina fu una delle città europee colpite per prima, mentre nell'anno 1349 la pestilenza raggiunse il culmine della forza, uccidendo fino ad un abitante su due in alcune zone del continente europeo. Le condizioni igieniche erano all'epoca pessime, facilitando così la diffusione della malattia. Le conoscenze medico-scientifiche erano praticamente le stesse di secoli prima. Gli unici rimedi erano l'isolamento, le preghiere, le penitenze inclusa la flagellazione. Furono praticati anche i salassi, una delle poche tecniche chirurgiche all'epoca praticate. I principali capri espiatori che pagarono il prezzo più alto durante la grande pestilenza furono gli Ebrei e le streghe, bruciati sui roghi in gran numero in tutta Europa. Quando il contagio perse vigore negli anni successivi, l'assetto economico-sociale dell'Europa feudale ne uscì stravolto. 


La peste del 1630

"Quel che sarete voi, noi siamo adesso. Chi si scorda di noi, scorda sé stesso." (Iscrizione sulla Cappella della Peste presso il cimitero del Fopponino, Milano).

L'epidemia europea della prima metà del secolo XVII non colse di sorpresa la popolazione, abituata a continui focolai susseguitisi dalla grande epidemia del 1347. Ancora una volta, alla base della diffusione del morbo furono guerre e carestie, che avevano indebolito gravemente gli abitanti. Questa volta il contagio non venne dal mare, nè dai commerci. Giunse a causa della guerra di successione di Mantova, parte della Guerra dei 30 Anni. Nel 1630, a differenza degli anni della peste trecentesca, le autorità sanitarie si erano evolute. I cordoni sanitari voluti dai Magistrati di Sanità risultavano maggiormente efficaci nel contenimento dell'epidemia, soprattutto vigilando sull'osservanza di alcune norme igieniche come la pulizia degli ambienti, o il ricovero degli appestati in luoghi dedicati come il lazzaretto. Nonostante le migliorie in campo sanitario, non mancarono episodi di ira popolare ben descritti da Alessandro Manzoni riguardo alla storia degli "untori" milanesi Gian Giacomo Mora e Guglielmo Piazza, torturati e uccisi in seguito ad un processo sommario. Verso la fine del 1630 il freddo fece attenuare il morbo, ma Torino e Milano persero oltre la metà della popolazione.

 

150 anni di colera 

"Se fosse vero che esiste una "pestilenza che cammina nell'oscurità" , che non osserva un percorso tradizionale colpendo più zone d'Europa contemporaneamente, che segue il suo corso omicida incurante dei venti e delle correnti contrarie e visitando paesi che mai ebbero a conoscerlo in precedenza, chi mai potrebbe affermare che l'Inghilterra sarà risparmiata?" (K.Randon, medico di Londra, settembre 1831).

La prima grande pandemia di colera ebbe origine lungo le rive del fiume sacro, il Gange, nella regione del Bengala. In realtà la malattia si trovava da lungo tempo allo stato endemico, ma furono le conseguenze dello sviluppo dell'industria e dei trasporti a generare la diffusione del morbo generato dal vibrio cholerae.

Fu la rivoluzione commerciale e la colonizzazione britannica dell'India ad offrire un vettore rapido per l'Europa. Inoltre, l'intervento coloniale inglese generò uno sconvolgimento socio-economico che portò all'inurbamento forzato con conseguenze igieniche drammatiche. Nel 1817 il colera si mosse da Calcutta, primo grande focolaio, per espandersi in tutta l'India e verso est, fino in Cina. Le truppe inglesi contaminate portarono il colera in medio oriente. Dopo una apparente battuta d'arresto si sperava che le temperature invernali avrebbero fermato il contagio ma all'inizio del 1830 attraverso la Russia il colera arrivò in Austria dove fece un'ecatombe di oltre 250.000 vittime. Tra il 1830 e il 1837 l'epidemia divenne pandemia colpendo Londra, Parigi, l'Europa Centrale e l'Italia intera. In Italia le uniche zone risparmiate dal colera furono l'Isola d'Elba e la Sardegna. Ancora una volta le scarse condizioni igienico-sanitarie e l'ignoranza della medicina sull'eziopatogenesi del vibrione determinarono le basi della pandemia. Per tutto il secolo XIX il colera ricomparve in ondate epidemiche sin oltre le scoperte scientifiche di Pacini e Koch. Negli anni 90 dell'800 il flagello del colera colpì l'Italia Meridionale, forzando il neonato Stato unitario ad intervenire con decisione nella realizzazione di strutture sanitarie moderne, sopra tutte i sistemi fognari ancora gravemente insufficienti specie nel meridione d'Italia. 

