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Lo Zanda pensiero per salvare il Pd

La ricetta? Ineleggibilità di Berlusconi, ed incandidabilità del Movimento 5 Stelle. Complimenti (e pensi ai guai del suo partito)

Il capogruppo Pd al Senato, Luigi Zanda (credits: ANSA/ALESSANDRO DI MEO)

Il Pd crolla vertiginosamente nel consenso degli italiani ma Luigi Zanda, presidente dei senatori del Pd, una ricetta per sopravvivere ce l’ha, netta e risolutiva: cancellare per legge i principali avversari politici. Come? Con la proclamata ineleggibilità di Silvio Berlusconi e il divieto di partecipare alle elezioni per il Movimento 5 Stelle. Assurdo, ma vero.  

Muoiono i partiti, viva il Partito. Fa una certa impressione vedere come Zanda s’impegni a nome di un Pd imploso, disgregato e senza volto a far sparire fisicamente i concorrenti. Prima scatena una dura campagna per la decadenza di Berlusconi da parlamentare, sulla base di una legislazione del 1957 sulla quale più volte il Parlamento si è espresso escludendola per il Cavaliere, poi insieme alla collega di partito Angela Finocchiaro propone una legge per vietare le urne a qualsiasi movimento o associazione senza personalità giuridica o statuto pubblicato in Gazzetta ufficiale. Quindi, al Movimento 5 Stelle. Il pretesto nel primo caso è la tutela dello scranno in Parlamento dai conflitti d’interesse (dovuti nello specifico alla titolarità di concessioni tv) e, nel secondo, l’esigenza di democrazia e di trasparenza interna dei partiti costituzionalmente garantiti.

Coincide il momento di deriva storica del Pd, che sembra sfaldarsi ogni giorno di più spezzandosi in tronconi l’un contro l’altro armati tra lotta e governo - sinistra e centro - con il disperato tentativo di esponenti della vecchia nomenclatura di perpetuarese stessi a dispetto dell’impopolarità, aggrappati a cavilli e codicilli.

Berlusconi, il nemico più agguerrito e apparentemente indistruttibile, va fatto decadere dal mandato parlamentare, a dispetto di quasi dieci milioni di italiani che hanno votato Pdl. Certo, il Cavaliere potrebbe alla fine esser colpito e affondato dall’ormai ventennale offensiva delle Procure, secondo un disegno mediatico-giudiziario che non conosce sosta e ha già cambiato in peggio la storia dell’Italia repubblicana (provocando nel ’94 la caduta del Berlusconi I impegnato in una difficile “rivoluzione liberale” post-mani pulite mai più riuscita). A sinistra, invece, il Movimento 5 Stelle va semplicemente bandito, in quanto movimento privo di democrazia interna. Un colpo d’accetta illiberale, in nome della libertà (come la “battaglia di legalità” anti-Cav).

Ma per usare una buffa battuta dell’ex segretario Pd, Pier Luigi Bersani, il senatore Zanda s’illude di asciugare gli scogli.

Il M5S probabilmente non avrà mai più il risultato eclatante delle ultime elezioni, se non altro perché i cittadini ne puniranno le contraddizioni, l’inconsistenza, l’incompetenza istituzionale e l’eccessivo concentrarsi sul proprio ombelico (la diaria dei parlamentari, i rimborsi spese e relativi scontrini, più altre amenità poco importanti per chi deve ogni giorno, in Italia, mettere insieme il pranzo e la cena e si attende dai parlamentari una maggiore attenzione ai problemi dell’economia generale e non a quella domestica dei neo-eletti grillini). Eppure, non sarà certo con certe ipocrite misure anti-movimenti che un Pd a pezzi potrà arrestare la marea grillina. Allo stesso modo, non potrà mai essere una dichiarazione di ineleggibilità a delegittimare un uomo che è stato così poco “non eleggibile” da ricoprire per quattro volte il ruolo di presidente del Consiglio, presiedere il Consiglio Europeo e per tre volte il G8 (unico leader al mondo).
   

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