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Politica

Caso Consip: i grandi affari di Carlo Russo

I dettagli sugli incontri con Tiziano, le cifre pattuite con Romeo e i contatti con il Giglio magico. Nelle carte Consip emerge il suo ruolo chiave

Un faccendiere, ammanicato con politici e boiardi, agli ordini di Tiziano Renzi? Oppure una pecorella smarrita, bisognosa della guida spirituale del babbo dell’ex premier? Al centro dell’inchiesta Consip c’è l’"omino": Carlo Russo, 33 anni, imprenditore di Scandicci, indagato per traffico di influenze dalla Procura di Roma. Uno spregiudicato lobbista, sospettano i magistrati. Solo un uomo in cerca di fede e un compagno di pellegrinaggi, si difende Tiziano Renzi, padrino di battesimo del figlio di Russo. L’unica cosa certa, allora, diventano i fiumi di parole registrate dalle cimici in via Pallacorda, nell’ufficio romano dell’imprenditore Alfredo Romeo, arrestato per corruzione in un appalto Consip da 2,7 miliardi.

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Russo e Romeo, quindi. La monumentale informativa dei carabinieri, diventata l’architrave dell’indagine, riporta decine di pagine in cui «il faccendiere» e l’imprenditore brigano, organizzano, accordano. E poi ci sono le intercettazioni sul telefono di Russo. E i pedinamenti. Una mole investigativa che prova il suo attivismo. Russo incontra grandi manager di stato. E non solo. «Emerge in modo chiaro» svela l’informativa «che è in rapporti con più esponenti del Governo».

Il ruolo del lobbista viene confermato anche da due deposizioni. Quella di Alfredo Mazzei, ex tesoriere del Pd in Campania, a cui Romeo avrebbe riferito di «un pranzo o una cena in un ristorante di Roma», a inizio 2016, con Russo e Renzi senior. E quella di Luigi Marroni, amministratore delegato della Consip, che ai magistrati dichiara di aver visto Russo tre volte: la prima, a settembre del 2015, «su richiesta di Tiziano Renzi e poi altre due volte con cadenza, più o meno trimestrale». Aggiunge Marroni: a marzo 2016 il «babbo» dell’ex premier «mi disse di accontentare e di accedere alle richieste di Russo Carlo, che era una persona alla quale lui teneva molto». Oltre alle testimonianze, ci sono però gli atti d’indagine. Che rivelano, in un escalation di richieste, contatti e controprove, chi è l’«omino» al centro dell’intrigo Consip.

3 agosto 2016
«Si è recato presso l’ufficio di Romeo un uomo con lo spiccato accento toscano, successivamente identificato in Russo Carlo» scrivono i carabinieri nel Noe. Le microspie cominciano a registrare. Tra i due c’è già consuetudine. Parlano di come avvicinare Daniela Becchini, direttore generale del Patrimonio dell’Inps. Russo promette: «A settembre lo mettiamo in piedi» dice riferendosi a un incontro. Che poi, in effetti, riuscirà a organizzare il 5 ottobre 2016 negli uffici di Romeo. Si parla anche di politica: Russo si starebbe prodigando per il Referendum costituzionale del 4 dicembre. Ma prova però ad allargare gli orizzonti: chiede all’imprenditore se è interessato a un investimento immobiliare nel Salento, dove ha una casa in cui dice di aver aver ospitato «Tiziano». Il lobbista sostiene di aver avuto contatti pure con Michele Emiliano. Il governatore pugliese nega ogni rapporto ma conferma di aver visto Russo, dopo la rassicurazione di Lotti: «Ha un buon giro ed è inserito nel mondo della farmaceutica. Se lo incontri per 10 minuti non perdi il tuo tempo». 

Tornando al business immobiliare salentino, «il faccendiere» spiega a Romeo che sarebbe interessato anche Renzi senior: «Ho detto a Tiziano che ne avrei parlato con lei. Per divertirci a fare gli albergatori...». Romeo si mostra accondiscendente: «Sì, facciamolo. Poi a me fa piacere fare una cosa gradita a Tiziano… Se lui si diverte, ci divertiamo insieme». Pourparler che precedono il vero motivo della visita: gli appalti Consip. Romeo si lamenta di Marroni. L’«omino», però, garantisce: manager è stato spiegato che Romeo è un amico. L’imprenditore però incalza: chiede «un rapporto», «una sinergia amichevole», una polizza assicurativa». «Mi aiuti lei: mi faccia da consulente » propone. Russo sembra d’accordo: «Appunto, magari, che ne sò, a casa de’ Tiziano si fa una bistecca». E rievoca la recente assoluzione a Genova del «babbo» dall’accusa di bancarotta fraudolenta:  «Anche lui, psicologicamente, mentalmente, si sente più sereno».

