Siamo il paese della “casualità” del diritto

“E’ ormai superata la differenza di sesso come presupposto naturalistico del matrimonio”, così ha affermato la Corte di Cassazione in una sentenza che ha fatto esultare chi si batte per il riconoscimento delle coppie di fatto. Il giudice di …Leggi tutto

Uno striscione comparso al Gay Pride di Palermo (Credits: Guagliardo/Lapresse)

Uno striscione comparso al Gay Pride di Palermo (Credits: Guagliardo/Lapresse)

“E’ ormai superata la differenza di sesso come presupposto naturalistico del matrimonio”, così ha affermato la Corte di Cassazione in una sentenza che ha fatto esultare chi si batte per il riconoscimento delle coppie di fatto. Il giudice di legittimità ha messo nero su bianco un principio che in  una società libera – non la nostra dunque – appare di solare evidenza: non esistono coppie di serie A e coppie di serie B. Chi sceglie di unirsi in un vincolo che impone diritti e doveri reciproci deve essere libero di farlo, e la coppia tra persone dello stesso sesso “ha diritto alla vita familiare” al pari di qualsiasi altra coppia.

In realtà c’è ben poco da esultare.

La sentenza della Cassazione apre la strada alla “casualità” dei diritti. Diciamocelo chiaramente: dalle parti di Montecitorio non tira un’aria favorevole ad un’iniziativa legislativa in materia. L’attuale governo si è precipitato a precisare che provvedimenti in materia non sono nel programma dell’esecutivo. Insomma, non se ne parla.

Il risultato della sentenza dunque sarà una delega, non la prima, della politica nei confronti della magistratura. Era già successo con il caso Englaro, e adesso si ripete. Saranno infatti i giudici a riempire il vuoto legislativo, ad assegnare diritti e doveri alle coppie di fatto nei singoli casi a loro sottoposti. Chi non potrà imbarcarsi in una traversia giudiziaria, dovrà accontentarsi dello status quo.

Per esempio, per legge il diritto all’assistenza sanitaria del compagno ricoverato in ospedale è limitato al coniuge o a persone di stretta parentela. E se ti capita un medico zelante che si oppone alla tua presenza? Da oggi in poi potrai rivolgerti al giudice per far valere la pronuncia della Cassazione. Così potrà capitare che il signor Rossi di Bergamo sia più fortunato del signor Verdi di Palermo, e la fortuna, in assenza di una legge nazionale, dipenderà dalle valutazioni del giudice caso per caso.

La “casualità” dei diritti dunque, come mobile frontiera della negazione tout court, produrrà un trattamento disomogeneo sul territorio nazionale incentrato sulla giurisprudenza, come avviene di regola nei Paesi di common law, con l’aggravante che essendo il nostro un ordinamento di diritto scritto l’assenza di alcuna normativa trasformerà l’aleatorietà in arbitrio.

La lesione dei diritti è intollerabile in un Paese che all’estero si propone come alfiere dell’illuminismo giuridico e poi ai propri cittadini riserva unoscurantismo da alto Medioevo. Francamente non si capisce perché in Italia lo Stato debba intrufolarsi nel tuo letto prima di decidere se tu e il tuo compagno, persone adulte e consenzienti, siate liberi di assumere diritti e doveri reciproci. Non si capisce perché il cittadino debba essere degradato a suddito di una classe politica ovattata e fondamentalista. Non  si capisce perché, mentre nel resto d’Europa esistono forme di regolamentazione fino al matrimonio omosessuale, l’Italia debba gareggiare con l’Ungheria di Orban che le vieta espressamente. A dire il vero, non si capisce neanche perché gli stessi che tuonavano contro la sentenza del caso Englaro adesso lascino ai giudici l’ultima parola.

E’ il paradosso di una classe politica che ha fallito, che è pronta a tuonare contro la stessa magistratura alla quale ha delegato il “governo” di quel che non sa governare. 
“Ci difendiamo con le scritture private”, è il grido di cittadini come noi che pagano le tasse, che votano o forse no, che l’ultimo giorno dell’anno ascoltano il discorso del Capo dello Stato, che ai mondiali cantano l’inno dell’Italia…a loro tocca “difendersi” da quello stesso Stato che pur di non decidere è pronto a delegare. Ai giudici.

Che la sorte sia con noi.

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