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Perché Matteo Renzi non può piacere ai millennials

L'ex premier tenta di riconquistare i giovanissimi. Ma non ce la farà e gli under 30 hanno smesso di fidarsi per le troppe promesse tradite

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L'ex premier Matteo Renzi con i suoi giovani sostenitori a Bari, a un'iniziativa per sostenere il "sì" al referendum, 18 novembre 2016. – Credits: ANSA / US PALAZZO CHIGI - TIBERIO BARCHIELLI

Nemmeno tre anni fa il Pd era il partito più votato dai giovani. Alle Europee del 2014 il 35,5% degli under 24 aveva trascinato i dem alla storica conquista del 40,8%. Dopo il fallimento referendario, Matteo Renzi punta oggi a riconquistare quella stessa fascia di giovani e giovanissimi elettori (i cosiddetti millennials). Ma nonostante l'appello lanciato dal Lingotto e le iniziative ad hoc che seguiranno, riuscirci sarà per lui molto complicato. Ecco perchè.

Ex homo novus
Intanto perché sui ventenni di oggi interessati alla politica il ribellismo grillino esercita una forza attrattiva molto superiore. Mentre tra chi ha tra i 25 e i 30 anni, in pochi si riconoscono ormai nel ragazzo che nel 2013 si presentò con il chiodo negli studi della trasmissione Amici di Maria De Filippi.

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All'epoca l'operazione "Fonzie-Renzie" funzionò perché l'ex sindaco di Firenze era davvero uno dei leader più giovani, non solo anagraficamente ma anche culturalmente e ideologicamente, del panorama politico italiano. Non aveva mai messo piede in Parlamento, non era mai stato ministro né aveva mai ricevuto una nomina dall'alto. Non era nemmeno ancora diventato segretario del Pd. Nei successivi tre anni Matteo Renzi è invece inevitabilmente invecchiato, soprattutto agli occhi dei ventenni. 

La scelta del Lingotto
Ne è testimonianza la scelta "nostalgica" di un luogo storico come il Lingotto di Torino per il lancio della sua mozione congressuale. Una scelta, come quella di riesumare il termine “compagni” insieme ad Antonio Gramsci, che può emozionare i 50-60 enni, molto meno i loro nipoti.

A chi oggi ha 18-20 anni e dieci anni fa frequentava la terza elementare, una location del genere, in cui nessuno di loro può riconoscersi, non dice nulla né di vecchio né di nuovo. Se nel 2007 andare al Lingotto fu una vera novità per tutti (Walter Veltroni chiudeva con il passato comunista battezzando il nuovo Partito Democratico nella sede degli ex stabilimenti della Fiat, simbolo della storia operaia d'Italia), tornarci oggi è più che altro utile a ricompattare chi nel partito c'è già ma non ad attrarre, come fu con la Leopolda, nuovi simpatizzanti soprattutto tra i più giovani. 


La rottamazione tradita
A proposito di Leopolda, Matteo Renzi ha soprattutto deluso le aspettative di quel popolo di giovanissimi affacciatisi per la prima volta alla politica a vedersi riconosciuto un ruolo da protagonisti nella vita pubblica. Se anche i cosiddetti renziani della prima ora gli rimproverano oggi di essere riuscito a rottamare solo i suoi avversari interni, agli occhi dei ventenni l'ex premier non appare diverso dai vecchi politici di professione esclusivamente interessati al mantenimento del proprio potere.

Nella guerra generazionale contro chi considerano i veri privilegiati della società, ossia gli over 60 ipergarantiti, con più soldi e più diritti rispetto a loro, gli under 30 non si sono sentiti né rappresentati né sostenuti.

La prova del referendum
Così quando lo scorso anno è andato a chiedere il loro voto a favore della riforma costituzionale, il risentimento nei suoi confronti è esploso. Nonostante il bombardamento di messaggi promozionali studiati per quel target dai guru della campagna referendaria, il 4 dicembre la stragrande maggioranza dei giovani tra i 18 e i 34 anni si è ribellata urlandogli in faccia di “no”.

D'altra parte, anche la rappresentazione che di loro se ne è fatta nelle scenette girate per raggiungerli attraverso il web e i social network (che tra l'altro i giovanissimi stanno abbandonando), era molto difforme dalla realtà: sempre felici, sorridenti, laureati e di buona famiglia. Vestiti bene, palesemente benestanti, dediti ai selfie e agli aperitivi al bar. Totalmente rimossi i sentimenti di disagio, preoccupazione, delusione, smarrimento, frustrazione che pervadono i più.

Il futuro che preoccupa
Matteo Renzi non può piacere a questa generazione perché lo story telling che lo accompagna fin dalle origini è un pugno in faccia a chi oggi vede il proprio futuro non come un campo di sterminate possibilità bensì come un tunnel pieno di difficoltà.

La disoccupazione giovanile resta in Italia a livelli record, gli under 30 guadagnano in media molto meno dei loro coetanei europei, sono costretti a rimanere a casa dei genitori e, quel che è peggio, sempre più spesso a tornarci. Le misure di contrasto alla povertà e alla disoccupazione messe in campo finora sono risultate insufficienti.

Adesso Matteo Renzi pensa a nuovi interventi come per esempio il “lavoro di cittadinanza”. Ma da parte sua servirebbe anche una nuova narrazione sui giovani che li rappresenti come sono realmente, arrabbiati per l'ennesimo stage non retribuito che gli viene proposto, e non come a lui piacerebbe che fossero: tutti geniali inventori di start up ultra innovative.

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