31 agosto 2016
Finite le vacenze estive, il primo incontro di Romeo è proprio con Russo. Parlano di un appalto di Grandi Stazioni, società delle Ferrovie dello stato impegnata a riqualificare i maggiori scali italiani. L’affare, a cui Romeo è molto interessato, diventerà un altro tema frequente dei rendez-vous capitolini. Ma il chiodo fisso resta Consip. Russo, a riguardo, racconta di aver visto il giorno prima il padre dell’ex premier: «Sò stato da Tiziano ieri mattina, prima di partire per Roma. Era incasinatissimo, perché ora è tornato segretario del partito a Rignano». Poi aggiunge: «Gli ho detto: “Dobbiamo fare sto passaggio con Marroni!”. Lui m’ha detto: “Fammi finire ‘sto casino. Prossima settimana, ci mettiamo”».

7 settembre 2016
Si riparla di Grandi stazioni.Ma a Romeo preme soprattutto «mangiare quella bistecchina» con Tiziano. «Ho riferito» aggiorna Russo «Mi dicono: “Che è ‘st’accordo quadro?”» domanda, in relazione all’intesa prospettata da Romeo. Che delucida: «Io conosco solo un modo: il più garantista di tutti». Cioè «pagare», traducono gli investigatori. Precisa che potrebbe andare in Toscana una o due volte al mese: «Così uno non si rischia le telefonate... A casa sua sarebbe la cosa migliore» bisbiglia Romeo, specificando però che Renzi senior deve parlare con Marroni. Russo lo rassicura: «Non c’è problema. Pensi, avvocato: dopo che Marroni aveva finito il mandato in Regione, andava a casa di Tiziano a portargli i curriculum! E ci andava tipo ogni settimana “Ma io che faccio? Allora me ne vado? Ma qui, ma là, ma su, ma giù... Era perso!». Russo propone di coinvolgere anche Lotti. E, prima di uscire, ringrazia Romeo per aver prorogato un contratto a Monia Martella, la sorella della sua convivente.

14 settembre 2016
Russo arriva in via di Pallacorda alle 10,50. «Facciamo una cosa proprio “quadro” come io avevo detto. Eh!» sospira Romeo. Che comincia ad annotare su un foglietto cifre e sigle: metodo che usa temendo le intercettazioni. Solo che, il giorno dopo, i militari si fanno consegnare la spazzatura della Romeo gestioni. E rinvengono un foglio strappato in più parti, vergato da Romeo: c’è scritto 30.000 al mese con accanto l’iniziale T., e 5.000 ogni due mesi vicino alla sigla R.C. Lettere che, scrivono gli investigatori del Noe, stanno per Tiziano e Russo Claudio. Romeo, dopo aver mostrato i pizzini, «fa però intendere che sarebbe disposto a dazioni superiori»: «Laddove io posso fare di più, lei ha la mia disponibiltà!».

Russo, alla fine della lunga chiacchierata, propone all’imprenditore persino l’acquisto dell’Unità: «E’ un discorso che aiuta anche il suo colloquio con Tiziano». La mattina seguente, il faccendiere chiama un avvocato: gli chiede di visionare un documento. Riguarderebbe proprio la paventata cessione dell’Unità a Romeo. Carte che dice di dover consegnare a Bonifazi. E due giorni più tardi, il 20 settembre 2016, Russo raggiunge la sede del Pd, ma resta solo per pochi minuti. Gli investigatori annotano: «È ipotizzabile che si sia limitato a consegnare un documento per qualcuno, forse proprio al Bonifazi».

19 settembre 2016
Alle 14,45 Russo chiama Tiziano Renzi. Gli dice di essere arrivato nel luogo dell’appuntamento, vicino alla sua macchina. Il «babbo» gli risponde che «sta arrivando».

21 settembre 2016
Stazione Termini, nove di mattina: Russo parla per 10 minuti con Silvio Gizzi, amministratore delegato di Grandi Stazioni. Poi, in un bar di Via Veneto, vede Renato Mongillo, imprenditore, già arrestato nel 2007 per aver versato una tangente all’ex assessore alla Sanità del Lazio, Marco Verzaschi. La tappa successiva sono gli uffici di Romeo. Il copione, però, stavolta non è il solito. I due, temendo forse orecchie indiscreti, escono a parlare nel terrazzo. Un faccia a faccia in cui i militari non escludono ci sia stato passaggio di denaro. Al rientro, Russo chiarisce: «O la cerca direttamente lui a lei, o lo fanno tramite me, non lo so!». Romeo domanda se è possibile vedere anche Lotti. «Facciamo tutto, avvocato» rassicura Russo. Che, poco più tardi, va via. Nell’ufficio di Romeo arriva allora Italo Bocchino, ex parlamentare di An e consulente di Romeo, pure lui indagato per traffico di influenze. L’imprenditore napoletano gli dice che l’accordo diverrà operativo in seguito al Referendum costituzionale. E i due «concordano sull’opportunità di non dare ulteriore danaro al Russo, se non all’esito referendario del 4 dicembre 2016».

