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Trump durissimo contro Teheran: «Riporteremo l’Iran all’età della pietra»

Trump durissimo contro Teheran: «Riporteremo l’Iran all’età della pietra»

Nel discorso alla nazione, Donald Trump minaccia nuovi attacchi contro l’Iran mentre proseguono le trattative

Donald Trump è tornato a parlare della crisi iraniana. E lo ha fatto, ieri sera, durante un discorso alla nazione. Il presidente ha innanzitutto spiegato le ragioni che lo hanno spinto all’intervento militare, citando le ambizioni nucleari di Teheran e il suo programma missilistico. “La strategia dell’Iran era fin troppo ovvia: volevano produrre il maggior numero possibile di missili, e ci sono riusciti, con la gittata più lunga possibile, e possedevano armi che nessuno credeva potessero avere. Lo abbiamo scoperto solo ora, li abbiamo neutralizzati”, ha dichiarato. “Stiamo smantellando sistematicamente la capacità del regime di minacciare l’America. Ciò significa eliminare la marina iraniana, che ora è completamente distrutta, danneggiare la loro aviazione e il loro programma missilistico a livelli mai visti prima e annientare la loro base industriale della difesa”, ha proseguito. 

L’inquilino della Casa Bianca ha poi cercato di rassicurare i cittadini americani sul versante economico ed energetico. “Gli Stati Uniti non sono mai stati così ben preparati economicamente ad affrontare questa minaccia. Lo sapete tutti. Abbiamo costruito l’economia più forte della storia”, ha detto, per poi aggiungere: “Grazie al nostro programma di trivellazione, l’America ha un sacco di gas. Ne abbiamo tantissimo. Sotto la mia guida, siamo il primo produttore di petrolio e gas al mondo, senza nemmeno parlare dei milioni di barili che riceviamo dal Venezuela”. “Gli Stati Uniti non importano quasi petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz e non ne importeranno in futuro. Non ne abbiamo bisogno”, ha continuato, precisando che a occuparsi dello Stretto dovrebbero essere i Paesi che lo usano per importare greggio. “E in ogni caso”, ha precisato, “quando questo conflitto sarà finito, lo Stretto si aprirà naturalmente”. 

Infine, il presidente americano ha parlato del futuro della guerra. “Grazie ai progressi che abbiamo fatto, posso affermare stasera che siamo sulla buona strada per completare a breve tutti gli obiettivi militari americani. Molto a breve”, ha dichiarato. “Nelle prossime due o tre settimane, li colpiremo duramente. Li riporteremo all’età della pietra, che è il loro posto. Nel frattempo, le trattative sono in corso”, ha proseguito. “Il cambio di regime non era il nostro obiettivo. Non abbiamo mai parlato di cambio di regime, ma il cambio di regime si è verificato a causa della morte di tutti i loro leader di prima. Sono tutti morti. Il nuovo gruppo è meno radicale e molto più ragionevole. Tuttavia, se in questo periodo non si raggiungerà un accordo, abbiamo messo gli occhi su obiettivi chiave. Se non ci sarà un accordo, colpiremo duramente e probabilmente simultaneamente tutte le loro centrali elettriche”, ha continuato. 

Nel suo discorso, Trump non ha citato né eventuali operazioni militari di terra né il cessate il fuoco di cui aveva parlato alcune ore prima. In particolare, il presidente americano aveva reso noto di aver ricevuto una richiesta di tregua da parte di Teheran e aveva aggiunto di volerla prendere in considerazione, a patto che il regime sbloccasse lo Stretto di Hormuz. Tuttavia, poco dopo, il ministero degli Esteri iraniano aveva smentito l’annuncio di Trump, negando che la Repubblica islamica avesse proposto un cessate il fuoco agli Stati Uniti. Al contempo, in quelle stesse ore, Axios, citando tre funzionari americani, riportava che sarebbero in corso delle trattative tra Washington e Teheran in vista di un eventuale accordo che prevedrebbe sia una tregua che la riapertura di Hormuz. 

Come che sia, il nodo per Trump resta duplice. Da una parte, deve far fronte a un regime khomeinista internamente spaccato tra un’ala dialogante e un’altra che, legata ai pasdaran, auspica la linea dura con gli Usa. Dall’altra parte, il presidente americano deve fare anche i conti con gli alleati che chiedono di proseguire il conflitto. Israele, l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi temono infatti un cessate il fuoco troppo rapido, preferendo un ulteriore indebolimento dell’Iran e possibilmente un regime change in piena regola. Trump, invece, vuole chiudere in fretta la guerra per abbassare il costo dell’energia e rafforzare così politicamente il Partito repubblicano in vista delle Midterm di novembre. Non solo. Il presidente americano non punta a un cambio di regime classico ma a una soluzione venezuelana: vuole, cioé, interloquire con un pezzo del vecchio sistema di potere decapitato, dopo averlo adeguatamente addomesticato. Vedremo come si svilupperà la situazione nelle prossime ore e nei prossimi giorni.

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