L'ultima grande epidemia di colera si ebbe tra il 1961 e il 1975. Partita dall'Indonesia, la malattia si mosse in India per poi approdare attraverso il Nord Africa fino in Italia, dove giunse violenta nell'ottobre 1973 a Napoli.

L'influenza "Spagnola" 1918-1919

Fu la più grave pandemia influenzale finora conosciuta. Basti pensare che, nell'Europa già devastata dalla Grande Guerra, causò più morti dello stesso conflitto mondiale. Il ceppo virale si originò probabilmente in Asia, da un influenza aviaria che dapprima mutò in influenza suina. La Grande Guerra fu la causa principale della trasformazione in pandemia. Alcune recenti teorie indicano come nucleo dal quale partì il contagio un contingente di cinesi agli ordini degli Inglesi. I sintomi influenzali e la morbilità erano moltiplicati dallo stato di malnutrizione della popolazione in guerra e si presentavano con febbri alte seguite da epistassi violenta e complicazioni polmonari che spesso erano fatali. Il picco si verificò nel' ottobre 1918, un mese prima della fine della guerra. L'influenza si protrasse per i due anni successivi, perdendo gradualmente forza a causa del miglioramento delle condizioni generali postbelliche. Il nome "Spagnola" non indica le reali origini della pandemia, bensì deriva dai primi casi segnalati nel 1917 dalla stampa spagnola non sottoposta alla censura di guerra in quanto paese neutrale. Alla fine della pandemia, i morti stimati oscillano tra i 20 e i 60 milioni, dato non precisamente verificabile. Ben più delle vittime della Grande Guerra. 

Le influenze "asiatiche" del 1957-58, 1968-69 e 2003 (SARS)

Sono entrambe pandemie influenzali di origine aviaria. Dovute a mutazioni del virus H2N2, isolato per la prima volta in Cina nel 1954. A differenza dell'influenza del 1918, le autorità sanitarie mondiali risposero prontamente con il vaccino. Tuttavia i morti della pandemia del 1957-58 furono circa due milioni, in particolare anziani. Nel 1968 ad Hong Kong si verificarono i primi casi influenzali dovuti alla mutazione del virus del 1957 in H3N2. I morti furono inferiori alla precedente pandemia ma circa un milione di vittime morirono nei giorni a ridosso della comparsa del virus. 

Il 2003 fu l'anno della comparsa della SARS (Severe Acute Respiratory Syndrome) transitata dal animale all'uomo nella provincia cinese di Guanddong attraverso il consumo di carne di un mammifero molto apprezzato in Cina, la civetta delle palme (Paguma Larvata), serbatoio naturale del coronavirus responsabile dell'epidemia. Le antiquate e inadeguate strutture sanitarie cinesi non furono in grado di garantire l'isolamento dei casi e minimizzarono sul numero dei pazienti e dei decessi. Soltanto l'intervento dell'OMS in Cina permise di contenere l'espansione del virus che riuscì comunque a colpire il Sud-Est asiatico e la città di Toronto, in Canada a causa del contagio generato da viaggiatori infetti. I dati di mortalità della pandemia del 2003 sono di gran lunga inferiori a quelli delle influenze dei decenni precedenti con poco più di 8.000 casi di contagio e 774 decessi.

L' epidemia di Ebola del 2014

La malattia deve il suo nome al fiume Ebola, nello Zaire, dove nel 1976 fu individuato. L'ebolavirus produce principalmente i sintomi della febbre emorragica, per reazione con le piastrine. La comparsa di emorragie interne porta rapidamente al decesso a causa della disfunzione di organi vitali e shock ipovolemico. Nel 2014 in Africa Occidentale si è verificato un evento epidemico con focolaio in Guinea. E' finora l'epidemia più grave mai verificatasi a causa dell'ebolavirus con oltre 5.000 morti già accertati. Come ai tempi delle grandi epidemie di peste, l'OMS e i paesi colpiti dall'Ebola hanno applicato le misure di contenimento tramite isolamento dei casi accertati, disinfezione e interventi diretti sulle drammatiche condizioni igienico-sanitarie delle popolazioni dell'Africa Occidentale colpite dall'epidemia. Ad oggi la diffusione dell'Ebola ha provocato, parallelamente alle perdite umane, gravi danni economici dovuti al crollo degli scambi commerciali e delle presenze straniere nelle strutture ricettive dei paesi.

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