Prostituzione, cosa dice la legge che riapre le case chiuse

Abolizione del reato di favoreggiamento, apertura di luoghi sicuri, iscrizione alla camera di commercio e versamento di imposte

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Prostitute nigeriane in Italia. – Credits: ELENA PERLINO/OLYCOM

Claudia Daconto

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È un risultato più importante di tutte le polemiche che ha scatenato quello ottenuto dalla proposta del minisindaco dell'Eur Andrea Santoro di istituire una red zone dove la prostituzione sarebbe tollerata ma anche circoscritta e “controllata”. Grazie infatti a questa idea - certamente non nuovissima e già superata in altre città d'Europa – la politica ha finalmente ricominciato a parlare di prostituzione, a ragionare sul da farsi, a cercare soluzioni. Perché, come ha scritto il sindaco Ignazio Marino in una lettera pubblicata ieri sul Corriere della Sera, la legge Merlin – che finora, nonostante i tentativi, nessuno è mai riuscito a modificare - sarà pure andata bene 60 anni fa, ai tempi in cui fu fatta, ma oggi appare completamente superata.

Cosa stabiliva la Legge Merlin

A parte la chiusura immediata di tutte le oltre 560 case di tolleranza presenti sul territorio italiano in cui fino a quel momento si era praticata la prostituzione, la legge Merlin – dal nome della madre della norma, la senatrice Lina Merlin - aboliva la precedente regolamentazione del fenomeno e prevedeva l'introduzione di una serie di reati come lo sfruttamento e il favoreggiamento della prostituzione e relative pene. Pene per chiunque avesse reclutato una persona al fine di farle esercitare la prostituzione o ne avesse agevolato a tal fine l'attività in luoghi privati o aperti al pubblico e con qualsiasi mezzo; per chi avesse indotto una persona a trasferirsi dal proprio paese per venire a esercitare l'attività in Italia agevolandone anche la partenza; per chi dirigesse o amministrasse tale attività in un locale privato ma anche per il proprietario dell'abitazione o del locale dato in affitto a tale scopo.

I dati sulla prostituzione in Italia

Oggi tutti concordano sulla necessità, e l'urgenza, di trovare una soluzione. In Italia ci sono almeno – e i numeri vanno sempre intesi per difetto – tra le 70mila e le 120mila prostitute per 9 milioni di clienti e un giro d'affari di circa 5 miliardi. Per strada ci sono sempre più minorenni, provenienti in gran parte dall'Est Europa (ma sono sempre di più le italiane che si prostituiscono per via della crisi) o dalla Nigeria. Ragazze vittime di tratta di esseri umani, schiavizzate, brutalizzate, violentate, vendute da un gruppo criminale all'altro, private dei propri documenti e rese quindi irregolari, spesso costrette a ritmi insostenibili di “lavoro” e a vendersi anche senza alcuna protezione.

Cosa prevede la nuova proposta di legge

La nuova proposta di legge, avanzata dalle senatrici Pd Maria Spilabotte e Monica Cirinnà, potrebbe portare dopo oltre mezzo secolo alla prima revisione della Merlin. Si tratta infatti di un testo condiviso che porta le firme di esponenti di diversi schieramenti, da Forza Italia a Sel al Movimento 5 Stelle e che si pone l'obbiettivo di regolarizzare un'attività che deve essere consentita ma secondo regole precise, anche fiscali. Tra i cardini del progetto c'è l’abolizione del reato di favoreggiamento della prostituzione e, di fatto, la riapertura delle case chiuse.

La legge infatti consentirebbe di esercitare l'attività al chiuso, dando la possibilità alla singola lavoratrice o un gruppo di più persone di affittare un appartamento alla luce del sole (quindi senza conseguenze penali nemmeno per il proprietario del locale) e di svolgere quindi il loro mestiere in un luogo sicuro piuttosto che sul marciapiede. A discrezione dei sindaci, è prevista inoltre la possibilità di istituire delle zone rosse, o zone particolari, dove concentrare e consentire l’esercizio della prostituzione, accontentando così anche la richiesta di decoro da parte dei cittadini residenti nelle zone più interessate dal fenomeno. Si parla poi di obbligo dell'uso del profilattico, pagamento delle tasse e comunicazione dell'inizio della propria attività alle Camere di commercio corredata da un certificato di idoneità psicologica ottenuto presso una qualsiasi azienda sanitaria locale. La legge prevede inoltre il pagamento anticipato di 6mila euro per l'esercizio full-time e di 3mila per quello part-time. Mentre sul piano penale, i reati da punire sarebbero quelli di sfruttamento della prostituzione, costrizione violenta alla prostituzione e organizzazione del traffico internazionale.

LEGGI IL TESTO DELLA PROPOSTA DI LEGGE

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