Trento

La sfida del Trentino, diventare la Silicon Valley italiana

Università, ricerca e tecnologia: i punti di forza di un territorio dalle grandi potenzialità - FOTO e VIDEO

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Il dibattito sulla crescita nella provincia di Trento - 10 settembre 2015 – Credits: Silvia Morara

Un territorio che catalizza risorse e talenti. Questo è il Trentino che con la sua dinamicità attira aziende e cervelli. Il tema è stato al centro del convegno dal titolo “Trento e le valli della crescita: il ponte tra la Val di Non e la Silicon Valley” moderato dal direttore di Panorama Giorgio Mulè e dal direttore de L’Adige Pierangelo Giovanetti. “Sono 15 mila i giovani che studiano da noi e quello che un’università deve fare sul territorio è creare competenze e attirare talenti” ha detto Paolo Collini, rettore dell’Università di Trento, che sottolinea come nell’area ci siano molte eccellenze e di come l’ateneo riesca così a permeare il territorio e a trasmettere le sue conoscenze anche all’esterno.

“Il Trentino ha bisogno di guardare oltre per restare dinamico, ma la cooperazione rimane centrale per quest’area” sottolinea Carlo Dellasega, direttore generale della Lega delle cooperative trentine, un movimento che sul territorio conta 283 mila aderenti, aumentati del 12 per cento tra il 2009 e il 2014, gli anni peggiori della crisi economica. “La nostra cooperazione negli ultimi cinque anni ha aumentato fatturato, patrimonio e posti di lavoro diretti e indiretti, ma bisogna guardare al futuro e continuare a innovare”.

A Trento ha preso corpo anche l’unico consorzio italiano di Ibm per la ricerca mondiale sul linguaggio naturale che fa perno sullo sviluppo di Watson, un super computer che comprende il linguaggio naturale umano. “Trento e la sua università sono gli elementi fondanti di questo progetto” ha detto Maria Cristina Farioli, direct of marketing communication & citizenship Ibm Italia. “Per noi questo territorio è importante anche per capire le dinamiche dell’agricoltura del futuro per evitare sprechi al momento della produzione e della distribuzione, facendo il raccolto al momento giusto e utilizzando solo l’acqua veramente necessaria”.

In effetti, in Trentino esiste una maggiore sensibilità alla tecnologia rispetto al resto d’Italia. Lo conferma Giordano Tamanini, presidente della società ict Aldebra. “L’uso della tecnologia in Trentino è quasi un’anomalia, perché le aziende tecnologiche qui da noi sono tante e ci sono campioni nazionali con sbocchi di mercato internazionali a testimonianza che sul territorio è nata una sensibilità alla tecnologia sia sul fronte della domanda che dell’offerta. Ma ora bisogna accelerare la crescita potenziando la banda larga”.

Una sensibilità che in Trentino culmina con i picchi d’eccellenza della raccolta differenziata dei rifiuti. “A Trento operiamo da quasi 30 anni e per noi è un’area molto importante con 470 punti di raccolta, una provincia con una grande coscienza ecologica” sottolinea Claudio De Persio, direttore operativo di Cobat. “La nostra provincia cerca di sostenere tutte le vie dell’innovazione e i numeri lo provano” ha detto Paolo Spagni, che al convegno rappresenta la provincia autonoma di Trento. “Per gli investimenti in ricerca e sviluppo in Trentino si spende l’1,93% del prodotto interno lordo, pari a circa 18 miliardi di euro, di cui 4 miliardi è il budget della nostra provincia. Con questi numeri siamo in buona posizione rispetto all’Italia, ma in lieve ritardo rispetto all’Europa. Per questo c’è ancora molto lavoro da fare con le nostre 45 mila imprese sparse sul territorio”.

 
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