Era mezzanotte e 35 minuti del 2 aprile in Italia quando in Florida i motori del gigantesco razzo SLS hanno ruggito facendo muovere persino i sismografi posizionati in California. Ma lo Space Launch System è il razzo più potente della Nasa ed è anche una star: la trasmissione online dell’Agenzia Spaziale statunitense è stata seguita da 48 milioni di spettatori. Più gli oltre 400.000 che si sono riversati sulla Space Coast della Florida per assistere di persona al lancio. Come accadeva negli anni Sessanta, a vedere uno spettacolo unico per essere testimoni della storia. Spettacolare anche il commento in televisione, che mai ha sovrastato, ma sempre spiegato, le comunicazioni radio originali tra il Comando missione e Artemis 2. E poi c’è la telemetria, che svelava in diretta accelerazione, velocità, quota.
La diretta continuerà per tutta la durata del volo, circa 10 giorni, anche se i 4 astronauti non entreranno nell’orbita lunare, ma vi si avvicineranno per poi sfruttare la lieve gravità del nostro satellite e ritornare a casa. Un’accelerazione impressionante, meno di un minuto e lo SLS era già supersonico laddove l’aria è sempre più rarefatta, la resistenza diminuisce e così la velocità aumenta sempre di più, fino a consentire di strappare quel missile alla gravità terrestre.
Derrol Nail, portavoce della Nasa, ha dichiarato in diretta: “Abbiamo il decollo! L’equipaggio di Artemis 2 è ora diretto verso la Luna, inizia il prossimo grande viaggio dell’umanità.” E intanto chi guarda impara parole nuove come liftoff (decollo); spinta nominale, G-factor (accelerazione) e altre ancora.

L’equipaggio e i primati della missione
Prima di salire in cima alla rampa 39B, l’astronauta che comanda la missione Reid Wiseman, che per dieci giorni sarà responsabile dei colleghi Victor Glover (pilota); Christina Koch e Jeremy Hansen (specialisti di missione), con la stabilità psicologica che contraddistingue un comandante ha detto: “Ho il miglior equipaggio possibile composto da astronauti della Nasa e dell’Agenzia Spaziale Canadese; faremo tutto con calma e avremo la massima fiducia l’uno nell’altro, ed è così che ce la faremo”.
Nessun accenno ai tanti primati di questa missione: È la prima volta che un razzo Space Launch System (Sls) e la navicella spaziale Orion trasportano degli umani; è il primo lancio di astronauti sulla Luna del 21° secolo; la prima missione lunare con a bordo una donna; la prima con un astronauta di colore e la prima con a bordo un uomo non statunitense diretto verso la Luna americano sulla Luna.
Ma la dottoressa Koch, davanti ai giornalisti prima di partire, ha minimizzato: “Sebbene ci siano motivi per celebrare una serie di primati; se c’è qualcosa da festeggiare, è il fatto che viviamo in un’epoca in cui chiunque abbia un sogno può lavorare con la stessa dedizione per realizzarlo”.
Il record di distanza dalla Terra
Anche la distanza che Artemis 2 percorrerà dalla Terra rappresenta un primato: nel momento in cui l’Orion completerà l’orbita attorno al lato oscuro della Luna, gli astronauti si allontaneranno dalla Terra più di qualsiasi altro essere umano nella storia abbia fatto finora, a 406.841 chilometri dalla Terra, più lontano di quanto abbia fatto chi, giocoforza, stabilì il precedente record, gli astronauti dell’Apollo 13 della Nasa nel 1970.
Un record degno di nota, ma la Nasa ora è più concentrata sul fitto programma di attività previste per l’equipaggio durante il viaggio intorno alla Luna. Emily Nelson, direttrice di volo di Artemis 2, ha dichiarato: “Ogni missione è un’occasione per continuare a esplorare e imparare cose nuove: arrivare più lontano dalla Terra di quanto non siamo mai stati prima è un dato interessante, ma ci sono molte altre cose che impareremo in questa missione che saranno molto più emozionanti”.
Tecnologia, traiettoria e ritorno verso la Luna
Un fitto programma di lanci nei prossimi due anni.
Circa due minuti dopo il decollo i due potenti razzi a propellente solido dell’SLS si sono separati dallo stadio principale, lasciando i quattro motori RS-25 del lanciatore a spingere Orion e il suo equipaggio nello spazio. Sono gli stessi motori utilizzati dalla flotta degli Space Shuttle, del tipo che ha già supportato il lancio in orbita di 101 astronauti. Nell’aerospazio ciò che funziona si tiene e si sfrutta, così anche alcune parti dei due razzi ausiliari a propellente solido hanno volato in missioni dello Shuttle.
Otto minuti dal boato: lo Sls di Artemis 2 ha raggiunto l’orbita terrestre e qui, qualche ora dopo, lo stadio superiore del razzo ha effettuato due accensioni dei motori per allontanarsi ulteriormente “alzando l’apogeo” ovvero il punto più distante della traiettoria ellittica, e così posizionare la navicella Orion sulla traiettoria verso la Luna.
Artemis 2, di fatto, è per molti versi una versione del 21° secolo della missione Apollo 8 che nel 1968 portò i primi astronauti intorno alla Luna e segnò anche il primo volo con equipaggio del razzo Saturn V. E fu comandata proprio da quel Jim Lovell che si ritroverà a bordo della Odyssey di Apollo 13.
Ma su Orion niente serbatoi dell’ossigeno da rimescolare agendo manualmente, quelli che causarono il problema più celebre per Houston, qui è tutto automatico e dopo un primo giorno a orbitare e accelerare attorno alla Terra, dal giorno 2 al 5 i quattro astronauti viaggeranno verso la Luna; il sesto giorno la circumnavigheranno e nei restanti tre torneranno verso la Terra concludendo la missione.
La nuova corsa alla Luna tra politica e industria
Intanto, poco più di una settimana prima del lancio, l’amministratore della Nasa Jared Isaacman aveva svelato ambiziosi cambiamenti al piano dell’Agenzia riguardante l’esplorazione lunare, con l’accelerazione del ritmo delle missioni Artemis per far atterrare gli astronauti sulla Luna entro il 2028 e quindi costruire una base lunare entro il 2032.
Dietro di lui la politica: la volontà dell’Amministrazione Trump di dimostrare la “superiorità spaziale” americana, come sancito da un ordine esecutivo del dicembre 2025. “Riporteremo gli americani sulla Luna prima della fine del mandato del Presidente Trump”, ha dichiarato Isaacman il 24 marzo scorso, assicurando il rispetto del programma che prevede di far seguire a questa la missione Artemis 3 nel 2027: un volo in orbita terrestre per esercitarsi nelle manovre di rendez-vous e attracco con uno o entrambi i moduli lunari commerciali che la Nasa ha scelto per il programma Artemis.
Intanto SpaceX sta costruendo un modulo lunare Starship per la Nasa mentre Blue Origin ha progettato il proprio modulo lunare Blue Moon e prevede di collaudarlo entro il prossimo anno. I primi allunaggi, con le missioni Artemis 4 e 5, seguiranno dal 2028.
