"Nella legge di Stabilità in discussione alle Camere, è prevista una garanzia dello Stato all'Ilva per 800 milioni di euro che ci consentirà di avere subito, sin da gennaio, il denaro per dare vita al piano Aia che scade nell’agosto 2016, per sanare le inadempienze e rendere l'Ilva ambientalmente compatibile": lo ha detto Piero Gnudi, commissario dell'Ilva, rispondendo al direttore di Panorama Giorgio Mulè nell'intervista pubblica durante la tappa di Panorama d'Italia in corso a Bari.

Bersagliato dalle critiche del presidente di Confindustria Giorgio Squinzi e da quelle del presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, Piero Gnudi tiene il timone dell'Ilva da un anno e quattro mesi dopo una serie infinita di incarichi cruciali: presidente dell'Enel e, più recentemente, ministro per il Turismo e lo sport nell'epoca Monti.

"Le critiche sono positive, aiutano, ma fare miracoli è difficile" ha chiarito Gnudi. Spiegando quindi che una società commissariata è fragile, i fornitori non si fidano del tutto, così come i clienti. "Finchè non superiamo questi momenti ha ragione chi ci critica. Ma sfido chiunque ad avere risultati migliori dei miei".

 

La ricchezza dell'Ilva per Taranto e non solo

Gnudi però una certezza ce l'ha: "L'Ilva di Taranto è uno degli stabilimenti siderurgici più efficienti che ci sia in Europa, buttar per l'aria un patrimonio del genere significa bruciare 15-20 miliardi. C'è un patrimonio fisico, un patrimonio di competenze fatte in 50 anni di lavoro. Ci sono persone bravissime, in tutti i ruoli. Tutti hanno detto sempre che i nostri quadri sono molto rari per competenze, fra i migliori".

Il ruolo centrale dello Stato

Il Commissario ha poi chiarito che "va sempre tenuto conto che lo Stato non ha voluto tornare a fare l'imprenditore siderurgico, non vuole fare con l'Ilva una nuova Iri. Purtroppo lo Stato è stato costretto a intervenire, se non fosse intervenuto, l'Ilva avrebbe chiuso i battenti. E lo Stato si è impegnato in modo rilevantissimo, ci sono voluti 9 decreti legge per cercare di salvare l'azienda, ed oggi arriva la nuova garanzia".

Gnudi ha poi precisato che "oltre ai fondi garantiti dal governo, che le banche sono pronte a prestarci contiamo anche sugli ulteriori fondi - un miliardo e 200 milioni di euro - confiscati alla famiglia Riva che arriveranno dalla Svizzera, anzi sarebbero dovuti già arrivare ma ci sono stati tempi più lunghi del previsto nel processo di rientro".

Il riferimento è al piano approvato dal governo nell'aprile del 2014 per sanare tutte le inadempienze commesse nel passato. "Così lo stabilimento, che è già il più efficiente d'Europa, diventerà anche il più avanzato del mondo".

Il termine del piano è l'agosto 2016, "un termine che cercheremo di rispettare con le risorse che ci saranno dal primo gennaio". Sono già due anni e mezzo che l'Ilva è in amministrazione straordinaria ed ora occorre rapidamente creare questa la Newco, che prenda in affitto lo stabilimento, sistemando il prossimo anno il problema ambientale e poi vendendo a chi sarà interessato, e a parer mio c'è gente interessata all'azienda".

Anche la mancata mancata assegnazione dei tubi del gasdotto Tap, andati alla Germania e non all’Ilva, come sottolinea Mulè, non lo scalfisce più di tanto. "Non è stato un fatto positivo, ma può succedere. Ci è dispiaciuto, certo, 350 milioni di euro sono una bella cifra, ma di fronte al nostro fatturato, 6-7 miliardi di euro circa, non incidono molto. Gli stipendi li paghiamo sempre regolarmente e non dipendono da queste commesse".

La crisi della Puglia

Su una questione Gnudi non ha dubbi: l'Ilva non è la colpevole numero uno della crisi della Puglia. "Nel primo decennio del 2000, la Regione era già in crisi dal punto di vista della crescita. Il Pil era calato di 11 punti, dal 2001 al 2014  (mentre l’Italia perdeva un punto), è una sofferenza che non è cominciata con quella dell’Ilva né con quella epocale del 2009. Ora c'è una ripresa anche se il turismo non raggiunge i risultati cui potrebbe arrivare».

La Conferenza di Parigi

L'appuntamento cruciale ora è la conferenza di Parigi sul clima: "Noi abbiamo già fatto tanti sacrifici sui limiti delle emissioni, non siamo in grado di farne altri" chiarisce Gnudi, esprimendo una certezza, quando Mulè gli chiede se prima o poi l'Ilva andrà riconvertita: "Taranto non puo vivere solo di Ilva, ma non possiamo rinunciare a una tale impresa siderurgica. Altrimenti la Cina avrà oltre il 60 per cento della produzione. E l'Italia non può permetterselo".

L'Italia e le rinnovabili: fatto "troppo"

Gnudi ha poi commentato il posizionamento del nostro Paese anche sul fronte delle energie rinnovabili. "All'inizio si è fatto poco, dopo forse troppo, abbiamo un po' esagerato, anche perchè mentre si installava capacità produttiva elettrica da fonti rinnovabili non nasceva un'industria al servizio del settore". E ha aggiunto: "È molto importante il nuovo Green Act. Gli incentivi occorrono, per le rinnovabili, senza non funzionano, ma con le nuove regole saranno graduati meglio e si cercherà di sviluppare un'industria nazionale al servizio delle rinnovabili"

Se perde l'Ilva perdiamo tutti

"Ma qualcosa da rimproverarsi come commissario ce l'ha?" chiude Mulè.
"No, in queste condizioni non si potrebbe fare di più. L' Ilva è simbolo dell'Italia e del Mezzogiorno che rinasce. Se perde non perdo io, ma l'intero paese".


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