Parlo da “americano”, anch’io sono figlio di questo continente. Ha esordito così Papa Francesco per il suo “esame” più difficile nel viaggio negli Stati Uniti, il discorso al Congresso riunito. Mai un Papa aveva preso la parola a Capitol Hill, la “San Pietro” di quella che ama definirsi la prima democrazia del mondo.
Un discorso equilibrato e attento, volto a unire e a dialogare, senza strappi ma senza sconti. Così ha parlato Bergoglio, rivolgendosi non solo ai politici e ai potenti, riuniti di fronte a lui, ma a tutta l’America. Ma c'è un giallo: Francesco non ha pronunciato una parte importante del discorso, che è stato consegnato ai giornalisti. Era un duro atto di accusa sulla politica asservita all'economia e alla finanza. Una scelta dettata forse dalla volontà di non irritare una parte del Congresso.

“Oggi vorrei rivolgermi non solo a voi, ma, attraverso di voi, all’intero popolo degli Stati Uniti”, ha detto il pontefice rivolto al vice presidente Joe Biden, allo speaker Joe Boehner, ai membri della Corte Suprema, al Segretario di Stato John Kerry e ai deputati dei due rami del Congresso riuniti. “Qui, insieme con i suoi rappresentanti, vorrei cogliere questa opportunità per dialogare con le molte migliaia di uomini e di donne che si sforzano quotidianamente di fare un’onesta giornata di lavoro, di portare a casa il pane quotidiano, di risparmiare qualche soldo e – un passo alla volta – di costruire una vita migliore per le proprie famiglie”, ha proseguito il pontefice. “Sono uomini e donne che non si preoccupano semplicemente di pagare le tasse, ma, nel modo discreto che li caratterizza, sostengono la vita della società. Generano solidarietà con le loro attività e creano organizzazioni che danno una mano a chi ha più bisogno”. Non a caso è stata invitata a essere presente al discorso del Papa anche la piccola Sophie Cruz, la bambina messicana di cinque anni, che ieri, rompendo i cordoni di sicurezza è riuscita a portare al Papa una lettera, in cui esprimeva la sua preoccupazione di essere divisa dai suoi genitori, immigrati messicani illegali.

Il giallo delle frasi saltate
A un certo punto del suo intervento, il Papa, secondo il discorso ufficiale consegnato ai giornalisti, avrebbe dovuto pronunciare un duro atto di accusa sulla politica asservita ai poteri economici e finanziari. Era un dei temi più caldi. Perché rappresentava uno dei punti di maggior frizione con una parte del Congresso e dell'opinione pubblica americana. Francesco ha scelto di non pronunciarlo ma di consegnarlo lo stesso alla stampa. Una scelta diplomatica, che farà certo discutere. Ecco il delicato passaggio che il pontefice non ha mai detto ma che ugualmente è stato citato dalle agenzie di stampa di tutto il mondo: "Penso qui alla storia politica degli Stati Uniti, dove la democrazia è profondamente radicata nello spirito del popolo americano. Qualsiasi attività politica deve servire e promuovere il bene della persona umana ed essere basata sul rispetto per la dignità di ciascuno. 'Consideriamo queste verità come per sé evidenti, cioè che tutti gli uomini sono creati uguali, che sono dotati dal loro Creatore di alcuni diritti inalienabili, che tra questi ci sono la vita, la libertà e il perseguimento della felicità'. Se la politica dev’essere veramente al servizio della persona umana, ne  consegue che non può essere sottomessa al servizio dell’economia e della finanza".

Anche la piccola Sophie Cruz invitata al Congresso
Il pontefice, di fronte alla piccola Sophie Cruz e agli altri membri del Congresso è tornato a parlare del problema dell’immigrazione. “Quando lo straniero in mezzo a noi ci interpella, non dobbiamo ripetere i peccati e gli errori del passato. Dobbiamo decidere ora di vivere il più nobilmente e giustamente possibile, così come educhiamo le nuove generazioni a non voltare le spalle al loro ‘prossimo’ e a tutto quanto ci circonda”. Francesco ha fatto un forte appello ad accogliere i profughi: “Il nostro mondo sta fronteggiando una crisi di rifugiati di proporzioni tali che non si vedevano dai tempi della Seconda Guerra Mondiale. Questa realtà ci pone davanti grandi sfide e molte dure decisioni. Anche in questo continente, migliaia di persone sono spinte a viaggiare verso il Nord in cerca di migliori opportunità. Non è ciò che volevamo per i nostri figli? Non dobbiamo lasciarci spaventare dal loro numero, ma piuttosto vederle come persone, guardando i loro volti e ascoltando le loro storie, tentando di rispondere meglio che possiamo alle loro situazioni. Rispondere in un modo che sia sempre umano, giusto e fraterno. Dobbiamo evitare una tentazione oggi comune: scartare chiunque si dimostri problematico”.

Abolire la pena di morte
Il Papa ha chiesto quindi “l’abolizione globale della pena di morte”: “Sono convinto che questa sia la via migliore, dal momento che ogni vita è sacra, ogni persona umana è dotata di una inalienabile dignità, e la società può solo beneficiare dalla riabilitazione di coloro che sono condannati per crimini. Recentemente i miei fratelli Vescovi qui negli Stati Uniti hanno rinnovato il loro appello per l’abolizione della pena di morte. Io non solo li appoggio, ma offro anche sostegno a tutti coloro che sono convinti che una giusta e necessaria punizione non deve mai escludere la dimensione della speranza e l’obiettivo della riabilitazione”.

