Esteri

Salviamo i cuori dei bambini di Damasco

L'associazione "Bambini cardiopatici nel mondo" lancia un appello per evitare la chiusura del centro specializzato nella capitale siriana

Il professor Alessandro Frigiola con i bambini del centro specializzato per la cardiochirurgia pediatrica inaugurato nel 2011 a Damasco (Credits: Web/Associazione bambinicardiopatici.it)

Se c'è qualcosa di peggiore delle bombe è l'essere in grado di salvare delle vite e non poterlo fare per mancanza di mezzi. E' il dover restare fermi a guardare mentre dei bambini muoiono, senza poter fare nulla perché mancano gli strumenti per tenerli in vita. Una tragedia che si aggiunge a quella già conclamata della guerra in Siria, in cui i primi a pagare sono i più piccoli.

Lo sanno bene i chirurghi dell'associazione "Bambini cardiopatici nel mondo ", nata a Milano nel 1993 per volontà di Alessandro Frigiola, primario dell'unità operativa di Cardiochirurgia pediatrica del policlinico San Donato, e di Silvia Cirri, responsabile dell'unità operativa di terapia intensiva dell'istituto clinico Sant'Ambrogio.

Nel 2011, grazie alla collaborazione del ministero degli Esteri e della direzione generale per la Cooperazione allo sviluppo, a Damasco è stato inaugurato un centro di eccellenza per operazioni cardiochirurgiche pediatriche. 

"Il centro di Damasco è un fiore all'occhiello dell'Italia", dichiara a Panorama.it Alessandro Frigiola. "E' stato costruito interamente da ditte italiane, con materiali italiani e con finanziamenti italiani. Ma oggi rischiamo che venga chiuso a causa della guerra". "Con l'inizio degli scontri, più di due anni fa - continua il professor Frigiola - è diventato sempre più difficile se non impossibile organizzare le missioni operatorie dall'Italia". 

Un "danno collaterale" della guerra che non è da poco, se si tiene presente che negli ultimi tre mesi in Siria sono nati circa 300 bambini cardiopatici e che ad oggi - dichiara il primario del San Donato - sono tutti morti, perché è stato impossibile sottoporli agli interventi di cui avevano bisogno.

Le cardiopatie congenite sono tra le malformazioni più frequenti e costituiscono la prima causa di morte nella prima infanzia e la terza causa di morte in assoluto. Nel mondo ci sono più di 5 milioni di bambini malati di cuore. Ogni anno ne nascono 1 milione e di questi ne sopravvivono solo 200 mila, quelli più "fortunati", nati in Paesi dove esistono centri per la cardiochirurgia pediatrica. Gli altri 800 mila hanno un destino segnato sin dalla nascita. 

L'associazione Bambini cardiopatici nel mondo negli ultimi 20 anni ha operato in circa 18 Paesi, dal Kurdistan al Perù, e poi il Senegal e, appunto, la Siria. Qui il centro italiano doveva essere il faro di speranza per centinaia di migliaia di bimbi malati di cuore provenienti da tutta la regione, Libano, Palestina, Iraq, ma adesso i mezzi dei chirurghi scarseggiano ed il centro specializzato di Damasco rischia di chiudere i battenti.

"La situazione è drammatica", dichiara a Panorama.it il dottor Tammam Yousseff, primario del centro cardiochirurgico in Siria". Al momento stiamo utilizzando le scorte delle sale operatorie e riusciamo a fare solo un intervento al giorno a fronte dei 3-4 che sarebbero necessari per salvare quante più vite possibili". "Abbiamo calcolato che di questo passo entro due mesi esauriremo tutto il materiale e non potremo più averne a causa dell'embargo che è tuttora in vigore". 

Ma l'embargo non dovrebbe escludere farmaci e materiale medico in generale, per permettere che il flusso degli approvvigionamenti da parte degli ospedali continui anche (e soprattutto) in aree di guerra? "Dovrebbe essere così - spiega Tammam Yousseff - ma purtroppo la realtà è diversa. Per acquistare materiali e farmaci internazionali dobbiamo fare dei bonifici bancari, e l'embargo proibisce qualsiasi genere di transazione finanziaria da e per la Siria". 

Se a questo si aggiunge il fatto che gran parte del personale siriano impiegato nel centro ha deciso di abbandonare il Paese per allontanarsi il più possibile dalla guerra, la situazione appare davvero drammatica. I medici e i paramedici del centro di Damasco sono circa 15 persone, ma i pochi che hanno deciso di restare ora rischiano comunque di veder vanificato il loro lavoro. Senza materiali non si può operare e le scorte stanno finendo.

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Negli ultimi dieci anni di attività in Siria l'associazione milanese ha avviato un programma di formazione del personale medico e paramedico siriano grazie all'assegnazione di borse di studio presso il policlinico San Donato e missioni operatorie in loco. Un patrimonio di "eccellenza" che la guerra sta devastando e che si rischia di perdere, dopo tanti sforzi e tanto lavoro.

"L'aria in Siria ormai è irrespirabile", dichiara Alessandro Frigiola. "Non riusciamo più a trovare medici disposti ad andare a operare a Damasco, e questo è comprensibile", dice il primario del San Donato che ha operato bambini anche sotto le bombe in Iraq. "Ma quello che fa più male è assistere impotenti a un piccolo massacro, che si aggiunge al grande massacro della guerra civile siriana. I bimbi cardiopatici possono essere salvati, noi possiamo dargli una possibilità. Non dobbiamo e non possiamo smettere. Il centro di Damasco non può né deve chiudere". 

Il professor Alessandro Frigiola e la sua Associazione negli ultimi dieci anni hanno salvato circa 40 mila bambini. E vogliono continuare a farlo. Per questo, dopo tanto lavoro nel silenzio pressoché totale dell'informazione, lanciano un appello all'Italia: aiutateci a salvare i cuori dei bambini siriani. Chiedono solo questo.

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