Napoli

Vittorio Sgarbi e la lezione al Museo Capodimonte

Viaggio in uno dei luoghi d'arte più importanti d'Italia. Un museo "assoluto" che il critico d'arte ha percorso con noi per Panorama d'Italia - FOTO

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Nei corridoi del Museo di Capodimonte con Vittorio Sgarbi. Accanto a lui, il direttore di Panorama Giorgio Mulè – Credits: Silvia Morara

"Ci piacciono le cose belle, Panorama d’Italia punta ad esaltare il bello dell’Italia, non potevamo non fare tappa al Museo di Capodimonte". Così Giorgio Mulè, direttore di Panorama, ha introdotto il suo illustre cicerone: il critico d’arte Vittorio Sgarbi, presenza fissa agli incontri culturali del tour Panorama d'Italia. "Voi in questo momento non siete a Napoli, ma più genericamente in Italia o anche a New York" ha chiarito Sgarbi in apertura "perché Capodimonte, insieme agli Uffizi e a Brera è un museo nazionale con una delle più grandi raccolte di pittori italiani".

 

Tutti contenuti nella collezione Farnese, accolta quando il re di Spagna Carlo III di Borbone decise di trovare una collocazione per i quadri della madre Elisabetta Farnese. "È una summa preziosa di dipinti italiani, eterogenea e non locale" ha proseguito Sbarbi spiegando che Carlo III cominciò la costruzione del museo-reggia nel 1738. "L’economia di Napoli non è certo paragonabile a quella di Milano, ma il nesso tra struttura e sovrastruttura è rovesciato: la  pinacoteca di Brera rimane un museo piccolo al confronto di Capodimonte: qui c’è un grande museo con un grande restauro e tre allestimenti straordinari. È un museo assoluto. Il museo della scienza per il cui incendio tanti hanno pianto, non conteneva granché... per fortuna non è andato bruciato Capodimonte" ha detto Sgarbi strappando applausi.

Lui che sta preparando una grande mostra per l’Expo, ha raccontato di aver preso in prestito anche qualche opera di Capodimonte. "Perché è un museo carico di suggestioni" ha sottolineato "con  dipinti eccezionali come la Danae di Tiziano ("un grande esempio di erotismo, tutta coperta d’oro"). E poi i ritratti di Carlo III, la meravigliosa Crocefissione del Masaccio, le opere leonardesche, di Mantenga e di Correggio. Al secondo piano, ha spiegato, c’è invece un museo più classico che ha spogliato gli istituti religiosi, o per ristrutturazione o per timori di furti di stampo camorristico. Lì ci sono tutti i maestri napoletani tra cui Colantonio, con il San Girolamo nello studio e Andrea da Salerno. Capodimonte è insomma un museo sempre meglio razionalizzato e ricco. "Un museo formidabile", come ha sottolineato il critico prima di dare il via al tour tra le opere con il pubblico: "È l’orgoglio della città. Non so però se Napoli ne sia consapevole, mi sembra che il suo parco sia considerato più attraente". Ha chiuso, ovviamente, in polemica.

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