#iostoconmarco che rischia la morte, o la vita

Marco Pannella rischia la morte, o la vita. Se non riprenderà a bere, non ci sarà niente da fare per lui. Solo uno spegnersi lento, ma volitivo fino all’ultimo. Il leader radicale è entrato nel settimo giorno di sciopero …Leggi tutto

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Il cofondatore e leader storico del Partito Radicale Marco Pannella in un bar di Via di Torre Argentina il 7 giugno 2011 dopo 48 giorni, lo sciopero della fame. "Certo che vado a votare, e voto quattro sì".Lo afferma il leader dei Radicali, Marco Pannella oggi 9 giugno 2011 . ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI

Marco Pannella rischia la morte, o la vita. Se non riprenderà a bere, non ci sarà niente da fare per lui. Solo uno spegnersi lento, ma volitivo fino all’ultimo.

Il leader radicale è entrato nel settimo giorno di sciopero totale della fame e della sete. Non è la prima volta che Marco ricorre alla lotta nonviolenta gandhiana, ma non si era mai spinto così oltre. Dopo il ricovero d’urgenza lo scorso sabato, le sue condizioni di salute sono via via peggiorate e i medici hanno confermato l’elevato rischio di compromissione della funzionalità renale e di complicanze cardiocircolatorie (Marco, oltre ad avere 82 anni, ha un bypass al cuore).

Anche questa volta, nell’immancabile conversazione settimanale con Massimo Bordin su Radio Radicale, Marco ha avuto il guizzo di fantasia per giocare il possibile contro il probabile. L’idea si chiama “Lista Amnistia Giustizia e Libertà“, Marco chiede ai Moravia, ai Silone e ai Saragat del 2012 di candidarsi in queste liste elettorali. Il nome è un programma che non ha bisogno di precisazioni.

Ci sono oggi i Silone e i Saragat che nel 1976, insieme a una folta schiera di intellettuali (176 in tutto, da Moravia a Sartre, da Nenni a Levi Montalcini), firmarono un appello su La Repubblica affinché venissero garantiti a tutte le forze politiche uguali diritti di accesso ai canali di informazione radiotelevisiva? “Per il diritto di tutti i cittadini a conoscere per deliberare”, recitava quell’appello ancora così attuale.

Io non so se riuscirà a riproporsi oggi quel coro di libertà che nel ’76 segnò una svolta consentendo per la prima volta a una pattuglia radicale di entrare in Parlamento. Sto a guardare, e intanto penso a quel gigante dal codino bianco, stremato in un letto d’ospedale, costretto a succhiare una caramella per ritrovare un filo di voce. Ognuno ha i propri strumenti di lotta, c’è chi inforca una penna, chi un’arma contundente. Marco usa il proprio corpo, come una puttana per guadagnare la giornata. Questa similitudine so che gli piacerebbe, forse lo farebbe sorridere.  Marco, #iostoconte, Tu rimani con noi.

 

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