Politica

'Forza Evasori', fantasia e libertà al potere

Il partito del libertario Leonardo Facco che sfida la politica e lo Stato

Il leader di Forza Evasori, Leonardo Facco

Mario Monti è «un imbecille perché parafrasando Maffeo Pantaleoni, qualunque imbecille è in grado di governare introducendo tasse e gabelle». Vi libererà dagli odiati commercialisti e poi dalla scuola con la “q”, dalle carte bollate e che dire della “tassa piatta” del 10 per cento, unica tassa che Leonardo Facco ha previsto nel suo pentalogo di liberazione.

Quindi Forza Evasori! Provocazione, ironia? Il simbolo è comparso in quella corrida di loghi elettorali (215) depositati al Viminale come grido liberatorio, perché come spiega Facco, colui che ha depositato il simbolo di Forza Evasori «le tasse sono un furto e non pagarle una necessità». Ma dietro c’è nientemeno che John Locke e il filosofo del movimento libertario Murray Rothbard uno che Facco conosce per aver pubblicato i suoi libri con la piccola e agguerrita casa editrice “Leonardo Facco editore”, editrice libertaria.

Dice che si è dovuto addirittura «auto castrare» perché fosse stato per lui «lo Stato andrebbe ridotto ai minimi termini, ancora meno di quanto ho previsto nel mio programma», programma riassumibile in cinque punti, appunto il pentalogo, dove è prevista «la dieta paleolitica per lo Stato».

E pensare che Facco ha anche il suo candidato premier: «Giorgio Fidenato, che insieme a me ha depositato il simbolo di Forza Evasori. Siamo cento in tutto, nati dal movimento libertario». Finora c’è solo questo simbolo, nessun partito, anche se il 26 gennaio a Bologna si costituirà ufficialmente, mancano pure le firme, ma un risultato lo hanno già ottenuto Facco e Fidenato «siamo riusciti a far perdere la pazienza a Corrado Augias. Ha detto che dovremmo vergognarci, che il nostro simbolo è indecoroso».

Di indecoroso per Fidenato, giornalista (è caporedattore de L’indipendenza.com), esperto della Comunicazione («è chiaro che ho dovuto usare questo simbolo per cercare di far conoscere le idee del movimento libertario»), proto leghista («ho pubblicato negli anni ’90 il libro “Umberto Magno” che anticipava lo scandalo della Lega») c’è solo lo Stato, quello Stato «ladro» a cui andrebbero «tagliate le unghie attraverso la disubbidienza». Le basi storiche ci sono tutte, dall’economista Luigi Einaudi a De Molinari senza dimenticare George Orwell, autore amato da Facco per la sua carica eversiva, lo stesso che ha ispirato i suoi testi “Elogio dell’evasore fiscale”, “Elogio dell’antipolitica”, tutti pubblicati per la libertaria e dissidente Aliberti.

E se a molti la parola Forza Evasori può sembrare un incitamento all’obiezione fiscale per Facco è soltanto un accezione che andrebbe illustrata partendo dal vocabolario Treccani. Chi è l’evasore? «Evade chi scappa da un luogo da cui si è rinchiusi. Evadono i cubani che fuggono la dittatura, evade chi si libera da una condizione da cui si viene oppressi. Anche i capitali evadono. Ma sapete voi quanti capitali evadono in Svizzera?». Ah, se lo sentisse Mario Monti. «Non è un reato, l’evasione è proporzionale all’oppressione fiscale. Accetto le tasse, ma non oltre il 10 per cento».

Nel pentalogo è tutto nero su bianco. Tassa del 10 per cento di cui sette va ai comuni, due alla Regione e uno allo Stato, abolizione di carte bollate, nessuna patrimoniale sulla prima casa, licenziamento di 2,5 milioni di dipendenti pubblici (ma con preavviso e incentivi per ricollocarsi nel mondo del lavoro), abolizione del debito pubblico vendendo immobile e società di Stato, ricalcolo delle pensioni pubbliche con l’introduzione del minimo vitale, abolizione del Ministero della pubblica Istruzione e visto che bisogna pur ripartire sarebbe il caso di pacificarsi. La soluzione è «un condono tombale, grazie al quale – e solo aderendovi – le persone fisiche e giuridiche acquisiscono il diritto ad accedere al nuovo sistema fiscale. Tutti gli introiti saranno utilizzati per abbattere il debito pubblico».

Insomma, altro che un programma liberale come quello di Oscar Giannino di “Fermare il Declino”, unico tra i vari leader con cui Facco ha cercato di interloquire senza successo: «Avevamo provato a contattarlo. Se avesse messo in pratica tutto ciò che diceva nel suo programma radiofonico avremmo potuto collaborare, ma Giannino non ci ha risposto».

Da escludere sia Berlusconi che la sinistra: «Con Tremonti la tassazione è aumentata del 25 per cento. La sinistra per carità. Come si può dialogare con chi pensa alla patrimoniale». Antipolitica dunque? Semmai analisi storica e filosofica a sentire Facco che grazie a Charles Adams legge la storia attraverso i sistemi fiscali, giungendo alla conclusione che prima di qualsiasi rivoluzione si instaura un periodo di avversione all’imposizione fiscale simile a quello che stiamo vivendo.

Dei voti non si preoccupa, lui che ha vissuto il vento del Nord diffuso  dalla Lega a cui aveva aderito: «Accadrà quello che è accaduto con la Lega. Diranno: che schifo. Poi nel segreto dell’urna metteranno una croce, al grido di basta tasse e più libertà».

L’utopia sarebbe lo stato «miniarchico, uno stato ridotto ai minimi termini e tutto mercato». Le firme però difettano, nonostante i libertari non si diano per vinti. Qualora non ci riuscissero rimarrebbe pur sempre l’evasione come consiglia Facco: «Mi sto organizzando per andare all’estero. Le mete sono Tenerife, Usa o i Caraibi».

Perché il segreto è evadere, fuggire, come nel trattato del Ribelle di Junger : “Nel clima della tirannide, l'umorismo, come tutte le altre manifestazioni che accompagnano la libertà, viene meno”, insomma, evadere anche dalla scheda elettorale…

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