Stop al commercio delle armi
E non si è neppure sottratto a un tema che divide l’America, democratici e repubblicani, ancor più in vista delle elezioni presidenziali: il commercio delle armi. “Essere al servizio del dialogo e della pace significa anche essere veramente determinati a ridurre e, nel lungo termine, a porre fine ai molti conflitti armati in tutto il mondo. Qui dobbiamo chiederci: perché armi mortali sono vendute a coloro che pianificano di infliggere indicibili sofferenze a individui e società? Purtroppo, la risposta, come tutti sappiamo, è semplicemente per denaro: denaro che è intriso di sangue, spesso del sangue innocente. Davanti a questo vergognoso e colpevole silenzio, è nostro dovere affrontare il problema e fermare il commercio di armi”.

Quattro grandi rappresentanti del popolo americano
Il Papa ha parlato guardando davanti a sé l’immagine di Mose, rappresentata nell’emiciclo di Capitol Hill tra i grandi legislatori della storia. E ha voluto riferirsi a quattro grandi rappresentanti del popolo americano dei quali, a vario titolo, quest’anno ricorre un anniversario: Abraham Lincoln, Martin Luther King, Dorothy Day e Thomas Merton. “Tre figli e una figlia di questa terra, quattro individui e quattro sogni: Lincoln, libertà; Martin Luther King, libertà nella pluralità e non-esclusione; Dorothy Day, giustizia sociale e diritti delle persone; e Thomas Merton, capacità di dialogo e di apertura a Dio”.

L’importanza del dialogo contro i fondamentalismi
“Il nostro mondo è sempre più un luogo di violenti conflitti, odi e brutali atrocità, commesse perfino in nome di Dio e della religione. Sappiamo che nessuna religione è immune da forme di inganno individuale o estremismo ideologico. Questo significa che dobbiamo essere particolarmente attenti ad ogni forma di fondamentalismo, tanto religioso come di ogni altro genere”, ha raccomandato Bergoglio. “È necessario un delicato equilibrio per combattere la violenza perpetrata nel nome di una religione, di un’ideologia o di un sistema economico, mentre si salvaguarda allo stesso tempo la libertà religiosa, la libertà intellettuale e le libertà individuali. Ma c’è un’altra tentazione da cui dobbiamo guardarci: il semplicistico riduzionismo che vede solo bene o male, o, se preferite, giusti e peccatori. Il mondo contemporaneo, con le sue ferite aperte che toccano tanti dei nostri fratelli e sorelle, richiede che affrontiamo ogni forma di polarizzazione che potrebbe dividerlo tra questi due campi. Sappiamo che nel tentativo di essere liberati dal nemico esterno, possiamo essere tentati di alimentare il nemico interno. Imitare l’odio e la violenza dei tiranni e degli assassini è il modo migliore di prendere il loro posto. Questo è qualcosa che voi, come popolo, rifiutate”.

Lotta alla povertà
Citando Dorothy Day e il suo impegno per le donne lavoratrici, il Papa ha toccato poi il delicato argomento delle ingiustizie prodotte dai sistemi economici. “So che voi condividete la mia convinzione che va fatto ancora molto di più, e che in tempi di crisi e di difficoltà economica non si deve perdere lo spirito di solidarietà globale. Allo stesso tempo desidero incoraggiarvi a non dimenticare tutte quelle persone intorno a noi, intrappolate nel cerchio della povertà. Anche a loro c’è bisogno di dare speranza. La lotta contro la povertà e la fame dev’essere combattuta costantemente su molti fronti, specialmente nelle sue cause”. La tecnologia deve essere messa al servizio di un progresso più umano: “Abbiamo la libertà necessaria per limitare e orientare la tecnologia, per individuare modi intelligenti di ‘orientare, coltivare e limitare il nostro potere’ e mettere la tecnologia ‘al servizio di un altro tipo di progresso, più sano, più umano, più sociale e più integrale’”.

Sconfiggere le nuove schiavitù
Francesco ha citato la testimonianza di Abramo Lincoln come ispirazione per sconfiggere le nuove schiavitù di oggi. “Ci è chiesto di fare appello al coraggio e all’intelligenza per risolvere le molte crisi economiche e geopolitiche di oggi. Perfino in un mondo sviluppato, gli effetti di strutture e azioni ingiuste sono fin troppo evidenti. I nostri sforzi devono puntare a restaurare la pace, rimediare agli errori, mantenere gli impegni, e così promuovere il benessere degli individui e dei popoli. Dobbiamo andare avanti insieme, come uno solo, in uno spirito rinnovato di fraternità e di solidarietà, collaborando generosamente per il bene comune”. E ha chiesto di ascoltare la voce della fede: “È importante che oggi, come nel passato, la voce della fede continui ad essere ascoltata, perché è una voce di fraternità e di amore, che cerca di far emergere il meglio in ogni persona e in ogni società. Tale cooperazione è una potente risorsa nella battaglia per eliminare le nuove forme globali di schiavitù, nate da gravi ingiustizie le quali possono essere superate solo grazie a nuove politiche e a nuove forme di consenso sociale”

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