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Barack Obama inizia a far paura ai democratici

E se Barack Obama fosse destinato a perdere le elezioni? Iniziano a temerlo seriamente anche i democratici, prima tra tutti Bill Clinton che, invece di aiutarlo, gli ha rifilato un paio di (involontarie?) velenose stilettate su due pilastri della campagna elettorale

AP Photo/Carolyn Kaster

Il Numero 42 ha chiesto scusa al Numero 44. Per un paio di frasi che ha detto e che sono apparse piccole grandi bordate contro Barack Obama. Dopo gli spari, sono arrivate le precisazioni. Bill Clinton non voleva certo accusarlo di aver compiuto errori d'impostazione della sua campagna elettorale. Non era sua intenzione criticarlo (indirettamente) quando ha detto che non era il caso di abolire gli sgravi fiscali voluti da George W. Bush (come vorrebbe Barack Obama).

Non voleva poi mettergli i bastoni tra le ruote, non voleva minare (come poi dirà l'intellettuale conservatore Bill Kristol) l'efficacia delle sue armi di propaganda quando ha affermato che non ci sono ombre nel passato di imprenditore di Mitt Romney (come invece continuano a riaffermare gli spot del presidente): Bill Clinton non aveva alcuna intenzione di danneggiarlo. Ci mancherebbe. Ma lo ha fatto. E per Barack Obama è stato l'ennesimo segnale d'allarme.

Non si tratta di una fronda interna, ma queste esternazioni sono la spia della crescente preoccupazione (ma anche perplessità) che molti democratici sentono rispetto a quello che potrebbe accadere in novembre. La vittoria di Mitt Romney non è più data come improbabile , ma, anzi, come una concreta possibilità. Lo dicono anche alcuni sondaggi, tra cui quelli effettuati negli Swing States (gli stati in bilico) dove è vero che, grazie al voto delle donne, Obama sarebbe in testa, ma dove il candidato repubblicano appare in ripresa.

La campagna elettorale del Presidente - tutta impostata sulla difesa del Ceto Medio - potrebbe rivelarsi piena di autogol. E poi, ci sono i fattori decisivi ma imponderabili, non controllabili a Obama, che possono affondare il suo tentativo di ottenere il secondo mandato. George Stephanopoulos, ex portavoce di Bill Clinton, ora importante anchor man, li ha elencati.

Prima tra tutti la Grecia. Se la crisi dell'Euro precipita, la recessione in Usa ci sarà e Obama ne pagherà le conseguenze (politiche). Per questo continua a insistere con l'Europa, ad alzare i toni affinchè ci sia un cambio di rotta nella politica economica (meno rigore, come vuole Angela Merkel e più Ripresa). Secondo fattore: Ben Bernanke. Il potente capo della Fed sarà il protagonista delle scelte della banca centrale statunitense in caso di recessione. La Casa Bianca non può intervenire su queste decisioni, o influenzarle. Bernanke darà una mano a Obama?

Il terzo fattore è una possibile crisi con l'Iran. Barack Obama non vuole che Israele attacchi Teheran per distruggere i siti dove si starebbe producendo l'atomica degli Ayatollah. Ma se questo avvenisse prima di novembre, per lui sarebbe un problema. Ci sarebbe un' impennata del prezzo del greggio e la recessione, se non dovesse provenire dall'Europa, arriverebbe dal Medio Oriente.

Il quarto e ultimo fattore incontrollabile per Barack Obama, secondo George Stephanopoulos, si chiama proprio Bill Clinton. Il giornalista, appunto, prende a esempio le dichiarazioni dell'ex presidente per dire come sia scivoloso il terreno su cui si sta muovendo l'attuale inqulino della Casa Bianca. Saranno state male interpretate, saranno state ingenue (?), ma quelle dichiarazioni ci sono state. E mostrano come anche tra i pezzi da Novanta del partito inizino a essere forti le perplessità su come Obama abbia impostato la sua campagna elettorale.

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