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Politica

Così Stefano Parisi prepara il nuovo centrodestra

La convention a settembre e la proposta a Silvio Berlusconi su come ricostruire un partito moderato. Diverso dalla Lega di Matteo Salvini

Milano, notte del 19 giugno. Stanno arrivando i risultati delle elezioni comunali. Il popolo del centro-destra è riunito in una grande sala di un albergone semi-centrale, sede del comitato elettorale di Stefano Parisi. I numeri scorrono ordinati e implacabili. Verso l’una, i risultati possono dirsi definitivi. Beppe Sala, non Parisi, è il nuovo sindaco.
Parisi chiama Sala per congratularsi, poi scende nel salone affollato.

Circondato da telecamere e taccuini di giornalisti, viene accolto con un boato da stadio. Applausi, urla, abbracci, congratulazioni. Si impossessa di un microfono, sale su un palchetto e fa cenno di voler parlare. A fatica ottiene un po’ di silenzio, ed esordisce con un sorriso: “Guardate che abbiamo perso… forse non vi siete accorti!”.
Eppure quella folla aveva capito molte cose. Quella notte, con quel risultato, non era stato eletto il sindaco di Milano, ma era nato un leader, un nuovo protagonista della politica nazionale.

 

Raffinata intuizione di Silvio Berlusconi, impossibilitato ad esercitare la leadership in prima persona dall’incandidabilità e da qualche problema di salute, il manager romano prestato a Milano ha perso la battaglia, ma ha posto le basi per vincere la guerra.
Due ore più tardi, esaurito il rito delle interviste, degli abbracci, delle lacrime, nella hall semideserta rimane un gruppetto di persone, semidistese sui divani di finta-pelle: visi stanchi, cravatte allentate, voci basse: sono Stefano Parisi, i suoi familiari e i collaboratori più stretti.

Di cosa parlano fra loro? Commentano i risultati? Recriminano sulla sconfitta? Nulla di tutto questo. Con grande preoccupazione di Anita, consorte ferrea e gentile, e autentico sgomento delle dolcissime figlie Sarah e Camilla, Stefano Parisi e i suoi collaboratori parlano del futuro. Di come non disperdere il “modello Milano”, che ha restituito un centro-destra competitivo, e trasformarlo in un’esperienza nazionale.

Uno di loro, il più cinico, è esplicito: “Questa sconfitta è la nostra vittoria. Se avessimo vinto, Stefano sarebbe stato bloccato per cinque anni ad occuparsi di Milano, se non altro per rispetto verso gli elettori. Ora è libero per un progetto più ampio”.

L'evento di settembre
Quale sia questo progetto Parisi lo spiegherà in un grande evento che sta preparando per settembre, a Milano. Un evento pieno di simboli, a cominciare dalla scelta della sede (non un teatro ma un capannone industriale, simbolo dell’operosità e della volontà di costruire al di fuori dei luoghi imbalsamati della politica).

Il senso è chiaro: nella città simbolo del modello Parisi, un programma tutto in positivo, fatto di proposte e non di contrapposizioni, di risposte e non di proteste. Il contrario, nello stile prima che nei contenuti, del “metodo Salvini”. Da un lato la rabbia urlata, dall’altro il ragionare pacato; da un lato si evocano le paure, dall’altro si propongono le soluzioni.  

Dunque rotta di collisione con la Lega? Neanche per sogno, a sentire Parisi: “La Lega intercetta problemi reali, e svolge una funzione preziosa. Semplicemente, noi dobbiamo fare una cosa diversa”. Molto di più non è disposto a dire, neppure il programma dell’evento di Milano, che sarà una sorpresa per tutti: i nomi dei relatori e la formula dei lavori non saranno resi noti in anticipo, si sa soltanto che non ci saranno politici, in modo assoluto. “Non per nuovismo o volontà di rottamazione, spiega ancora Parisi, ma perché dobbiamo far parlare, ed ascoltare, altre voci. Fino a quando ci parliamo fra noi, non facciamo passi avanti”.

L’evento di settembre peraltro, appena annunciato e già in overbooking di partecipanti (ma non ci saranno posti riservati per nessuno, neppure per le presenze più “istituzionali”).

La due diligence su Forza Italia
In parallelo, l’ex Direttore Generale di Confindustria sta svolgendo, su incarico di Silvio Berlusconi, una vera e propria “due diligence” su Forza Italia.
Il partito azzurro, piuttosto malconcio sul piano elettorale ma soprattutto su quello economico da quando la legge non consente più a Berlusconi di finanziarlo, raccoglie comunque un buon numero di elettori, di eletti in giro per l’Italia, di militanti e di dirigenti senza i quali è davvero difficile pensare a un rilancio di un centro-destra a guida moderata.

Al termine di questa ricognizione, Parisi presenterà al Cavaliere una proposta: come riorganizzare un movimento politico di centro-destra, su quali contenuti, in quali forme organizzative.

Tutto questo ha suscitato, fra gli azzurri, grande entusiasmo ma anche grandi preoccupazioni. Bisogna considerare che mentre Berlusconi era sotto i ferri, e Parisi perdeva le elezioni a Milano, c’era chi pensava a cogliere l’attimo, per pensionare il vecchio leader e mettere le mani su quello che restava di Forza Italia.

Pare che Berlusconi non abbia affatto gradito le premure di alcuni dei suoi fedelissimi che – certamente per affetto nei suoi confronti e per risparmiargli stress e fatiche – lo avrebbero volentieri destinato alle panchine del parco di Arcore, con una coperta sulle ginocchia, a giocare con Dudù.
E quindi quegli stessi fedelissimi, che immaginavano Salvini come nuovo leader del centrodestra, ora temono le ire del fondatore di Forza Italia, uscito dall’intervento un po’ dolorante ma più combattivo che mai. Temono, in particolare, che Parisi sia lo strumento di una vendetta raffinata: Berlusconi è sempre più avanti di tutti, sulla strada dell’invocato rinnovamento.

Parisi ovviamente smentisce: “voglio solo dare un contributo di idee”, ripete come un mantra, e regolarmente aggiunge: “non sono il commissario di Forza Italia, non ho neppure la tessera”. La seconda affermazione, in effetti, è vera. Parisi non farà nomine, non taglierà teste, non darà ordini.
Quanto alla prima, il “contributo di idee” potrebbe trasformarsi in un nuovo centro-destra nel quale i moderati tornino ad essere trainanti, sul piano dei numeri e dei contenuti. L’unico centrodestra che ha mai vinto in Italia, l’unico che potrebbe vincere ancora, complice il declino del renzismo. E naturalmente, con la benedizione – e qualcosa di più – di Silvio Berlusconi.

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