Politica

Ignazio Marino e i falsi profeti della sua sventura

Perché sbaglia chi continua a dire che il sindaco di Roma sarà licenziato a breve

Ignazio Marino – Credits: Alessandro Di Meo/Ansa

Chi ci legge da tempo sa bene che, da queste parti, non abbiamo mai risparmiato critiche, anche dure, al sindaco di Roma Ignazio Marino

Non si è certo taciuto sul suo immobilismo iniziale, quando, a parte le assunzioni a chiamata diretta nel suo staff e in quelli dei vari assessori, l'assemblea capitolina vegetò per mesi in attesa di ricevere dalla giunta una delibera che fosse una su cui discutere; o delle gaffes sulla finta laurea del capo ufficio del vicesindaco e sui titoli mancanti del neo comandante della Polizia locale rimosso in fretta e furia, né della mal gestita pedonalizzazione dei Fori Imperiali.

Pensiamo anche a vicende più recenti, dallo sciopero dei 24mila dipendenti capitolini, al pasticcio del salario accessorio, al fallimento dell'Estate Romana, alla lunga notte (non bianca) dei teatri che chiudono, dei musei sull'orlo del fallimento, di un assessorato, quello alla Cultura, ancora senza guida dal giorno delle dimissioni di Flavia Barca presentate ormai il 26 maggio scorso. E ancora, alla monnezza che trabocca dai cassonetti, alle linee di trasporto pubblico soppresse, alle periferie abbandonate, ai servizi sociali a rischio, all'abusivismo arrogante e impunito dei camion bar e delle bancarelle stracolme di orrida oggettistica indo-cinese.

Fatti insomma, circostanze su cui dovrebbe, anzi deve essere sempre esercitato da parte del giornalista un diritto di cronaca e di critica il più possibile indipendente da qualsiasi appartenenza politica e anche di corrente.

Ed ecco perché oggi non possiamo non dissentire dai molti osservatori e colleghi che, prestandosi a esercitare (ma per conto di chi?) l'antica arte della divinazione, nonostante i fatti non gli abbiano finora mai dato ragione, insistono da mesi nell'annunciare la fine anticipata (addirittura entro Natale) dell'esperienza di Ignazio Marino a Palazzo Senatorio.

Un annuncio basato, si badi bene, nemmeno sull'osservazione diretta del volo degli uccelli, ma addirittura sulla sua interpretazione, sulle chiacchiere, sulle voci di corridoio, sui risentimenti di chi ha perso, o non ha mai conquistato, un posto al sole. Quindi non di “tutti” (come si pretende in certi retroscena), ma solo di quelli convinti che, senza la loro presenza ai posti di comando (magari occupati fino al giorno prima delle elezioni dello scorso anno), nulla potrà mai funzionare, tutto sarà sbagliato e nessuna salvezza potrà mai esserci.

“Gufi”, per citare il premier Matteo Renzi, che farebbero meglio a mettersi il cuore in pace visto che i fatti – e non il volo degli uccelli – dicono che Ignazio Marino resterà al suo posto ancora a lungo.

Intanto perché se il governo e addirittura Renzi in persona (come se il premier si svegliasse e si addormentasse ogni giorno con il cruccio di come cacciare Marino) fossero davvero in procinto di levarsi il sindaco dai piedi, non si capirebbe perché Marino dovrebbe essere nominato (come è probabile che accada) commissario ad acta del piano di rientro triennale (triennale!) presentato l'altro giorno (alla faccia di chi per mesi si è detto certo che non ce l'avrebbe mai fatta) e su cui l'esecutivo avrebbe già espresso informalmente parere favorevole in attesa dell'ok ufficiale previsto per l'inizio di agosto.

Poi perché i nomi che alcuni inventano come probabili (praticamente certi) sostituti (come se la candidatura dello stesso Marino non fosse spuntata all'ultimo secondo e il parere degli elettori, rispetto al loro che la sanno tanto lunga, non contasse un bel niente), sono davvero fantasiosi.

Per esempio quello, gettonatissimo, dell'attuale ministro Marianna Madia la quale, per il solo fatto di essersi giustamente adoperata qualche settimana fa (da responsabile della Pubblica Amministrazione) della questione del salario accessorio dei dipendenti capitolini, è stata immediatamente piazzata sulla pista di lancio. Peccato solo che già oggi, ad altri livelli, si parli di lei come possibile nuovo ministro del Lavoro al posto di Giuliano Poletti, eventuale candidato governatore dell'Emilia Romagna dopo le dimissioni, per una condanna in appello, di Vasco Errani.

Interessante anche andare a vedere chi c'è tra quelli che tifano per far fuori Marino. Esponenti politici locali e nazionali dalemian-bersaniani folgorati sulla via per Firenze che, oltre a opporsi al sindaco, qualche settimana fa tentarono (contando sull'appoggio dei renziani veri che ovviamente non si prestarono al giochetto) di far sfiduciare dall'assemblea romana il segretario della federazione Lionello Cosentino considerato non più rappresentativo (ma di chi?) e di soffiargli il posto come se fosse solo loro il merito dello storico 43% ottenuto a Roma dal PD alle elezioni europee.

Per carità, sarebbe semplicemente assurdo negare che ad oggi il sindaco sia nel mirino di un bel pezzo del partito romano (compreso quello rappresentato dallo stesso Lionello Cosentino), che i presidenti di municipio (alcuni più di altri) non si fidino di lui, che tanti cittadini che lo hanno votato si dicano pentiti e che per lui la strada sia ancora tutta in salita.

Cosa ben diversa è però piegare la realtà a scenari da fantapolitica dimenticandosi, per esempio, che un amministratore direttamente eletto dal popolo non può essere sfiduciato né da un deputato, né dal segretario locale di un partito, né tantomeno dal premier in persona. E che l'unico organo che ha questa facoltà (decadendo esso stesso) è il consiglio comunale (altrettanto direttamente eletto), in particolare nella sua componente maggioritaria, attraverso atti politici precisi, concreti e fatali.

Come, per esempio, la bocciatura del bilancio della città. Bilancio che dalla prossima settimana sbarcherà in Aula Giulio Cesare e, al netto delle normali modifiche che subirà in sede di esame, sarà approvato, senza ombra di dubbio, entro agosto.

Un fatto questo, non un oroscopo.

© Riproduzione Riservata

Commenti