Piastrelle, agroalimentare, biotech, moda e meccanica. Sono questi i settori trainanti dell’economia modenese che dopo un periodo difficile, tra crisi economica e disastri naturali tra cui il recente terremoto, sono ripartiti soprattutto grazie all’export.

Le loro storie e le strategie industriali che ne costituiscono l'ossatura sono state al centro del convegno “Un incontro di eccellenze” che si è svolto a Modena durante il tour di Panorama d’Italia.

 

I settori trainanti

Esemplare in questo senso è stato il comparto delle piastrelle che vale 6 miliardi di euro e vanta una leadership a livello mondiale. “All’estero apprezzano moltissimo il nostro prodotto made in Italy e infatti esportiamo l’80% della produzione grazie al fatto che il mercato immobiliare sia in fase di ripresa. In Italia, invece, il mercato è stagnante e la burocrazia ci frena” ha spiegato Vittorio Borelli, presidente di Confindustria ceramica. “Da noi servono sette anni per realizzare un impianto, mentre in America bastano sette mesi”.

Ha cavalcato la chiave dell'export anche il gruppo Cremonini e non solo con la carne prodotta. Tre anni fa, la svolta: “Abbiamo deciso di diventare un punto di riferimento per tante piccole e medie imprese alimentari italiane, con una piattaforma che esporta i loro prodotti nel mondo” ha raccontato Augusto Cremonini, che si occupa di questo progetto all’interno del gruppo di famiglia. “Lo scorso anno poi abbiamo deciso di investire direttamente in aziende di distribuzione all’estero e oggi abbiamo sei centrali distributive in tutto il mondo”.

A tutto export è anche l’eccellenza dell’Acetaia Malpighi, che dal 1850 produce il vero aceto balsamico di Modena esportandone il 70%. “Gli stranieri si approcciano a noi con più entusiasmo e capiscono la nostra particolarità. Hanno rispetto del tempo che serve al nostro prodotto per invecchiare e per questo ci premiano” ha detto Massimo Malpighi, amministratore delegato dell’azienda di famiglia. Il consorzio di tutela modenese produce solo 80 mila bottiglie all’anno lasciate invecchiare per almeno 25 anni. “Quindi piccole quantità e un prezzo molto elevato” ha aggiunto Malpighi “e per questo è importante tutelare questo prodotto dall’italian sounding”.

L'importanza della conoscenza dei mercati

Ma per crescere all’estero l’imprenditore può anche affidarsi a degli esperti. “Noi offriamo all’imprenditore condizioni agevolate rispetto a quelle delle banche e lo affianchiamo nella prima penetrazione all’estero con fondi pubblici” ha ricordato Andrea Novelli, amministratore delegato di Simest, la finanziaria pubblica che aiuta le imprese italiane che vogliono andare all’estero. “In seguito possiamo anche investire nel capitale e diventare soci”.

Straordinarie opportunità si stanno aprendo in alcuni paesi dell’Africa e in Iran. Tra le aziende che Simest ha aiutato a crescere all’estero c’è il gruppo Piacentini. “Oggi siamo presenti stabilmente in Indonesia, Libia, Albania, Svizzera, Brasile, Stati uniti e Costa Rica” ho detto Oscar Piacentini, responsabile dei rapporti internazionali del gruppo di costruzioni. “E Simest è stata fondamentale per il nostro ingresso sul mercato brasiliano”.

Anche Albo Francesconi con la sua finanziaria In Prendo investe su piccole e medie imprese. “Noi affianchiamo gli imprenditori, accompagnandoli in un percorso progettuale di sviluppo e scommettendo su di loro le nostre risorse” ha sottolineato Francesconi. “E siamo in grado di proporre un’offerta integrata di capitale di rischio e di debito”.

Fortissimo anche l’impegno del colosso energetico Enel in Emilia Romagna. “Abbiamo fatto grandissimi investimenti in innovazione e potenziamento delle linee in questa regione” ha detto Eraldo Colombo, responsabile mercato Emilia Romagna e Marche di Enel, “che vale 21,6 terawattora all’anno, seconda regione italiana per consumi, mentre la provincia di Modena è al secondo posto e assorbe tanta potenza quanta tutta la Liguria”.

Nella regione cresce anche la raccolta dei rifiuti industriali. “In Emilia Romagna lo scorso anno abbiamo raccolto 17 mila tonnellate di rifiuti piombosi” ha spiegato Claudio Dodici, membro del consiglio di amministrazione di Cobat, che ricicla batterie e apparecchi elettrici a fine vita. “E quest’anno la tendenza è ancora in crescita”.

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