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Comune di Roma: la "terza via" di Bindi che fa infuriare il Pd

Mentre i dem aspettano il via libera alla nuova giunta di Marino, la pasionaria dem detta la sua proposta in commissione Antimafia

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La presidente della commissione Antimafia Rosy Bindi. – Credits: ANSA/ANGELO CARCONI

Non ce la fanno proprio Rosy Bindi e il suo partito ad andare d'accordo. Il Pd decide che Vincenzo De Luca può candidarsi in Campania nonostante la Severino? A due giorni dalle elezioni lei lo infila in una lista di “impresentabili”. Il Pd vuole aspettare il parere di Angelino Alfano e del governo sul commissariamento per mafia del Comune di Roma? Lei riunisce la commissione Antimafia per dire la sua prima di tutti e proporre un legge speciale per fare pulizia nella Capitale.

La proposta di Bindi

Secondo la presidente Bindi tra lo sciogliere o meno il Comune deve essere percorsa una terza via: prendendo spunto dalla situazione romana, un decreto legge per dotare le città più grandi di strumenti ad hoc per sconfiggere le infiltrazioni. “La situazione è gravissima – ha attaccato Rosy - se un Comune grande e importante come Roma, che è la Capitale d'Italia, si mostra fragile e indifesa rispetto ad una piccola mafia, ad un sodalizio criminale recente, che occupato spazi rilevanti condizionando pesantemente l'azione politica”. Per questo, ha spiegato, serve un “tutoraggio” da parte dello Stato senza che il comune interessato venga privato della guida politica. Quindi, Ignazio Marino non deve dimettersi, ha fatto capire la presidente della commissione Antimafia, ma va assistito in qualche modo. Perché così com'è, lo ha ribadito più volte la Bindi citando il caso di Reggio Calabria, la legge sullo scioglimento non funziona o, quanto meno, non funziona per enti locali di grandi dimensioni. Se si può procedere con la mannaia in comuni piccoli o piccolissimi, dove un alto numero di amministratori risulta condannato o indagato per mafia, nelle grandi città la questione è più complessa e resettare tutto diventa complicato.

Le reazioni

Un intervento con cui la pasionaria dem è riuscita a far infuriare tutti: la minoranza che si è lamentata di non poter intervenire al termine della relazione e che denuncia: “non commissariano Roma - si legge in una nota del M5s - ma censurano la commissione”, e lo stesso Pd che da tempo mal sopporta l'interventismo e il protagonismo dell'ex presidente dem. Il capogruppo in commissione, Franco Mirabelli, ha giudicato “inopportuno l'intervento: la commissione – ha detto – non va politicizzata. Stefano Esposito, il senatore dem inviato a Ostia come commissario del Pd locale, l'ha accusata di voler anticipare i tempi “senza aspettare Gabrielli” dando così “solo fiato alle trombe della becera propaganda del M5s”. Il commissario romano e presidente del Pd, Matteo Orfini, che già in occasione della lista di “impresentabili” aveva accusato Bindi di “volerci riportare indietro di secoli quando i processi si facevano nelle piazze aizzando la folla, tace in attesa del parere del ministro dell'Interno sulla relazione del prefetto Gabrielli prima di dare il via al rimpasto di giunta che dovrebbe rilanciare Marino e il suo governo.

L'attesa per un nuovo intervento di Renzi

Ma sul destino del chirurgo dem pesa la minaccia di ciò che potrebbe dire Matteo Renzi quando il prossimo 28 luglio sarà ospite alla Festa dell'Unità di Roma. Dopo aver sganciato la bomba nel salotto di Bruno Vespa, quando esortò il sindaco ad andare avanti solo se in grado di farlo perché capace di amministrare la città, il premier non ha più commentato le vicende capitoline. Un silenzio che, a questo punto, potrebbe essere rotto martedì prossimo quando in molti ormai attendono una parola definitiva che potrebbe coincidere con il giudizio di Alfano sulla relazione di Gabrielli. Le possibilità sono due: o il segretario dem annuncerà che il sindaco, onesto ma incapace, non ha più la sua fiducia, del governo e del Pd, oppure darà il suo placet all'operazione restyling cui si sta lavorando in questi giorni.

Un indizio a favore di questa seconda ipotesi potrebbe essere colto nel fatto che la settimana scorsa il ruolo di presidente della commissione Finanze della Camera è stato assegnato all'esponente di Area popolare Maurizio Bernardo lasciando “libero” Marco Causi, predestinato a occupare quella casella fino a quando il suo nome è cominciato a circolare insistentemente tra quelli più accreditati per diventare il nuovo vicesindaco della Capitale dopo le dimissioni del vendoliano Luigi Nieri.

- LEGGI QUI: Perché Causi sarà vicesindaco

La nuova giunta con Causi vicesindaco

L'accordo è praticamente chiuso: dopo aver bollato come “fuffa” le prime indiscrezioni apparse sulla stampa, l'ex assessore al Bilancio di Walter Veltroni, autore del “Salva Roma” e membro della cabina di regia per il piano di rientro dal debito di Roma Capitale, si è detto “onorato” della possibilità che la scelta ricada su di lui. Marino lo ha definito un “ottimo tecnico” e, nonostante i mal di pancia di qualche consigliere Pd e le indecisioni di Sel, per ora uscita dalla giunta ma in procinto di rientrare in gioco, almeno il tassello del vicesindaco dovrebbe essere andato a posto. Ma Causi non sarà l'unico parlamentare dem pronto a entrare in giunta per quello che, a tutti gli effetti, costituirà una sorta di commissariamento “soft” dell'amministrazione

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Bisogna infatti ancora trovare chi prenderà il posto dell'eterno dimissionario assessore ai Trasporti Guido Improta e di quelli alla Scuola, all'Ambiente e al Bilancio dati in uscita.

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