La risposta della Rai a Santoro? Si chiama Emanuele Filiberto

Prosegue l’autolesionismo targato Rai. Volete sapere come gestire la vostra azienda per battere la concorrenza e conseguire  risultati strabilianti? Ecco il prontuario Rai delle cose da non fare. Nella principale azienda pubblica di cultura italiana, armata di un …Leggi tutto

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Prosegue l’autolesionismo targato Rai. Volete sapere come gestire la vostra azienda per battere la concorrenza e conseguire  risultati strabilianti? Ecco il prontuario Rai delle cose da non fare.

Nella principale azienda pubblica di cultura italiana, armata di un esercito di oltre 11500 dipendenti, i palinsesti si fanno e si disfano come i matrimoni. A marzo si vociferava di un accordo concluso con l’ex direttore di Rai Educational Giovanni Minoli per la conduzione del principale spazio di approfondimento politico su Rai2. Il giovedì sera, per anni fortino inespugnabile di Michele Santoro, sarebbe stato condotto da Minoli, quasi settantenne maestro della tv nella Prima Repubblica, di stretta osservanza socialista. Lo stesso Minoli le cui gesta nella produzione della fiction Agrodolce sono costate a mamma Rai una condanna al pagamento di 4,5 milioni di euro.

Alla fine l’opzione Minoli è sfumata. I vertici sono cambiati, e il tandem Tarantola (presidente) e Gubitosi (direttore generale) si è  insediato secondo le usanze e le lungaggini della lottizzazione “tecnica”. E’ notizia di questi giorni che finalmente il brain trust del carrozzone pubblico ha sfornato la soluzione per competere con il giovedì sera de La7 (dove si alterneranno il maestro Santoro e l’allievo Formigli). La carta da giocare si chiama Emanuele Filiberto. Sì, proprio lui, il principe! State sereni, non lo metteranno a moderare un talk show politico, non ancora. Per adesso Filiberto condurrà un reality dal titolo “Pechino express“: i concorrenti dovranno affrontare le asperità del lungo viaggio dalle rive del Gange fino alla capitale del Celeste Impero.

La scelta editoriale va ascritta al precedente cda guidato da Lorenza Lei. Non sarebbe corretto attribuire agli attuali vertici meriti e visioni che non spettano a loro. Del resto, il cosiddetto servizio pubblico, lautamente finanziato dai contribuenti attraverso quella tassa che chiamano “canone”, poteva fare una scelta più azzeccata se non questa? Come rispondere alla concorrenza del giovedì sera su La7 se non con un bel reality a conduzione regale?

Che poi il servizio pubblico dovrebbe fare informazione, non andare in ferie a giugno, garantire spazi di confronto e approfondimento sull’attualità…tutto questo è un dettaglio che si perde nelle pieghe di più lungimiranti e principesche visioni. C’è da giurare che ne vedremo delle belle, e il nostro beneamato carrozzone pubblico subissato dalle cause di lavoro (uno ogni dieci dipendenti) e con i conti permanentemente in rosso ci mostrerà una volta di più tutto quello che il servizio pubblico non dovrebbe fare, e invece nel Belpaese fa.

 

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