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Politica

Ercole Incalza: chi è il grande vecchio delle opere pubbliche italiane

Da trent'anni al ministero dei Trasporti, è sopravvissuto ai governi e alle inchieste. E a settant'anni era ancora il "dominus"

Da trent’anni è l’ingegnere del cemento e del ferro pubblico italiano. Ed è stato il “vigile” per quanto riguarda le strade, “ferroviere” per quanto riguarda le ferrovie e l’alta velocità, “capocantiere” per quanto riguarda le opere pubbliche, se ancora si possono chiamare tali.

Trent’anni, sette governi, cinque ministri, se non è un papato cosa altro può essere quello di Ercole Incalza al ministero dei Trasporti?

E se i procuratori di Firenze non lo avessero fermato per un elenco di malversazione contro la pubblica amministrazione (corruzione, induzione indebita, turbativa d’asta) chissà dove sarebbe arrivato, dicono in Europa per un incarico alla Bei (Banca europea investimenti) quasi a premiare una carriera di indefesso servizio. Di certo, al ministero dei lavori pubblici, e in particolar modo per volere di Maurizio Lupi, che lo definì pubblicamente “un patrimonio per il nostro paese”, ci sarebbe rimasto anche oltre i suoi anni, grazie a un codicillo che ne garantiva la consulenza esterna come capo della stuttura tecnica di Missione.

E dato che in Italia esistono solo creatori, ma non creature che possono fare a meno di chi le ha messe in piedi, a Incalza non solo era stata offerta la guida di questa struttura, ma se ne era quasi chiesto la disponibilità per ineluttabilità, quasi come fosse l’unico chirurgo che sapesse maneggiare il bisturi, insomma il solo che potesse a "settant’anni” dirigerla.

Per Incalza ci sono state solo le grandi opere mentre le piccole sono «le puttanate» perché dopo «sta gente se non ha continuità lavorativa e sono cazzi». E dunque, dite se possa essere questa la lingua di un dirigente, anche con l’attenuante di essere al telefono. Sarà che il turpiloquio è contagioso, fatto è che quello di Incalza ha colpito il ministro Lupi che nelle intercettazioni dismette il linguaggio sobrio del cattolico praticante per indossare quello del consumato uomo con il sopracciò rassicurando Incalza: «Vado io guarda, siccome su questa cosa, te lo dico già. Però io non voglio, cioè vorrei che tu dicessi a chi lavora con te che sennò vanno a c...! Su questa roba ci sarò io lì e ti garantisco che se viene abolita la Struttura non c’è più il governo!».

Entrato al ministero delle Infrastrutture con il leader socialista Claudio Signorile, Incalza che nelle intercettazioni chiamano «il dominus» è passato dai progetti sull’aria metropolitana di Palermo, il suo primo incarico da dirigente della cassa del Mezzogiorno nel 1978, alla Motorizzazione civile, amministratore delegato della Alta Velocita, la Tav nel 1991, e non si contano i servizi da fedele consigliori dei ministri di destra e di sinistra, Pietro Lunardi, a eccezione di Antonio Di Pietro («Lo cacciai senza complimenti»), Altero Matteoli, Corrado Passera e oggi lo sfortunato Lupi con un figlio che da quanto si ascolta nelle intercettazioni ha pure accettato un Rolex. Incalza ha sùbito 14 inchieste (lo si evoca anche per quanto riguarda l’Expo) uscendone indenne, ammaccato con prescrizioni, ma subito guarito dalla prodigalità della politica che lo corteggiava e da imprenditori che avevano cominciato a omaggiare la sua famiglia con case.

L’architetto Zampolini, quello dei grandi eventi per intenderci, si premurò a pagare un milione di euro per la casa della figlia di Incalza, Antonia, che nel 2003 ne acquistò una per soli 390 mila euro, un edificio a piazzale Flaminio a Roma, senza sapere che il resto lo pagava Zampolini. Ebbene, dell’ultima appendice del libro a fascicoli “corruzione italia”, Incalza con i suoi settant’anni è nelle intercettazioni degli imprenditori «dominus totale. Maurizio crede di fare qualcosa. Ma fa quello che gli dice quest’altro», è lo sponsor dei socialisti al governo almeno secondo Lupi: «Dopo che tu hai dato, hai coperto, hai dato la sponsorizzazione per Nencini l’abbiamo fatto viceministro alle Infrastrutture». A gennaio di quest’anno Incalza ha lasciato il ministero nonostante i giovani volessero trattenerlo. Chiamatela intuizione o forse solo l’imprenscindibile prevalenza del grande vecchio. La qualità dell’ingegnere italiano: conoscere le crepe che anticipano i crolli.

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