Sicilia, tira aria di elezioni anticipate

In Transatlantico molti deputati si dicono convinti che contro Lombardo sia stato ordito un complotto. Per lanciare Alfano alla guida della sua regione

Raffaele Lombardo

Raffaele Lombardo, dovernatore siciliano – Credits: ANSA/UFFICIO STAMPADRN

Lombardo non risparmia nessuno. Ne ha per tutti, ma soprattutto per Casini e per il Pdl: i due partiti da sempre considerati tra i più influenti della politica siciliana. “Palermo come Milano”, agita qualche deputato. Laddove il paragone tra il caos in Regione Lombardia e quello in Sicilia corre unicamente alla possibilità che in ambo le regioni vi siano elezioni anticipate. Al via con il toto-candidati: Alfano in pole per Palermo.

Chi ha parlato di bluff sul default della Regione Sicilia sapeva già dove voleva andare a parare”, è il commento di un giovane deputato del Pd che vuole insinuare sulla “strana tempistica” dell’avvicendamento siculo. “Non solo al nord, ma anche al sud tira aria di elezioni”. La campagna elettorale sembra essere già iniziata. E lo si nota non solo dall’agitazione che si avverte in Transatlantico tra i deputati siciliani di tutti gli schieramenti politici. Quanto dalla rapidità con cui hanno preso a circolare i primi nomi nella corsa alle due regioni: Maroni a Milano, Alfano a Palermo.

Lombardo ed il Pd vogliono vederci chiaro. In quel di viale Nazareno non sono convinti che il pugno di ferro del presidente Monti sulla Sicilia sia unicamente frutto del timore che la mancanza di liquidità della Regione possa ripercuotersi sui titoli del debito pubblico. “E non è un caso se ad alzare il velo sugli sprechi della Sicilia sia stato proprio il quotidiano Libero”, insinua un deputato del Pd, che riconduce la vicinanza di posizioni della testata a quelle del partito del Cavaliere.

I “siciliani del Pd a Roma” sono scossi e perplessi. Non capiscono la velocità con cui lo scandalo ha travolto una realtà sì chiacchierata, ma che nessuno pensava potesse essere associata alla parola crac. Respingono le accuse di Alfano e Casini e rimandano la responsabilità dell’ultra-indebitamento ai governatori del passato.

Il botta e risposta Lombardo-partiti si fa fitto e serrato e si ripercuote nel chiacchiericcio della buvette. I tre segretari – Alfano, Bersani, Casini – disertano l’Aula parlamentare in una giornata considerata davvero importante per le sorti della crisi europea. Ed è proprio durante la votazione finale sulla ratifica del Fiscal Compact che, in loro assenza, e a dispetto del silenzio tra i banchi del Pd, alcuni siciliani centristi e pidiellini cominciano a far circolare dei bigliettini: “Ma Alfano ha attaccato Lombardo?”, c’è scritto sul primo cartoncino con riferimento alle dichiarazioni odierne del segretario del Pdl. Replica: “Ma che succede? Si vota?”.

L’unico a difendere Lombardo è Fini: “Quella lettera è irrituale”, vanno agitando i deputati di Fli con riferimento alla decisione di Monti di scrivere al governatore dell’Mpa. Ma la verità è un’altra, spiega un parlamentare forzista: “Sono agitazioni che derivano dalle scarse possibilità che un loro candidato (gira il nome di Granata) riesca a spuntarla come prossimo presidente”. Poi la butta lì: “Anche noi abbiamo il nostro candidato, li farà  tremare tutti”.

Le voci di Alfano candidato a Palermo si rincorrono e smentiscono allo stesso tempo. I tifosi di questa opzione spiegano che potrebbe essere la giusta strada per un quarantenne con talento e carattere, profondo conoscitore della Sicilia, e che, da quando è stato messo nell’angolo da Berlusconi nella corsa a Chigi, “potrebbe ritagliarsi un nuovo protagonismo come primo amministratore di una delle regioni più strategiche d’Italia”. Gli scettici non credono invece a questa “diminutio”.

Fatto sta che “è partita ufficialmente la campagna elettorale”. Il governatore, urlando al complotto, preferirebbe il voto ad ottobre, mentre il presidente Monti – in accordo con il Quirinale - ritiene più opportuna la soluzione del “commissariamento”: anche per non surriscaldare troppo il clima con una campagna elettorale in autunno, a ridosso del semestre bianco.

Si parlerà anche di questo il prossimo 24 luglio quando Monti riceverà a palazzo Chigi il governatore della Sicilia. “In quell'occasione si dimetterà”, dicono alcuni deputati dell’Mpa che avrebbero già individuato il nome del successore e avrebbero chiesto a Lombardo “di lasciare la poltrona”. “Sì, ma con quale salvacondotto?”, si interrogano tutti. Lombardo “chiede di lasciare in piedi per l’ordinaria amministrazione una sorta di governo elettorale guidato dal suo vicepresidente Russo”, spiega qualcuno. “Non è certo nella posizione di poter fare pretese”, controbatte il collega.
Dalle prime reazioni al caso Sicilia si può capire che in Aula è già bagarre sulla causa Palermo, sul tono-nomine e sull'eventuale pronunciamento del Parlamento all’ipotesi di  commissariamento.

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