Cronaca

Manila: l’abbraccio di Papa Francesco ai bimbi di strada

Il governo filippino ha cercato di farli sparire, arrestandone centinaia prima della visita. Bergoglio è andato a sorpresa in un centro di assistenza.

Pope Francis visits Philippines

Ignazio Ingrao

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A Manila i bimbi di strada sono decine di migliaia: rovistano tra i rifiuti, si prostituiscono, vengono assoldati dalle gang criminali. «La situazione è drammatica. Il sistema scolastico filippino non riesce a far fronte all’abbandono scolastico e alla totale mancanza di istruzione, soprattutto tra le famiglie più povere nelle grandi città», spiega a Panorama padre Giovanni Gentilin, missionario canossiano, per vent’anni parroco a Tondo, «la montagna dei rifiuti», l’immensa discarica alle porte di Manila intorno alla quale vivono decine di migliaia di persone.
Papa Francesco è venuto nelle Filippine per incontrare queste povertà, per portare una parola di aiuto e di denuncia al tempo stesso. Ma il governo di Benigno Aquino Junior, figlio dell’ex presidente Corazon, che si propone come il governo delle riforme e del boom economico (le Filippine hanno un tasso di crescita economica superiore a quello della Cina) ha cercato di presentare al pontefice il volto migliore del Paese. Così i bimbi di strada sono quasi spariti dalle vie di Manila. Arrestati o condotti nei centri temporanei di assistenza.


 

La commozione del Papa per i bambini abbandonati
Il pontefice, avvertito dalle ong del luogo, molte delle quali vicine o promosse dalla Chiesa, ha deciso di sfidare l’amministrazione e, a sorpresa, nel primo giorno di visita, al termine della Messa nella cattedrale della città, è andato a visitare un centro della Fondazione Anak Tnk, una onlus cattolica che cerca di togliere le bambine e i bambini dalla strada per offrire loro un futuro diverso. E’ stato un momento molto commovente, nel centro strapieno c’erano oltre 300 bambini. Bergoglio ha fatto saltare il programma per intrattenersi più di mezz’ora con loro. Abbracci, lacrime e l’emozione dei volontari. E una sorpresa poco piacevole per il presidente Aquino che fino a pochi minuti prima era stato a Messa con il pontefice nella cattedrale.
Nel pomeriggio, rivolgendosi alle famiglie riunite nella Mall of Asia Arena di Manila, improvvisando in spagnolo Francesco ha confessato: «Mi sono commosso nel cuore dopo la messa quando ho visitato bambini soli senza famiglia: quanta gente lavora nella chiesa perché abbiano una famiglia, questo significa andare avanti profeticamente, mostrare cosa significa una famiglia, una abbondanza di doni da offrire con carità». L’arcivescovo di Manila, il cardinale Luis Antonio Tagle che era presente all’incontro, ha raccontato che «il Papa era entrato solo per dare una benedizione e poi non sarebbe andato più via. I bambini gli si stringevano intorno, cercavano di sussurrargli alle orecchie le loro storie, avevano preparato per lui dei piccoli doni».

Una dura lettera al sindaco che voleva nascondere i poveri
Per una ragione simile c’è stato attrito tra il Papa e il sindaco di Palo, sull’isola di Leyte, devastata dal tifone Yolanda nel 2013. Francesco vi si reca il 17 gennaio per incontrare le famiglie dei superstiti (si parla di oltre 10 mila morti) e portare conforto a coloro che hanno perso tutto. La ricostruzione è stata avviata, grazie a numerosi aiuti stranieri, e la signora Remedios Petilla, sindaco della città, in vista dell’incontro con il Papa ha tentato di spostare in un’altra zona dell’isola, 250 famiglie che avevano perso tutto e vivono ancora nelle baracche. Informato dalle autorità ecclesiastiche locali, il pontefice avrebbe indirizzato una dura lettera al sindaco dicendo di voler vedere la realtà di Palo e soprattutto coloro che hanno bisogno, non solo ciò che le autorità desiderano che veda.
D’altronde Francesco era stato chiaro parlando con i giornalisti sul volo che lo ha condotto a Manila: «vado nelle Filippine per i poveri». E ha mantenuto fede all’impegno. Anche il messaggio che il pontefice ha rivolto alle autorità è stato severo: nel discorso al presidente, al governo e al corpo diplomatico riunito nel palazzo presidenziale ha richiamato con forza «il dovere di ascoltare la voce dei poveri e di spezzare le catene dell’ingiustizia e dell’oppressione che danno origine a palesi e scandalose disuguaglianze sociali. La riforma delle strutture sociali che perpetuano la povertà e l’esclusione dei poveri, prima di tutto richiede una conversione della mente e del cuore». Garantire «la giustizia sociale e il rispetto della dignità umana» perciò è «un imperativo morale».

