“Euforia e felicità sono i sentimenti che provo davanti ai miei amati artisti ferraresi presenti qui alla Galleria Estense. Infatti, con il passaggio del Ducato estense al papato nel 1598 la maggior parte delle opere d’arte di Ferrara arrivarono a Modena ed ecco spiegata la presenza di tanti artisti della mia città sotto la Ghirlandina”. Vittorio Sgarbi ha così celebrato nella sua lectio magistralis i tesori della Galleria Estense durante la tappa modenese del tour di Panorama d’Italia. In questa pinacoteca, recentemente riordinata, si trovano capolavori di Guido Reni, Guercino, Carracci, Cosmè Tura (“un anticipatore”) e “del più grande pittore del mondo”, lo spagnolo Velasquez. “Lui aveva la geometria meravigliosa di Giotto, la pittura di Tiziano e la capacità di anticipazione di Bacon” ha detto il critico, che riconosce come la galleria modenese abbia “da sempre una tradizione di collezione organica a differenza di quelle di Bologna e Ferrara”.

 

Una città di grandi eccellenze, “dove avete tanti record, tra cui quello del primo pittore moderno, Wiligelmo, una personalità che per primo ha messo in campo il suo nome e la sua personalità” ha aggiunto il critico “un artista che ha anticipato Giotto di due secoli. Ecco perché io dico che tutto è nato a Modena”. Lo scultore, che ha operato a Modena dal 1099 al 1110, ha scolpito i quattro bassorilievi della facciata del Duomo di Modena, ora patrimonio dell’Umanità, e che rappresentano la storia della Genesi. “Le lastre che erano dentro la chiesa vennero portate in seguito all’esterno e il tempo ha tolto loro la policromia” ha ricordato Sgarbi. “Quando poi recentemente il Duomo è stato ripulito, la pietra ha perso la sua polvere, la sua pelle e la sua morbidezza. Ma non la sua grandezza”.

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