27 settembre 2016
«Tiziano mi dice di chiederle... se per lei non è un problema, dice che lui è a disposizione, qualsiasi cosa gli manda un m ...però dice: “Aspettiamo dopo il Referendum”» ragguaglia Russo, nel solito summit periodico con Rome: «L’uomo non vive nel terrore: di più. Addirittura, gli incontri di lavoro.... Tiziano fissa un posto. Poi, un quarto d’ora prima, cambia. Perchè ora lo seguono».
La discussione scivola ancora sull’Unità. Lotti, informa Russo, avrebbe commentato così leventuale ingresso di Romeo nell’azionariato: «Non ci possiamo permettere che poi mezzo Pd ci attacchi». Romeo torna invece sul fantomatico «accordo quadro»: «Organizzo per cazzi miei le cose, pensando che la decorrenza avverrà a Natale».

28 settembre 2016
9,30: Russo chiama Laura Bovoli, detta «Lalla», moglie di Tiziano Renzi e madre di Matteo. La telefonata dura due minuti e mezzo. Bovoli dice di aver bisogno di parlargli. Russo però è Roma, e propone di vedersi l’indomani. «La donna» dettaglia l’informativa «chiede a una persona al suo fianco, presumibilmente Tiziano, se domani ci sarà». Riporta quindi a Russo di vedersi a mezzogiorno a Firenze, davanti alla sede della Marmodiv: una cooperativa amministrata da Pier Luigi Spiteri, storico sodale del padre dell’ex premier. Un nome che emerge spesso negli affari societari della famiglia. Il giorno seguente, 28 settembre 2016, alle 12,03, Russo chiama Renzi senior, che lo informa di essere in arrivo. E in effetti, all’appuntamento giunge anche Tiziano, telefono incollato all’orecchio e zaino in spalla. Sono le 12,16.

12 ottobre 2016
Russo e Romeo, dopo aver discusso della dismissione del patrimonio immobiliare dell’Inps, passano al tema Marroni. Russo lo incontrerà «mercoledì». E, per tranquillizzare lo scalpitante imprenditore napoletano, gli trasmette perfino un consiglio che gli avrebbe affidato in passato l’ex premier: «In politica i tempi sono importanti almeno quanto i contenuti». Più tardi Romeo vede Bocchino. I due, temendo le cimici, si scambiano un pizzino. C’è un rimando a Marco Mancini, agente dei servizi segreti. Il suo nome è collegato al nome Robert e al cognome Bacci. Il riferimento è ad Andrea, imprenditore legato ai Renzi. Una frequentazione che però Russo avrebbe sconsigliato: Renzi, sostiene, non avrebbe pagato la ristrutturazione della sua casa di Pontassieve. Lavori che, come rivelato da Panorama, furono eseguiti proprio dalla Coam di Bacci. Ma il mancato saldo, a dire di Russo, avrebbe guastato i rapporti tra il costruttore e la famiglia Renzi.

18 ottobre 2016
Sono passate da poco le dieci del mattino. Russo chiama la segreteria di Marroni per avere conferma di un appuntamento fissato alle 15 dell’indomani. A  causa di «sopravvenuti impegni»  viene rinviato al 02 novembre. Poi, come al solito, va da Romeo. L’imprenditore chiede: «Lei quando ha avuto l’ok?». Risposta: «15 giorni fa». I due, quindi, cominciano a discutere su come pagare le prestazioni del «faccendiere». Consulenza, contanti, società estere. Romeo propone anche una srl. Ipotesi rifiutata da Russo, che vuole tenere distinti i compensi da Tiziano: i suoi conti, informa, sono tenuti dalla moglie «Lalla».

19 ottobre 2016
I due si rivedono. Russo sollecita un contratto co.co.co: centomila euro annui netti. Ben oltre i cinquemila offerti da Romeo ogni due mesi nell’«accordo quadro». L’ipotesi però non è praticabile: Russo lavora già, come responsabile delle relazioni esterne, in un’azienda  di Arezzo, la Ceg elettronica. L’ultimo approdo dopo sfortunate iniziative: prima imprenditore in un centro estetico; poi responsabile d’area della FarExpress, azienda che consegna farmaci a domicilio. Mentre, il 16 giugno 2016, fonda la RC consulting, società probabilmente destinata alla sua attività di lobbing. Romeo, invece, continua a lamentarsi di Marroni. «Abbia fede» replica Russo. «Io la prossima settimana non ci sono: martedì vado a Medjugorje, se Dio vuole». In viaggio con lui c’è «Lalla», moglie di Tiziano Renzi, aggiungono i carabinieri.

6 novembre 2016
Il quotidiano La verità rivela l’inchiesta. «Russo non si farà più vedere. Ormai sanno tutto» commentano una settimana dopo Romeo e Bocchino in un’intercettazione.

7 dicembre 2016
Roberto Bargilli, autista del camper di Matteo Renzi alle primarie, chiama Russo: «Ti telefonavo per conto di babbo mi ha detto di dirti di non chiamarlo e non mandargli messaggi». Il cellulare di Tiziano Renzi è intercettato da appena due giorni.

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