Esteri

I "cavalli umani" di Calcutta entrano in sciopero. Per impedire al governo di negargli il diritto di trascinare (a piedi) i loro risciò

"Chi li guida svolge un lavoro disumano", gridano i politici". "Senza un'alternativa ci condanneranno a morire di fame", rispondono i portantini

Due risciò a Calcutta (AP Photo/Rajesh Kumar Singh)

Abbiamo già raccontato, qualche tempo fa , che in India esistono città in cui i guidatori di risciò, il mezzo (di origine cinese) che per decenni ha rappresentato la spina dorsale del trasporto asiatico, sono ancora costretti a lavorare come schiavi. Trasportando nelle strade di villaggi e megalopoli, di solito a piedi nudi, turisti e indiani. In cambio di qualche dollaro. Appena sufficiente per la loro sopravvivenza.

Dopo aver rilevato che oggi questi mezzi a due ruote sono stati quasi ovunque sostituiti da carrozzine a pedali, a motore, o dai più rapidi e rumorosi tuk-tuk, anche New Delhi si era finalmente decisa a bandire i "cavalli umani" come mezzi di trasporto. Considerando umiliante il fatto che solo a Calcutta ne circolassero almeno 20.000, di cui 6.000 addirittura con "regolare" licenza.

Ebbene: a poco più di un anno di distanza all'adozione di questo provvedimento i guidatori di risciò di Calcutta sono entrati in sciopero. A loro non importa che il governo locale consideri questo lavoro "spregevole" e "disumano". Perché la maggior parte di questi uomini, spesso molto anziani, con una manciata di dollari al mese (i più fortunati arrivano a metterne da parte un massimo di trenta) mantiene famiglie intere.

"Il governo non può da un giorno all'altro cancellare le nostre licenze, non è giusto", urla un uomo di 60anni. "Se proprio hanno deciso di toglierci dalla strada perché svolgiamo un lavoro disumano allora dovrebbero dimostrare di essere davvero preoccupati per noi e offrirci un'alternativa!", gli fa eco un collega un po' più giovane.

Molti guidatori di risciò lo sono diventati per necessità. Tanti hanno scelto di trasferirsi a Calcutta e di poter rivedere la famiglia un massimo di una o due volte all'anno nella speranza di accumulare, correndo, una somma di denaro sufficiente per far studiare i figli e offrire loro un futuro migliore. E invece non è andata così. I guadagni sono sempre rimasti così miseri che, da adulti, anche i figli non hanno potuto fare altro che raggiungerli. Ma in un contesto completamente diverso.

Complice la crisi economica che ha reso i trasporti alternativi molto più cari da un lato e l'eccessivo affollamento di una città che ospita oggi quattro milioni e mezzo di abitanti dall'altro, per i giudatori di risciò si sono concretizzate all'improvviso una serie di nuove opportunità. Che hanno spinto i più anziani a prendere le carrozzine in affitto con un parente anziché con un collega.

Nessuno di loro è più in gradi di trasportare i risciò in giro per la città per 24 ore consecutive. Ma con l'aiuto dei figli tutto diventa possibile. Potendo contare su di loro possono offrire il proprio sedile per ogni tipo di trasporto: quello di alimenti freschi da scambiare tra produttori, mercati e piccoli negozi. Quello dei malati in ospedale e quello dei bambini a scuola.

"Da quando a Calcutta solo i risciò sono in grado di garantire trasferimenti in tempi relativamente rapidi il lavoro per noi è cresciuto moltissimo. E preferisco dividerlo con i miei figli, così i guadagni restano in famiglia". Questi ultimi, che grazie ai sacrifici dei genitori sono riusciti a frequentare le scuole elementari o poco più, sono ancora più ottimisti. Perché sperano che il traffico congestionato di Calcutta finisca presto col bloccare molte altre megalopoli del Subcontinente. In cui si dicono pronti a trasferirsi all'istante.

Ecco perché sono entrati in sciopero. Dal loro punto di vista, se il governo avrà la meglio e i risciò saranno definitivamente banditi prospettive di lavor oggi "ottime" diventeranno "pessime". E son d'accordo con i genitori che sostengono che invece di annullare la loro unica fonte di reddito i politici dovrebero offrire alternative. E c'é chi addirittura ne propone una: "favorire il commercio su risciò. In maniera da permettere a chi li trascina di guadagnare di più e investire in carrozzine prima a pedali e poi a motore". Perché è questo l'unico modo in cui sarà possibile garantire ai guidatori scalzi un lavoro più dignitoso.

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