44 detenuti suicidi dall’inizio del 2012. Forse Abu Ghraib suona meglio?

Lo scorso martedì a Belluno un detenuto si è tolto la vita impiccandosi nel bagno della cella. Ci sono voluti quattro, dico quattro giorni perché la notizia fuoriuscisse dalle mura ovattate di quel carcere. Come se non bastasse, a poche …Leggi tutto

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Lo scorso martedì a Belluno un detenuto si è tolto la vita impiccandosi nel bagno della cella. Ci sono voluti quattro, dico quattro giorni perché la notizia fuoriuscisse dalle mura ovattate di quel carcere. Come se non bastasse, a poche ore di distanza da quel suicidio il compagno di cella, della stessa cella, ha tentato la medesima sorte senza riuscirvi. A riferire l’accaduto è l’associazione Ristretti Orizzonti.

I detenuti suicidi dall’inizio dell’anno sono diventati 44, una media di un suicidio ogni sei giorni. A questi si uniscono le morti per causa diversa o “da accertare”, i suicidi tra gli agenti di polizia penitenziaria, i tentativi mancati e gli atti di autolesionismo all’ordine del giorno.

E’ incredibile come le pratiche di tortura all’interno del carcere di Abu Ghraib abbiano mobilitato l’opinione pubblica mondiale con un forte e deciso contributo di illuminati commentatori e politici italiani, mentre la tortura legalizzata negli istituti nostrani che più modestamente si chiamano Poggioreale, San Vittore o Ucciardone, non desti scompiglio alcuno.  Nessuno si scompone, al massimo fa spallucce. Una tacita e complice acquiescenza unisce tutti, destra e sinistra, con la solita salda eccezione dei Radicali e di qualche monade isolata come il deputato Alfonso Papa.

Dite che è un caso? Chissà. Forse Abu Ghraib suona meglio, chissà.

 

 

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