Politica

Ignazio Marino, il sindaco che non sa e non può fare di più

Il New York Times, Gigi Proietti, Matteo Renzi, il partito, i romani: si amplia il solco tra il "marziano" e la gente

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Il sindaco di Roma Ignazio Marino – Credits: ANSA/GIUSEPPE LAMI

Su una cosa ha ragione Matteo Renzi: la storia di Ignazio Marino che è onesto ma non abbastanza capace per far “cambiare verso” a un città demolita anche in un impietoso reportage del New York Times per la sua sporcizia, il degrado, l'abbandono e l'inciviltà, è diventata una telenovela stucchevole anche per i più patiti del genere. “Si occupino di governare – ha detto ieri il premier al Tg5 riferendosi al sindaco di Roma e al governatore della Sicilia Rosario Crocetta – altrimenti vadano a casa. Basta telenovelas”. Insomma, se qualcuno pensava che dallo scorso 17 giugno – quando fu ospite da Bruno Vespa – ad oggi, il presidente del Consiglio avesse cambiato idea sul chirurgo dem, dovrà ricredersi. Anzi, tirando fuori le telenovelas citate anche nel maggio scorso a proposito della Salerno-Reggio Calabria, Renzi ha di fatto bollato Marino come un'opera incompiuta, tanto utile se realizzata quanto ormai invisa agli automobilisti che l'hanno eletta a emblema dell'inconcludenza della politica di fronte alle necessità dei cittadini.

Il giudizio del New York Times

A poco serviranno l'azzeramento del cda dell'Atac arrivato oggi e l'avvio della privatizzazione con tanto di scuse da parte del sindaco ai cittadini. Dal ritratto che ne fa il New York Times, Roma appare esattamente com'è: una città che non scorre. Nella quale i cittadini si ritrovano quotidianamente intrappolati in piccoli e grandi disservizi, dall'erba dei parchi pubblici che arriva alle ginocchia, all'incendio che settimane fa ha mandato in tilt l'aeroporto di Fiumicino, al pessimo sistema dei trasporti (le immagini della metro che viaggia con le porte aperte sono da film del terrore). Una città sconvolta dalle inchieste giudiziarie con l'arresto per “Mafia Capitale” di numerosi amministratori pubblici, una città “che sta crollando”. Non che il chirurgo dem ne abbia colpa, riconosce la giornalista del NYT definendolo “senza macchia”, ma anche come un “Forrest Gump” la cui rispettabilità “a Roma non è necessariamente vista come parte della soluzione”.

Perché Marino non riesce a risolvere la crisi di Roma

Non c'è dubbio, infatti, che la crisi morale, politica e sociale della Capitale sia cominciata ben prima dell'avvento di Ignazio Marino in Campidoglio ed esattamente con quello del suo predecessore Gianni Alemanno oggi indagato per 416 bis. Il problema è che l'attuale sindaco è troppo debole per portare Roma fuori da questa crisi. E lo è un po' perché le casse sono vuote e lui non può investire in nulla; un po' perché si ritrova contro un governo oggettivamente ostile che se potesse non gli sgancerebbe un euro nemmeno per il Giubileo; un po' perché tra gli effetti dell'inchiesta su Mafia Capitale c'è anche la paralisi della macchina amministrativa; un po' perché qualunque corporazione può fargli guerra, dai macchinisti dell'Atac ai vigili urbani, gliela fa; un po' per suoi limiti umani e caratteriali conclamati.

La polemica per la traduzione del titolo del NYT

Prendersela con la traduzione del titolo dell'articolo del NYT fatta dalle agenzie di stampa italiane è ridicolo. Sarà pure vero che la prima pagina dell'edizione internazionale recita “Un sindaco virtuoso contro i vizi di Roma”, ma poi nella versione newyorkese diventa, come è stato riportato in Italia: “Il sindaco è onesto, ma lo è abbastanza per fermare il declino della Città Eterna?”. Invece di preoccuparsi di quello che viene raccontato negli Stati Uniti della città che egli amministra, Marino perde tempo a bacchettare i giornalisti italiani che, a suo dire, non conoscerebbero abbastanza l'inglese derubricando il contenuto dell'articolo a meri “giudizi personali” dell'autrice.

L'insofferenza di Marino per le critiche

Certo, anche quello di un romano doc come Gigi Proietti, che in un'intervista a L'Espresso ha definito Roma “brutta, scomposta, estranea a se stessa”, è un “giudizio personale”, ma il sindaco dovrebbe sapere che una somma di giudizi personali simili fanno un'opinione pubblica. E insorgendo, come fa sempre più spesso, contro chiunque si azzardi a criticarlo, Marino non fa altro che continuare a scavare un solco sempre più profondo tra lui e i cittadini.

Vittimismo e sindrome d'accerchiamento

Vittima, fin dal suo arrivo in Campidoglio, di una sindrome d'accerchiamento che gli ha man mano provocato uno spaventoso vuoto intorno, il "Marziano" si è convinto che chiunque ce l'abbia con lui sia anche un nemico del Bene. Il sindaco non accetta, non concepisce nemmeno che possano esistere persone che abbiano a cuore la legalità, tanto quanto lui, senza avere a cuore anche lui. Se ne faccia una ragione, perché è così. Quindi, se non vuole sprofondare ancora di più nella loro considerazione, lasci perdere i titoli del New York Times e il conteggio dei neuroni presenti nelle teste dei romani, si dimostri meno permaloso e, se ne è capace, governi.


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