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Esteri

Cina: 18 mila funzionari fuggono all'estero per mettere al sicuro familiari e risparmi

La corruzione disorienta il Partito. E lo scandalo che ha travolto Bo Xilai smette di essere un caso isolato

Cina

Più o meno una decina di anni fa Jean-Pierre Cabestan, Preside del Dipartimento di Studi Internazionali di Baptist University a Hong Kong, aveva avvertito che il sistema politico cinese si stava sfaldando. Precisando altresì che già allora i funzionari cinesi avessero due carriere. "Quella ufficiale, che perseguono in un ambito amministrativo efficiente e pulito, o almeno questa è l'immagine che la Cina cerca di proiettarne. Poi si gratta la superficie e si vede quello che la gente combina dietro le porte chiuse. E lì è decisamente spaventoso".

Il Professor Cabestan avrebbe potuto usare le stesse parole per commentare oggi gli scandali di corruzione che hanno travolto l'ex numero uno di Chongqing Bo Xilai . Ma chissà se la sua convinzione che già nel 2001 il Partito avesse cominciato a sfaldarsi avrebbe potuto davvero permettergli di anticipare quello che, oggi, è scoppiato come "scandalo dei luo guan".

Il neologismo luo guan, letteralmente "funzionari nudi", è stato coniato da un blogger della provincia dell'Anhui per identificare quei dirigenti che, all'improvviso, decidono di trasferire famiglia (e risparmi) all'estero. Una scelta fatta per evitare che, nel caso in cui qualcuno decida di condurre un'indagine per scoprire il loro eventuale coinvolgimento in transazioni poco trasparenti, restino (in patria) tracce della loro (probabile) colpevolezza.

Per molti analisti "l'incoraggiare le famiglie a trasferirsi all'estero" è forse una delle abitudini che hanno minato di più le fondamenta di patriottismo e incorruttibilità su cui si è sempre fondato il partito. E il fatto che a scappare non siano più soltanto i politici ma anche gli imprenditori più facoltosi (e legati al partito) dovrebbe indurci a riflettere sulla fiducia che gli uomini più potenti della Repubblica popolare hanno sul futuro del loro paese.

Tra il 1995 e il 2008 sono fuggiti all'estero ben 18mila funzionari, portandosi dietro capitali per 130 miliardi di dollari. E che, per sentirsi più tutelati, hanno scelto nazioni con cui Pechino non è mai riuscita a firmare un accordo di estradizione. L'importante è assicurarsi nel più breve tempo possibile un passaporto straniero. Per avere la possibilità di "ricongiungersi velocemente alla famiglia qualora diventi necessario". E c'é chi di documenti di identità ne accumula anche quattro o cinque. Per evitare di essere colto alla sprovvista da un improvviso riavvicinamento tra Pechino e il paese in cui aveva pianificato di rifugiarsi...

Pur essendosi disinteressato a lungo del problema, l'anno scorso il Partito comunista cinese ha deciso di cambiare approccio. E ha iniziato a chiedere ai funzionari della capitale e della periferia di compilare degli appositi questionari studiati per "monitorare i trasferimenti di familiari e risparmi". Scoprendo numeri talmente imbarazzanti da spingere il governo a censurarli subito dopo la loro pubblicazione. E costringedolo a correre ai ripari. Da gennaio il "riformista virtuoso" Wang Yang, il Segretario del Partito della provincia del Guangdong, ha annunciato che i funzionari le cui famiglie si sono spostate all'estero non potranno ambire a ricoprire gli incarichi più prestigiosi. Una scelta che fa sembrare meno bizzarro l'accanimento nei confronti di Bo Xilai, della moglie Gu Kailai e dei suoi presunti trasferimenti di capitali all'estero, e del figlio Bo Guagua che frequenta, al volante di una Ferrari, i campus dell'Ivy League.

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