Politica

Sicilia, l'isola degli sprechi

Pensionati siciliani: l'esercito degli ex boiardi più ricchi d'Italia

Rosario Crocetta (Credits: Ansa)

Il governo ha appena tracciato la strada: «Un sistema di pensioni flessibile si può fare» ha annunciato Enrico Giovannini. Al neoministro del Lavoro un suggerimento: c’è una regione dove da sempre si sperimenta con successo la massima elasticità in tema di quiescenze. Da decenni in Sicilia, in nome dell’intoccabile autonomia, vige assoluta anarchia: assegni sontuosi, reversibilità favorevolissima, perequazione sempiterna, nessuna decurtazione in caso di secondo lavoro. Per contribuire a ripianare gli scassatissimi conti della regione, l’assessore siciliano alla Funzione pubblica, Patrizia Valenti, aveva proposto un pacchetto di norme che eliminavano le discrepanze tra sistema regionale e nazionale: avrebbero garantito quasi 15 milioni di risparmi subito, con un effetto moltiplicatore per gli anni a venire. Ma nella discussione per la legge finanziaria, appena approvata, la giunta guidata da Rosario Crocetta ha incomprensibilmente rinviato tutto a data da destinarsi.

Una tappa epocale però si avvicina. Nel gennaio del 2015 la Sicilia raggiungerà un altro ambizioso traguardo: il numero dei pensionati regionali supererà quello dei suoi dipendenti. Quelli a riposo adesso sono 16.237, mentre quelli in servizio sfiorano i 16.700. Tra un anno e mezzo il sorpasso potrebbe essere compiuto. Eppure, fra le emergenze di «Don Rosario da Gela», in sella all’ente da sette mesi, non figura lo snellimento del corpaccione pubblico che pesa insostenibilmente sulle casse regionali. Tra dipendenti e pensionati diretti, la regione spende più di 1,6 miliardi l’anno. Crocetta continua a lanciare annunci di sommarie rivoluzioni e di mirabolanti tagli. Ma di concreto e strutturale c’è poco. Le nuove leggi previdenziali passate in cavalleria ne sono l’ennesima riprova. Tre norme: la prima avrebbe abrogato le norme siciliane sulla reversibilità che prevedono l’80 per cento dell’assegno al coniuge superstite invece che il 60, come per il resto del Paese. La seconda avrebbe rivisto le disposizioni sui redditi ulteriori: in Italia chi ha un altro incarico riceve metà della pensione, in Sicilia invece no. La terza avrebbe allineato il sistema di perequazione, cioè l’adeguamento al costo della vita, a quello continentale.

Nel 2012 la regione ha speso 630 milioni per i suoi ex dipendenti.Quelli che ogni anno ricevono più 100 mila euro lordi sono 201. Assegni garantiti a chi è stato assunto prima del 1986. I fortunati godono del metodo retributivo fino al 2004, cioè di assegni che arrivano fino al 108 per cento dell’ultimo stipendio. Il caso più dibattuto resta quello di Felice Crosta, ex capo dell’Agenzia regionale dei rifiuti. Dal 2006 al 2011 è stato il pensionato più ricco d’Italia grazie a una legge varata poco prima della sua messa a riposo: 496 mila euro l’anno, 1.358 al giorno. Più di un governatore di Bankitalia in quiescenza. Dopo un intervento della Corte dei conti Crosta ha ridimensionato le sue attese: 257 mila euro.

Chi insidia il suo primato è Orazio Aleo, ex capo del personale: 249 mila euro l’anno.

L’assegno all’ex segretario generale, Gaetano Di Fresco, sfiora invece i 230 mila. L’ex dirigente fu coinvolto nello scandalo per l’acquisto nel 1990 della sede romana della regione, pagata 6 miliardi di lire grazie ad alcune perizie gonfiate. L’anno scorso la Corte dei conti l’ha obbligato a risarcire 120 mila euro.

Gli ex dirigenti che guadagnano più di 200 mila euro sono 19. Molti di loro, ancora in ottima salute, si sono adoperati con successo in nuove, prestigiose e ben retribuite mansioni. Gaetano Scaravilli gode di un assegno da 230 mila annui dal novembre 2006. Somma cui fino al 2009 ha accumulato il compenso come presidente della Siciliacque: 115 mila euro. Poi è stato chiamato alla Serit, l’agenzia per la riscossione cui era stato designato l’ex pm di Palermo, Antonino Ingroia.

Pure Tommaso Liotta, dopo aver lasciato la guida del personale della regione, ha messo a frutto i suoi talenti. Non più in servizio dal 2008, ha prima guidato il gabinetto dell’assessore alla Funzione pubblica. Adesso è membro del cda del Fondo pensioni Sicilia: incarico da 41.116 euro annui. Che si sommano a 196 mila euro. La stessa fortunata parabola ha avuto Girolamo Di Vita, 213 mila euro all’anno. In pensione dal 2004, ha gui- dato fino al 2012 l’Aran Sicilia, che si occupa proprio dei contratti pubblici. Così come l’ex dirigente generale Antonino Scimemi: dal 2003 percepisce 210 mila euro all’anno. Nel 2009 l’ex governatore, Raffaele Lombardo, lo ha chiamato a guidare il suo ufficio di gabinetto. Per poi nominarlo nel consiglio di due società regionali: Sicilia e-Servizi e Siciliacque. Adesso è alla guida della Italkali.

Ex dirigente multitasking è pure Pier- carmelo Russo:pensionato a 47 anni, con appena 27 anni di contributi, ha un assegno di quasi 11 mila euro al mese. Russo è uno dei beneficiati della legge 104, che consentiva ai regionali siciliani di lasciare con soli 20 anni di contributi per assistere un familiare infermo. Dopo un’inchiesta diPanorama,ai primi di giugno 2011, la legge è stata abrogata. Non prima di consentire ad altre 829 perso- ne di sfruttare l’odiosa leggina. Molti di loro si preparano a nuove e folgoranti carriere. Come dimostra il caso dell’avvocato Russo. Dopo aver lasciato la burocrazia isolana, è stato assessore all’Energia. E adesso, tornato a indossare la toga, difende la sua mai dimen- ticata regione in un contenzioso milionario sui termovalorizzatori. Tema da lui stesso sol- levato mentre guidava l’assessorato al ramo.

Un altro baby pensionato di successo è Cosimo Aiello, dirigente per 30 anni, fino al marzo 2011. Poi è stato capo di gabinetto alla Funzione pubblica, nel comitato consultivo della banca Irfis, ha presieduto il consiglio dell’Ente per il diritto allo studio di Catania ed è consulente al bilancio del Teatro Bellini. Ora è commissario straordinario dell’autorità portuale della città. A 53 anni, la strada che porta ai giardinetti è ancora lunga e ricca di sorprese. 

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