Berlusconi e le parole fuori posto di Monsignor Galantino

Al prelato l'assoluzione non basta. Deve esprimere la sua condanna morale. Ma poco si addice a un uomo di Chiesa giudicare fatti che non conosce

Galantino

Monsignor Nunzio Galantino, segretario della Cei – Credits: ANSA / CIRO FUSCO

Vi ricordate il Vescovo di Prato? No? Non è grave, sono fatti che risalgono a quasi sessant’anni fa, all’Italia un po’ bigotta e un po’ provinciale degli anni ’50, quella in cui il compianto Oscar Luigi Scalfaro redarguiva le signore che andavano al ristorante indossando abiti che lasciavano le spalle scoperte.

Accadde che Monsignor Fiordelli, storico capo della diocesi toscana, attaccò pubblicamente una coppia di sposi che avevano scelto il matrimonio civile, definendoli "pubblici peccatori". Non l’avesse mai fatto, l’Italia laica e progressista insorse come un sol uomo, monsignor Fiordelli fu trascinato in tribunale, e – in primo grado – condannato. La Chiesa cattolica a sua volta si schierò compatta a difesa del Vescovo (lo “spirito del Concilio” non esisteva ancora), tanto che suor Pascalina, l’assistente-tuttofare di Pio XII, disse di non aver mai visto il Papa così turbato come in quei giorni, dall’epoca del bombardamento di Roma nel 1943.

Da allora, però, la Chiesa ha radicalmente mutato atteggiamento, anche perché si era resa conto che la vicenda di Monsignor Fiordelli, per altri versi un eccellente presule, fece più male che bene al ruolo dei cattolici nella società italiana.

Sessant’anni dopo, in Vaticano non siede più l’addolorato Pio XII, ma un Papa che si domanda "chi sono io per giudicare", nessuno se la prende più con le signore scollate né con i pubblici peccatori, il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana non ha difficoltà a dare la Comunione pubblicamente a Vladimir Luxuria, nonostante l’ex-parlamentare non sia noto per uno stile di vita del tutto coerente con i dettami della Chiesa.

Eppure d’improvviso lo spirito di Monsignor Fiordelli sembra reincarnarsi in un altro prelato, tale Monsignor Galantino, che ricopre la pomposa carica di Segretario Generale della CEI (e come tale diretto subordinato di quel cardinal Bagnasco che comunica Luxuria). Di chi il merito di tale miracolo? Ovviamente di Silvio Berlusconi.

In verità, crediamo che Monsignor Fiordelli si rivolterebbe nella tomba per l’accostamento. Il presule toscano - al di là del singolo episodio per il quale è divenuto celebre - era un vescovo di grande sapienza, cultura e capacità pastorale, che si spese a fondo per la vita e la famiglia. Galantino al contrario è noto per alcune singolari prese di posizione: ricordiamo quella in cui criticava le facce inespressive dei cristiani che pregano per fermare gli aborti.

Ma ora il Vescovo pugliese (è nato a Cerignola, come Di Vittorio) ha dato il meglio di sé, riportando indietro l’orologio della storia della Chiesa di 60 anni, un Concilio, 6 Papi, e scagliando il suo "vade retro" contro Silvio Berlusconi. Non basta, secondo il Prelato, l’assoluzione della magistratura. Rimane l’anatema nei confronti di Silvio e dei suoi compagni di nefandezze. Galantino, nonostante il nome soffice e appetitoso, è un “duro” che – come scrive gongolante Repubblica -  “gela l’euforia dei berlusconiani”, dicendo che il giudizio morale (ovviamente di condanna) è ben diverso da quello legale (di assoluzione).

La stampa laica e progressista, in questi giorni in lutto, trova finalmente nelle parole dell’ecclesiastico un balsamo per le sue ferite. Le asprezze del moralista cattolico suonano dolci come il miele per i moralisti laici che già adoravano il sopracitato Scalfaro.

L’idea che non si addica a un Vescovo giudicare fatti che non conosce, che non si addica a un Vescovo entrare a gamba tesa nel dibattito politico, che non si addica a un Vescovo scagliarsi pubblicamente contro episodi che – se fossero veri – riguarderebbero il “foro interno” e non quello esterno dell’ipotetico peccatore, non sfiora il vivace prelato. Ed è un vero paradosso che tocchi proprio a un Diabolus doverglielo ricordare.

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