Politica

Derogati Pd: per la base fortuna che son pochi

Cosa ne pensano gli elettori del Pd delle deroghe ai parlamentari di lungo corso?

Rosi Bindi e Pier Luigi Bersani (Credits: Ansa)

Il 29 e 30 dicembre gli elettori iscritti al Pd e quelli compresi nell’Albo delle primarie di “Italia Bene Comune” sceglieranno i candidati al Parlamento attraverso l'ormai consolidato meccanismo delle primarie. Non tutti però, perché il segretario Pier Luigi Bersani potrà riservarsi una quota di nominati a sua discrezione. E tra questi – si calcola che in tutto dovrebbero essere una novantina di persone selezionate tra esponenti della società civile, ex sindacalisti, personalità che si siano contraddistinte in qualche campo - ci finaranno sicuramente almeno tre o quattro dei cosiddetti “derogati”. Per poter essere ricandidati in Parlamento coloro i quali abbiano occupato uno scranno per più di 15 anni (almeno tre legislature), hanno dovuto infatti presentare una richiesta ad hoc. A non pensarci due volte sono stati in dieci: Anna Finocchiaro, Rosi Bindi, Maria Pia Garavaglia, Beppe Fioroni, Beppe Lumia, Franco Marini, Giorgio Merlo, Mauro Agostini, Gianclaudio Bressa, Cesare Marini. Richiesta già votata e accolta dalla direzione con tre voti contrari e tre astenuti.

I primi a fare un passo indietro erano stati invece Walter Veltroni e Massimo D’Alema, seguiti da Livia Turco, Marco Follini, Enrico Morando, Anna Serafini, Arturo Parisi, Pier Luigi Castagnetti, Tiziano Treu.

Ma che ne pensano i militanti sul territorio? A Roma molti consiglieri regionali, comunali e circoscrizionali che tra poco scadranno dal loro mandato e che intendono quindi tentare l'ingresso in Parlamento, hanno storto il naso. E chi invece osserva dai circoli?

Matteo aveva detto a Rosy: non la stampare la deroga e invece l'ha stampata! - commenta sarcastico Andrea Alemanni, attivista romano - Non sono contrario alle deroghe in sé, ma viste le persone cui sono state riservate potevamo tranquillamente non concederle. Sono persone che hanno fatto tanto per il nostro Paese ma se non li avessimo riconfermati sicuramente non ne avremmo sentito la mancanza”. Andrea, per esempio, le deroghe le avrebbe riservate a qualcun altro e secondo un criterio legato alle competenze tecniche piuttosto che a quelle meramente politiche che, dice, nel 2012 non pagano. E se adesso i derogati evitassero anche le primarie? “E' ridicolo: se li abbiamo derogati significa che hanno un consenso tale che non dovrebbero aver problemi a mettersi in gioco”.

Su queste deroghe qualcuno ci ha creato una carriera professionale – commenta Claudio Caraffiti militante Pd tra i quartieri San Lorenzo, P.zza Bologna, Parioli - mentre dovrebbero essere utilizzare per dei campioni di qualche categoria”. E tra i derogati di oggi Claudio non intravede proprio alcuna eccellenza, “per carità, non voglio parlare delle singole persone, ma dopo che ti sei fatto fino tra legislature in Parlamento, secondo me perdi proprio l'aderenza con la realtà”. Insomma, nemmeno a lui sembra che tra i “salvati” dalla pensione anticipata ci sia qualcuno di indispensabile e che, anzi, le figure più interessanti siano quelle che stanno rinunciando al privilegio.

Infastidito dalle polemiche alla fine anche Pier Luigi Bersani è sbottato. Il segretario Pd ha sottolineato, infatti, che lo statuto parla del 10% di deroghe “e noi abbiamo discusso di qualcosa che non è neanche il 3%: perché se ne parla solo per il Pd? E’ inaccettabile - ha detto Bersani - Siamo gli unici in Europa e in Italia ad avere il meccanismo di deroghe più stringente, per favore non chiedetecelo più e andate da qualche altro perché su questo si è superato il segno”.

Bersani ha ragione – concede Claudio - e anche se io ho sostenuto Renzi alle primarie per la scelta del candidato premier, credo che sia stato molto coraggioso nell'affrontare la questione. Spero che alla fine si tratti davvero al massimo del 3%”.

Per Daniela Proietti del circolo Pd di Pietralata alcune deroghe vanno pure bene, altre un po' di meno come quella per Beppe Fioroni che “sarebbe meglio se ne rimanesse a casa”. La conforta il fatto che ne siano passate poche “perché c'è bisogno di rinnovamento vero ed è giusto che chi ha fatto il suo tempo lasci il posto a menti più fresche”. Anche se alcuni derogati finiranno nel listino bloccato ed eviteranno la stretta delle primarie, “a meno che non decidano essi stessi a mettersi gioco, e non farebbero certo male. Dovrebbero avere la coscienza di farlo, come tutti gli altri”.

Anche Giovanni Zannola, del Pd di Ostia, confida nel fatto che i derogati partecipino alle primarie e non finiscano nel listino del segretario. E se invece accadesse proprio questo come già si prospetta? “Speriamo che siano pochi. A me un po' disturberebbe anche se immagino che Bersani abbia bisogno di alcune figure di riferimento come Franco Marini, Finocchiaro e Bindi, quelli che secondo me la sfangheranno”. Ma è accettabile che proprio loro, che sono in Parlamento da molto più di tre legislature, ci restino a scapito di altri più “giovani”? “La verità è che per me Franco Marini, Rosi Bindi e Anna Finocchiaro potrebbero benissimo rimanere fuori e continuare a dare un contributo in altre postazioni. Poi per carità, se Bersani è convinto di doversi tenere proprio questi personaggi in Parlamento va bene. Meno male che sono pochi”.

Chi proprio non ci sta a mettere sotto accusa il partito e la sua dirigenza è Carla Boto, sezione Marconi: “Le deroghe sono solo dieci. E' curioso che si polemizzi su questo invece di pensare che il Pd, trovandosi nella condizione di non poter far approvare la riforma elettorale per colpa di altri partiti e del governo Monti, di fatto affida a tutti i cittadini e al suo elettorato la scelta dei parlamentari”. Carla, una delle centinaia di volontari romani che ha materialmente organizzato i gazebo del 25 novembre e 2 dicembre e che già sta lavorando in vista del 29 e 30, rivendica il ruolo e la storia di quei parlamentari di lungo corso che hanno deciso di chiedere la deroga e non ci vede nulla di male nel fatto che gli sia stata concessa. “Apprezzo loro come apprezzo anche chi ha fatto la scelta di fare un passo indietro” dice e nemmeno la sconvolge il fatto, proprio a lei che alle primarie ha sacrificato giorni di ferie, che alcuni di questi derogati non debbano affrontarle “a quanto mi risulta tutti i derogati si sottoporranno alle primarie. Bisogna smetterla di guardare il dito che indica la luna invece che la luna stessa”.

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