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L'inviato di Panorama nella battaglia di Maalula - Video Esclusivo

Fausto Biloslavo, appena arrivato in Siria si trova al centro degli scontri tra governanti e ribelli. Il video terribile ed il racconto della battaglia

Fausto Biloslavo, inviato di Panorama in Siria, si trova al centro della battaglia tra ribelli e governativi

"Welcome to Maalula", il cartello di benvenuto ancora resiste sulle macerie all'ingresso del villaggio cristiano, 40 chilometri a nord di Damasco, teatro da quattro giorni di una feroce battaglia fra l'esercito siriano ed i ribelli.

 

Nei loro ranghi ci sono diversi stranieri della guerra santa ispirati da Al Qaida.

In prima linea un manipolo di governativi sembra tranquillo protetto da un carro armato. Ogni tanto l'artiglieria colpisce la collina di fronte, dove gli irriducibili del fronte Al Nusra sono asserragliati nelle grotte. La granata parte con un boato secco ed esplode con fragore sulle rocce sprigionando un boato di fumo bianco.

A meno di un chilometro un pugno di suore è chiuso dentro il loro monastero con civili e bambini compresi degli orfani. Nessuno può raggiungere per portarle in salvo.

Suleiman un soldatino sorridente di soli 18 anni, ma con i segni della stanchezza sul volto, comincia a raccontare la battaglia: "In certi momenti li vedevo in faccia, a soli dieci metri mentre li colpivamo duramente".

Non finisce la frase che all'improvviso il primo cecchino dei ribelli comincia a sparare sull'avamposto. Dopo un po' arrivano altri colpi, sempre più vicini. Un soldato siriano viene colpito ed urla di dolore. Gli altri rispondono al fuoco ed i giornalisti cercano riparo come possono per documentare la battaglia. Il ferito viene trascinato a spalla da due commilitoni, mentre il fuoco dei ribelli è sempre
più vicino. I proiettili fischiano implacabili sopra le nostre teste come zanzare assassine.

Scoppia l'inferno con l'artiglieria governativa che martella la collina. Un secondo soldato siriano viene colpito ad una gamba. Il suo ufficiale lo soccorre trascinandolo al riparo dietro al carro armato. Non sta in piedi, si lamenta e nasconde il volto per non farsi fotografare nella smorfia del dolore.

I governativi sembrano non voler usare tutta la loro potenza bellica contro il villaggio zeppo di civili cristiani. Dopo una mezz'ora sotto il fuoco riusciamo a filare verso la seconda linea. Un colonnello, che non vuole dire il suo nome accusa: "Ci sparano addosso per provocare la nostra reazione con le armi pesanti ed incolparci di aver distrutto un luogo storico della cristianità".

Una delle mille facce della sanguinosa guerra in Siria, dove tutti sono in attesa di capire se gli americani attaccheranno veramente.

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