Politica

Il vero bersaglio del Pd è Letta

L'irrigidimento del Pd sulla decadenza di Berlusconi e la corsa nel partito a salire sul carro di Matteo Renzi. A costo di sacrificare il suo uomo a Palazzo Chigi

Enrico Letta

ANSA

Nel day after della sfida all’Ok Korrall, nella giunta delle Elezioni sulla decadenza o meno di Silvio Berlusconi da senatore, molte sono le ricostruzioni che circolano nel Transatlantico di Montecitorio sull’irrigidimento del Pd. Un irrigidimento che ha scatenato  dal Pdl  arrivate accuse del tipo: siete voi allora che volete la crisi di governo.

Già. Anche secondo le ricostruzioni e le interpretazioni che circolano in ambienti dello stesso Pd e dintorni le cose starebbero così. L’obiettivo
si chiama formalmente Berlusconi, ma sarebbe in realtà Enrico Letta e il rischio da scongiurare che il suo governo di larghe intese porti prima o poi a qualcosa di trasversale e di neodc, dal quale il Pd si sentirebbe emarginato, fatto fuori. Quindi, tutti (o quasi) sul carro di Matteo
Renzi. Insomma, sulla cruciale questione della sorte del senatore Berlusconi, leader “incontrastato “ (come lo  definì Giorgio Napolitano
nella nota di Ferragosto) di una forza con quasi dieci milioni di elettori, il Pd avrebbe già aperto il congresso.

Vero, falso? Fatto sta che questo è l’amaro sfogo, sotto rigorosa  forma di anonimato, di un parlamentare di lungo corso che il Pd lo conosce bene: “Il danno lo hanno fatto le feste dell’Unità. Che ormai sono diventate più che iniziative di dibattito e, appunto, occasioni di festa, dei veri e
propri tornei, nei quali, per tenere alto il morale della base, bisogna dare alla folla quel pezzo di carne appetitoso che è l’antiberlusconismo”.

Prosegue: “Il fatto è che ormai Renzi fa il pienone dappertutto, anche nell’Emilia rossa, terra di Pier Luigi Bersani, e gli altri invece da
Gugliemo Epifani in poi, riempiono a stento, faticano a stare dietro al fiorentino. Quindi, avanti così; tutti con Renzi, resta in corsa Gianni
Cuperlo, voluto da Massimo D’Alema e da Bersani, ma vedrete che tanto arriverà terzo, superato anche da Pippo Civati (ritenuto il grillino del
Pd ndr). E vedrete che alla fine anche Enrico Letta obtorto collo si metterà d’accordo con Renzi. Ammesso che non lo abbia già fatto”.

Si chiama Berlusconi, ma in realtà il bersaglio sarebbe il premier Letta e il rischio di una neo-Dc trasversale. Ecco perché, se così andranno
veramente le cose, la solita arma del giustizialismo rischia di diventare quella più efficace in un partito che stenta a trovare una base politica e
programmatica. Ma anche i falchi del Pd dovranno fare i conti con il capo dello Stato, per niente disposto, a rimandare l’Italia al voto con il porcellum. A meno che la notte tra il 10 e 11 settembre non porti consiglio nella seconda fatidica riunione della Giunta per le Elezioni del
Senato, convocata per le 20 di martedì 10 a S.Ivo alla Sapienza.
 

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