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Ignazio Marino negli Usa, assente ingiustificabile a Roma

Nemmeno il tempo di disfare la valigia che il sindaco già riparte per gli Stati Uniti per incontrare il Papa che vive nella sua stessa città

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Il sindaco di Roma Ignazio Marino al termine dell'incontro in Campidoglio con il prefetto Franco Gabrielli . Roma 04 settembre 2015. – Credits: ANSA/ANGELO CARCONI

Che Ignazio Marino si sia ormai stufato di fare il sindaco di Roma e che il perimetro del Grande Raccordo Anulare gli stia sempre più stretto è un fatto conclamato. Se ne sono resi conto tutti: collaboratori, consiglieri di maggioranza, opposizione e soprattutto i cittadini. Il problema è che lui non vuole e non può ammetterlo.

Non vuole perché il personaggio è testardo e ha già dimostrato una pervicacia nel rimanere saldamente aggrappato al suo ruolo davvero insospettabile all'inizio del mandato. Non può perché l'accordo implicito con Palazzo Chigi e il Nazareno è che rimanga al suo posto almeno fino alla fine del Giubileo indetto da Papa Francesco.


 

E tuttavia ogni sua azione e decisione svela quali siano i suoi veri sentimenti. Infatti ogni volta che può si allontana dalla Capitale, lasciandosi alle spalle i problemi di cui, pure con tutta la buona volontà, non riesce a venire a capo: rifiuti, trasporti, decoro, abusivismo e adesso pure i cantieri dell'Anno Santo. Tanto che non ancora non si è nemmeno placata l'eco delle polemiche sulle sue lunghissime vacanze tra Stati Uniti e Caraibi, che il sindaco chirurgo riprende il volo. Destinazione Philadelphia. La sua città del cuore. Dove ha insegnato per anni e dove, questa volta, si recherà per incontrare il Papa.

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Il Papa esatto, il vescovo di Roma, uno che, volendo, Marino potrebbe “incontrare” ogni giorno solo affacciandosi dalla finestra di casa sua. Come poteva incrociare agevolmente a Trigoria o all'Olimpico il patron giallorosso James Pallotta raggiunto nell'agosto del 2014 negli States per parlare della costruzione del futuro Stadio della Roma. Che ovviamente non sorgerà, se sorgerà, a Boston, sede dell'incontro estivo di un anno fa, bensì, appunto, a Roma. Ma vuoi mettere che uno si muove per Pallotta e non per il Papa?

Sei giorni in tutto, accompagnato da due membri dello staff, a spese del sindaco di Philadelphia in cambio, pare, di qualche dritta sul cerimoniale per accogliere il Santo Padre che il 24 sarà in città. Obbiettivo; riuscire a intercettare il Pontefice in mezzo ad altre 50 persone durante la visita alla sala dove fu firmata la dichiarazione d'indipendenza degli Stati Uniti. Ora, visto che ogni volta che il sindaco è assente, la città viene colpita da qualche calamità, i più incrociano le dita e fanno gli scongiuri. Un talento spiccato il suo nell'essere sempre altrove nei momenti di difficoltà della Capitale.

A Roma è annunciato un Armageddon d'acqua che affogherà interi quartieri? Marino è fotografato mentre schiaccia un pisolino sul treno per Milano. Un rom non si ferma all'alt della polizia e fuggendo uccide una donna e ferisce altre 8 persone? L'allegro chirurgo è negli States. A Tor Sapienza scoppia la rivolta dei residenti contro gli immigrati? Lui è a Londra. A Don Bosco lanciano petali di rosa dal cielo sul feretro di Casamonica? Il sindaco è ai Caraibi e ci rimane anche mentre il governo decide se sciogliere o no il suo Comune per mafia. Una volta è andata male anche a lui. Era il Natale scorso, Marino si trovava in vacanza in una località sciistica negli Stati Uniti (guarda un po'), scivola e si spacca un ginocchio.

Quarantaquattro giorni di vacanza dal giorno del suo insediamento a Palazzo Senatorio fino a oggi: 8 nel 2013, 17 nel 2014, 19 quest’anno. Quindici viaggi in due anni, la maggior parte per “motivi istituzionali o di rappresentanza”. Quasi sempre, però, negli Stati Uniti. A caccia, dice lui, di finanziamenti per Roma di cui finora non si è visto un quattrino. Anche se il sospetto è che, in realtà, il marziano non riesca più a trattenere la gran voglia di tornare sul suo pianeta. In programma entro l'anno ci sono già altre trasferte, una a Parigi, l'altra di nuovo negli Stati Uniti. Qualcuno gli nasconda il passaporto.

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