Modena

Mario Rossetti: così la malagiustizia può sconvolgere la nostra vita

L'ex manager, assolto dopo aver trascorso 100 giorni in carcere, si racconta a Panorama d'Italia - FOTO

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"Io non avevo l'avvocato" (Ed. Mondadori) di Mario Rossetti

“Nel nostro Paese a fianco del codice penale scritto dal legislatore, esiste un codice penale «materiale», dove spesso i diritti primari della persona umana vengono ignorati e calpestati: lo dimostra la storia, raccontata pacatamente ma con crudezza dal suo stesso protagonista Mario Rossetti, di un gruppo di manager arrestati dalla Procura di Roma nel 2010 per l’inchiesta sulla frode fiscale ai danni di Fastweb e Telecom Sparkle, e poi scarcerati e assolti con formula piena dal Tribunale.

Rossetti, che ha scritto la sua vicenda in un libro – Io non avevo l’avvocato (Ed. Mondadori) – si racconta a Maurizio Tortorella, vicedirettore di Panorama, nel corso della tappa modenese di Panorama d’Italia.

 

“Il titolo? Spiega una delle prime evidenze paradossali della mia vicenda”, spiega l’ex direttore finanziario di Fastweb: “Quando quella mattina alle cinque bussò alla mia porta il drappello della Guardia di finanza venuto ad arrestarmi, io ero talmente lontano dalla possibilità di subire tutto questo che non avevo alcun avvocato che stesse seguendo l’inchiesta. Ero stato interrogato una volta sola, tre anni prima, e avevamo poi saputo che l’inchiesta era stata archiviata”.

Invece era stata riaperta e, senza supplementi istruttori, erano stati ordinati oltre 50 arresti. Nelle 1600 pagine dell’ordinanza, non c’era alcun passaggio che documentasse, con dati di fatto o testimonianza, una responsabilità attiva di Rossetti nell’operazione criminale che aveva condotto a una maxi-evasione Iva attorno a un traffico di fatture tra i malavitosi e le due società. Eppure “lui non poteva non sapere”, e le manette sono scattate.

Con esse, un calvario durato 100 giorni di carcere e 8 mesi di domiciliari che ha coinvolto in pieno la famiglia dell’arrestato – moglie e tre figli – non solo per lo sgomento e il dolore ma anche sul piano pratico: “Mi vengono sequestrati tutti i beni e bloccati i conti correnti e le carte di credito appartenenti a me e a mia moglie. Lo Stato, per difendere i suoi potenziali diritti futuri, si prende i tuoi beni oggi, anche se non provenienti dai reati contestati".

Da qui si pongono una serie di questioni brucianti: come si può pensare di mettere una famiglia sul lastrico per ragioni di "giustizia"? La risposta non può che essere empirica: i familiari di Mario per quasi tre anni, fino ai dissequestri, hanno vissuto della generosità dei familiari e degli amici, insomma hanno vissuto di prestiti.

“In carcere percepisci subito di non essere più una persona ma un numero. Un numero in una cella", racconta l’autore. Certamente il problema non è far diventare i penitenziari degli hotel a 5 stelle, ma dei luoghi maggiormente a misura d'uomo, in cui anche le relazioni interpersonali siano più umane. Rossetti individua nella possibilità di lavorare e di imparare un mestiere una soluzione che consentirebbe ai detenuti da una parte di impiegare in maniera utile il proprio tempo, e dall'altra di ottenere qualcosa da offrire al mercato del lavoro, una volta conclusa la pena, per reinserirsi nella società. Ma la burocrazia, anche dietro le sbarre, complica tutto al limite dell'insormontabile.

E poi c'è il disfunzionamento della giustizia. Indagini su reati finanziari o societari condotte da pm che non padroneggiano nemmeno il lessico di questa materia. Che, letteralmente, non sanno come si legge un bilancio. E non solo: “Non si tratta di abolire la carcerazione preventiva, ma ripensare il suo utilizzo: oggi può essere una bieca tortura, finalizzata ad estorcere confessioni infondate”. “Eppure io continuo ad aver fiducia nella magistratura”, dice ancora il manager, “perché a fronte di un’istruttoria assurda e un arresto ingiusto c’è poi stata un’assoluzione convinta, sono figlio di un generale dei Carabinieri e credo nello Stato, ma non posso non dare evidenza al fatto che talvolta il comportamento di singoli magistrati sembra seguire tesi precostituite, alimentate poi dall’incrocio con la risonanza mediatica che certe vicende assumono, com’è accaduto a me”.

Così, sullo sfondo della vita sconvolta di un uomo che si vede privare ingiustamente della propria libertà, che si mette alla ricerca di un nuovo rapporto con se stesso, con la propria famiglia, che affronta il dolore straziante per la perdita di un figlio, ci sono le contraddizioni della giustizia e dell'informazione, una gogna mediatico-giudiziaria che talvolta distrugge, senza appello, la vita delle persone.

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