No alla corruzione, sì alla vita
Il no alle disuguaglianze sociali, ha detto Francesco, si accompagna anche al «fermo rifiuto di ogni forma di corruzione che distolga risorse dai poveri». Un richiamo molto severo per una classe politica, come quella filippina, segnata dal fenomeno della corruzione. Il Papa ha chiesto di «promuovere una cultura di onestà tale da onorare bontà, sincerità, fedeltà e solidarietà, come solide basi e collante morale che mantenga unita la società».
La terza richiesta che Bergoglio ha rivolto ai politici filippini è stata la tutela della famiglia e la difesa della vita: «Difendere i valori umani fondamentali come il rispetto per l’inviolabile dignità di ogni persona umana, il rispetto dei diritti di libertà di coscienza e di religione, il rispetto per l’inalienabile diritto alla vita, a partire da quella dei bimbi non ancora nati fino a quella degli anziani e dei malati». Dietro a questa richiesta c’è un altro punto di scontro tra la Chiesa cattolica e il governo filippino: l’RHB (Reproductive Health Bill), proposto dal presidente Aquino, approvato l’anno scorso dal Parlamento e passato anche al vaglio della Corte Suprema. La norma introduce l’accesso gratuito alle forme di contraccezione preventiva nelle strutture sanitarie. Una vera rivoluzione per uno dei pochissimo Paesi al mondo dove l’aborto e il divorzio non sono ancora permessi, così come l’eutanasia. Ma anche sull’accesso alla contraccezione la Chiesa filippina ha dato battaglia e Papa Bergoglio è dalla sua parte.
Durante la messa in cattedrale Francesco ha rincarato la dose denunciando «l’esclusione, la polarizzazione e la scandalosa disuguaglianza» che macchiano la società filippina. Ma ha chiesto onestà e coerenza anche alla Chiesa filippina, che rischia di cedere alle logiche del potere e della corruzione. Perciò ha chiesto ai sacerdoti, religiosi e religiose «onestà e integrità» nei comportamenti e alla comunità cristiana di «creare circoli di onestà, reti di solidarietà che possono estendersi nella società per trasformarla».
A vescovi, preti e religiosi ha chiesto di stare vicini a quanti «vivendo in mezzo a una società appesantita dalla povertà e dalla corruzione sono scoraggiati, tentati di mollare tutto, di lasciare la scuola e di vivere per strada».

Per amare bisogna saper sognare
Nel pomeriggio, dialogando con le famiglie nella Mall of Asia Arena di Manila, strapiena di gente, il Papa ha chiesto anche a loro di «interessarsi specialmente a coloro che non hanno una famiglia propria, in particolare degli anziani e dei bambini abbandonati». Il dialogo del Papa con le famiglie è stato particolarmente intenso. Bergoglio ha inserito a braccio nel discorso lunghi brani improvvisati in spagnolo e tradotti in inglese da monsignor Mike Miles che lo accompagna. Tra questi la denuncia del «colonialismo ideologico» che punta a relativizzare la famiglia e il valore della vita. E il forte invito a sognare: «Non è possibile una famiglia senza sognare», ha detto il pontefice. «Quando in una famiglia si perde la capacità di sognare la famiglia non cresce, si perde l’energia di amare. La sera quando si fa l’esame di coscienza ci si dovrebbe chiedere anche: ho sognato sul futuro dei miei figli? Ho sognate sull’amore di mia moglie e di mio marita? Ho sognato sui miei genitori? Non perdiamo mai la capacità di sognare se vogliamo amare veramente».

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