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Berlusconi: "Renzi attento, le riforme sbagliate non le votiamo"

Silvio Berlusconi alla festa degli animali in via San Barnaba a Milano – Credits: ANSA/MOURAD BALTI TOUATI

Dopo gli arresti a cominciare da quello di Claudio Scajola e la vicenda Expo, casi giudiziari con una tempistica, al di là dei loro contenuti, che «rischiano solo di far bene a Grillo» (Renata Polverini), Silvio Berlusconi rilancia. In barba alla gran cassa mediatica del gruppo di Carlo De Benedetti, che gli attribuisce parole mai dette del tipo "ormai non ce la facciamo più a risalire", l’ex premier non la dà vinta ai cantori del de profundis.  E risposta le lancette su quella rimonta iniziata il 4 maggio, con la manifestazione a Bari, che ha visto Raffaele Fitto e Giovanni Toti uniti sul palco insieme a tutti i capolista delle europee.

Il Cav non intende farsi schiacciare dalla settimana orribile degli arresti, seguita al giorno della rimonta e rimette, con una mossa delle sue, sul piatto la sua centralità per fare le riforme. Quando Berlusconi dice a Tgcom 24 «stiamo pensando di non poter seguire le riforme di Renzi» significa che i rapporti di forza tra Renzi e il vero capo dell’opposizione sono cambiati. Che il premier ora sulle riforme, sulle quali si gioca i suoi destini politici,  dipende da Forza Italia. Questa forza l’ex premier la spenderà tutta sul piatto della bilancia della campagna delle europee. Non perché Forza Italia sia venuta meno al suo atteggiamento di responsabilità e alla sua voglia di cambiare il paese con riforme di cui Berlusconi è stato antesignano, ma perché, come fanno notare dentro il partito azzurro, «appiattirsi sulle riforme volute da Renzi significa non cambiare il paese oltre che provocare un inutile danno in termini elettorali  al nostro movimento». Berlusconi ricorda che il ballottaggio nella legge elettorale non era previsto tra l’altro negli accordi del Nazareno e avverte che il «testo base del governo sulla riforma del Senato sarà cambiato tantissimo». Anche quel testo infatti così come è stato formulato non fa parte degli accordi del Nazareno. Mai Berlusconi avrebbe sottoscritto per esempio una proposta in cui ci sono addirittura 21 personaggi designati dal capo dello Stato, tanto per dirla una.

Il Cav rilancia anche sulla Giustizia, definisce «assurda» la carcerazione di Scajola e difende il suo amico e cofondatore di FI Marcello Dell’Utri, arrestato in Libano, «un amico, una persona perbene, sottoposto da una tortura per anni, solo perché era vicino a me». Non è esattamente musica per le orecchie del premier e segretario del Pd, la cui campagna elettorale per le europee non sembra brillantissima. Intanto,  la sinistra interna al partito è pronta a fargliela pagare se non supererà l’asticella del 30 per cento. Significativa dello stato dell’arte la battuta di un bersaniano: «Matteo non è più Napoleone a cavallo; è rimasto Napoleone, ma senza cavallo». Figuriamoci se poi la nuova ondata di vicende giudiziarie facesse fare quel balzo a Grillo, che ha fatto perdere i sogni al premier. Un balzo che porterebbe i Cinquestelle a fare un giorno il ballottaggio con il Pd. Ma, come ricorda il Cav, il ballottaggio non è mai stato sottoscritto al Nazareno.

I maligni potrebbero dire che Berlusconi lo dice ora perché teme di essere scavalcato a sua volta da Grillo, ma il punto è per il vero leader dell’opposizione la governabilità di questo paese, che sarebbe messa a dura prova da quelli che chiama «gli sfasciacarrozze».    

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