Papa Francesco: Libertà e rispetto per tutte le fedi

Nel secondo giorno di viaggio in Terra Santa, Bergoglio chiede pace e dialogo, mentre da Bruxelles arrivano le notizie sull’attentato al museo ebraico

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Nel giorno del dolore per l’attentato antisemita in Belgio, Papa Francesco lancia un appello accorato per la pace e per il dialogo dalla Terra Santa. Oggi secondo giorno di viaggio: da Amman in Giordania, Papa Francesco raggiunge Betlemme, dove celebra la Messa e visita un campo profughi e poi si trasferisce a Gerusalemme dove incontra il patriarca ortodosso di Costantinopoli, Bartolomeo I, prega con lui per pace e firma una dichiarazione congiunta a 50 anni dallo storico abbraccio tra Paolo VI e il patriarca Atenagora.

«Il cammino della pace si consolida se riconosciamo che tutti abbiamo lo stesso sangue e facciamo parte del genere umano; se non dimentichiamo di avere un unico Padre celeste e di essere tutti suoi figli, fatti a sua immagine e somiglianza», ha detto il Santo Padre nella sua tappa in Giordania. Ha difeso la libertà religiosa, «che è un fondamentale diritto umano e che auspico vivamente venga tenuto in grande considerazione in ogni parte del Medio Oriente e del mondo intero» e ha chiesto rispetto per le comunità cristiane che vivono nella regione e «offrono il loro contributo per il bene comune della società nella quale sono pienamente inserite. Pur essendo oggi numericamente minoritarie, esse hanno modo di svolgere una qualificata e apprezzata azione in campo educativo e sanitario, mediante scuole ed ospedali, e possono professare con tranquillità la loro fede».

Il Papa, incontrando il re Abdallah II di Giordania e la regina Rania, ha espresso anche «profondo rispetto e stima per la comunità Musulmana» e ha chiesto di non lasciare sola la Giordania nell’accoglienza dei profughi. Fortissime le parole del pontefice contro i mercanti di morte, coloro che «per la cupidigia del denaro», vendono armi alle parti in guerra «le armi per continuare il conflitto».

La preghiera e le parole del Papa sono tornate più volte sul conflitto in Siria, che ha già fatto 150 mila morti e milioni di profughi (alcuni dei quali erano anche alla Messa del pontefice ad Amman): «Cessino le violenze e venga rispettato il diritto umanitario, garantendo la necessaria assistenza alla popolazione sofferente! Si abbandoni da parte di tutti la pretesa di lasciare alle armi la soluzione dei problemi e si ritorni alla via del negoziato. La soluzione, infatti, può venire unicamente dal dialogo e dalla moderazione, dalla compassione per chi soffre, dalla ricerca di una soluzione politica e dal senso di responsabilità verso i fratelli». Ancora una volta però il Papa ha taciuto sulla sorte del suo confratello gesuita, padre Paolo Dall’Oglio, rapito in Siria e da oltre 300 giorni nelle mani dei sequestratori.

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