Cronaca

Fellini ci aiuta a capire la svolta di Papa Francesco

Appassionato di cinema, anche lui nato in Sud America, il responsabile dei media vaticani, monsignor Viganò, racconta la rivoluzione di Bergoglio.

Papa Francesco intervistato dai giornalisti sul volo di ritorno dal Messico, 18 febbraio 2016

Ignazio Ingrao

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Per raccontare con le immagini un momento storico ma anche molto commovente, come l’addio di Benedetto XVI, il 28 febbraio 2013, monsignor Dario Edoardo Viganò, allora direttore del Centro televisivo vaticano, e oggi prefetto della Segreteria per la comunicazione della Santa Sede, ha scelto una citazione d’autore: il volo dell'elicottero che apre “La dolce vita” di Federico Fellini, portando un enorme statua di Cristo che getta la sua ombra sulle periferie romane ancora in costruzione fino al centro storico, al Colosseo. “Uno dei momenti più struggenti della nostra tv”, ha definito il critico Aldo Grasso le riprese del volo di Benedetto XVI che lascia il Vaticano verso Castel Gandolfo, al tramonto, attraversando Roma. Ma, inconsapevolmente, anche la metafora di quella che, di lì a pochi giorni, sarà la Chiesa di Bergoglio, il successore di Ratzinger, preso “quasi alla fine del mondo”. Una Chiesa che dal centro si proietta verso le periferie. Anzi che mette al centro della sua azione pastorale le periferie del mondo (sia quelle materiali sia quelle esistenziali).

Il Papa visto da vicino
Monsignor Viganò, con lo sguardo privilegiato di chi vede il Papa da vicino e anche da dietro le quinte, spiega in cosa consiste la svolta di Francesco. Già nel titolo del libro uscito in concomitanza con il terzo anniversario dell’elezione di Bergoglio, suggerisce una chiave di lettura: “Fedeltà è cambiamento”. Perché, cita Viganò, come disse l’allora arcivescovo di Buenos Aires in un’intervista, “paradossalmente proprio se si è fedeli si cambia. Non si rimane fedeli come i tradizionalisti o i fondamentalisti alla lettera. La fedeltà è sempre un cambiamento, un fiorire, una crescita” (Dario Edoardo Viganò. Fedeltà è cambiamento. La svolta di Francesco raccontata da vicino. RaiEri).
Nato a Rio de Janeiro, vissuto a Milano e ordinato sacerdote dal cardinale Carlo Maria Martini nel 1987, Viganò venne incaricato di occuparsi di cinema prima per la Curia milanese poi per la Conferenza episcopale italiana. E’ stato presidente dell’Ente dello spettacolo e consigliere d’amministrazione del Centro sperimentale di cinematografia. Insegna Semiologia del cinema e degli audiovisivi alla Luiss e Teologia della comunicazione alla Pontificia Università Lateranense. Non è un caso perciò se il suo libro sia stato presentato nei giorni scorsi a Roma proprio alla Casa del Cinema, su iniziativa della Fondazione Biagio Agnes con Luigi De Siervo, amministratore delegato di Rai Com, Antonio Di Bella, direttore di Rainews24, Marcello Sorgi, editorialista de “La Stampa” e Franca Giansoldati, vaticanista del “Messaggero”. Forte di questa esperienza nel mondo del cinema e degli audiovisivi, nel 2013 Viganò è stato chiamato da Benedetto XVI a dirigere il Centro televisivo vaticano.

La riforma dei media vaticani
Da qualche mese Francesco ha affidato a monsignor Viganò un compito ancora più impegnativo: la guida della Segreteria per la comunicazione della Santa Sede, il nuovo organismo creato dal pontefice lo scorso 27 giugno, con il compito di riorganizzare e ripensare “il sistema informativo della Santa Sede” con l’obiettivo di realizzare “un’integrazione e gestione unitaria” dei diversi enti che la compongono, cioè il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, la Sala Stampa della Santa Sede, il Servizio Internet Vaticano, la Radio Vaticana, il Centro Televisivo Vaticano, L’Osservatore Romano, la Tipografia Vaticana, il Servizio Fotografico, la Libreria Editrice Vaticana.
Un compito molto delicato e complesso che Viganò punta ad affrontare con lo spirito del gioco di squadra, secondo un’indicazione di fondo di Papa Francesco: “Convergere anziché competere è la strategia delle iniziative mediali del mondo cattolico”.

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