Le intercettazioni di Berlusconi: una lettura meno oscena

Nei testi pubblicati non c'è nulla di sconvolgente. Ma il vizio italiano di guardare dal buco della serratura rende tutto uno scandalo

Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi – Credits: Ansa

Cose dette e ridette, lo sappiamo, ma al peggio non c’è mai fine. Intercettare le telefonate di un parlamentare è illegale? Non importa, quando si tratta di Silvio Berlusconi: giacchè per fare una telefonata bisogna essere in due, basta ricorrere al banale pretesto di dire che si sta intercettando l’altro, che parlamentare non è.

Diffondere e pubblicare il testo delle intercettazioni è illegale? Anche questo non importa, anzi è un fiore all’occhiello della migliore stampa d’opinione italiana. Guardare dal buco della serratura, un tempo prerogativa di storiche testate illustrate che popolavano le sale d’aspetto dei parrucchieri per signora, oggi è un tratto di giornalismo investigativo di prim’ordine, adatto ai più autorevoli quotidiani. Purchè, naturalmente, la serratura in cui si sbircia sia quella di Villa San Martino ad Arcore o di via del Plebiscito a Roma.

C’è però un problema, che avrebbe potuto mettere in crisi i Bob Woodward e i Carl Bernstein de’noantri. Nelle registrazioni non c’è assolutamente nulla. Non soltanto non c’è nulla di illegale, ma neppure nulla di pruriginoso, di divertente, di ridicolo (o comunque di manipolabile in modo tale da renderlo ridicolo). Che fare dunque? Per la grande, libera stampa italiana è un bel problema.

Silvio Berlusconi si è permesso di suggerire a Fedele Confalonieri o a Piersilvio Berlusconi di far condurre una trasmissione Mediaset a Belen Rodriguez? Notiziona! In effetti, come è noto, nessuna rete televisiva ospiterebbe la showgirl argentina senza oscure trame di Berlusconi.

Berlusconi ha suggerito a Bush di intervenire per non far fallire le banche all’epoca della caduta di Lehmann Brothers? Gli storici del futuro ringraziano, sarebbe stato troppo difficile per loro rintracciare la stessa notizia nelle decine di discorsi pubblici nei quali lo stesso Berlusconi ha raccontato questo episodio. Berlusconi è contento per essere riuscito a fare una finanziaria che non subirà il solito “assalto alla diligenza” di Ministri e Parlamentari che tentano di strappare risorse per questa o quella nobile causa, a spese della collettività? Sensazionale!

Ci avevano sempre detto che Berlusconi ha governato l’Italia solo per curare gli interessi suoi e di qualche suo amico. Per fortuna della libera informazione, tutto si può manipolare, basta un titolo per dare il senso di una notizia. E se la manipolazione è oscena, tanto meglio. Vogliamo rendere merito alla professionalità e alla deontologia della stampa italiana citando per tutti il titolo (notare il virgolettato) di uno dei maggiori quotidiani italiani. Berlusconi: “Veline e minorenni? Le parlamentari i miei prototipi”. Sottotitolo: Dalle intercettazioni con Tarantini emergono i “gusti” femminili dell’ex-Cavaliere: “Carfagna, Gelmini, Prestigiacomo, Ravezzo (sic) e Bergamini sono le migliori.

Geniale: ovviamente in pochi leggeranno il testo delle intercettazioni (sono sempre letture noiosissime e quasi incomprensibili) e quei pochi lo faranno influenzati dal titolo. Questo sì che è giornalismo.

Berlusconi parla di minorenni, una sola volta, e solo per dirsi indignato del fatto che qualcuno insinui che lui abbia a che fare con minorenni? è una sottigliezza che poco interessa alla macchina del fango. Berlusconi si vanta di aver portato molte donne in Parlamento ed elenca quelle che secondo lui sono le migliori per quantità e qualità dell’impegno?  Che importa: per la libera stampa questo diventa un “concorso di bellezza” fra le parlamentari.

Naturalmente è del tutto casuale che questo avvenga proprio in coincidenza con la fine dell’affidamento del leader di Forza Italia ai servizi sociali e a pochi giorni dalla pronuncia della Cassazione sul “caso Ruby”.

Come avrebbe detto Humprey Bogart. “Questa è la stampa, bellezza. E tu non ci puoi fare niente” (N.B. Il “cattivo”, nella versione originale del film, quello che voleva asservire la stampa ai suoi interessi, si chiamava Rienzi, con la “i”. L’assonanza ovviamente è solo casuale).

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