Cronaca

Saluzzo, il figlio di Giordano: "Pagherà questo amore infelice, ma non è cattivo"

Parla il figlio di Valter Giordano, il professore accusato di abuso d'autorità nei confronti di due allieve

Presidio con i carabinieri davanti al Soleri, per evitare l'assalto dei media durante il primo giorno di scuola nel liceo di Saluzzo (Cuneo) dove insegnava Valter Giordano, arrestato per violenza sessuale nei confronti di due allieve . ANSA/ Davide Petrizzelli

«C’è solo un momento in cui mi sento su una giostra, quando sento parlare di mio padre al passato. Ma un’altra vita dovrà pure essere…». Non sarà più a Saluzzo, quella di Valter Giordano, non potrà più essere al Liceo Bertoni Soleri, dove l’amore con le sue due studentesse adesso è abuso, colpa, pena.

Non sa dove potrà ricominciare questo padre, il figlio Erich, eppure si «ricomincerà, con cicatrici». «Ma questo è un macigno per lui che ha sempre basato la vita sull’ordine. C’è un messaggio di un suo allievo che dice così: “Non sapeva vivere, ma ha insegnato a vivere”. Credo che abbia ragione”. Ha saputo essere il padre di questo ragazzo che adesso non lo giustifica, non lo condanna, non lo abbandona. Perché allora? «A volte ci sono incontri tra persone pieni di problemi, ecco queste sono le vittime. Ma mio padre non è cattivo. E’ colpevole, non cattivo. Gli sbagli, li pagherà».

Adesso si conosce però tutto del rapporto malato del padre Valter con il sesso e pure Erich che ha letto nell’ordinanza ne prova dolore, ma ancora non cattiveria. «Quei dettagli fatti trapelare vogliono quasi suggerire un’idea di cattiveria. Ma io non cerco la verità da quel rapporto infelice con il sesso. La verità sta nel non negare quello che è stato. E mio padre non lo ha fatto».

Forse gli porterà in comunità uno di quei libri sulla shoah, sulla seconda guerra mondiale che gli chiedeva quando Erich era matricola all’università di Torino. «Non voleva che mi iscrivessi all’università pensava che non avessi la perseveranza per farlo. Poi mi disse: Forse è giusto che tu faccia quello che senti. Farai bene e dimostrerai di essere migliore di me. Ma lui era considerato da tutti il migliore». Severo con lui, ma non con i suoi allievi che continuavano a cercarlo. Lo difende per questo motivo Saluzzo, Monestirolo, Verzuolo, pensa Erich. Quante classi hanno imparto con Giordano… «Ogni volta che mandava quei messaggi, pensavo che li spedisse agli allievi, non ha mai detto di no a nessuno. Non potevo immaginare che avesse delle relazioni. Se avessi temuto qualcosa avrei avuto dentro me già la risposta. Ma io non ce l’avevo».

L’ha cresciuto questa campagna aspra, il seminario, anni da manovale a Torino e la laurea conquistata solo con la sua disciplina ferrea, ossessiva. La chiama «forza di volontà», Erich che ha sentito per la prima volta  chiedere scusa da suo padre quando è stato ricoverato in ospedale per un tentato suicidio, dopo che i carabinieri gli avevano riferito tutto. «Mi ha solo detto: Scusa per questo disagio. Scusa se dovrai affrontare tutto questo. Noi siamo nudi di fronte alla legge. E’ la prima volta che ci troviamo di fronte alla giustizia». E forse ha ragione che la morbosità con cui l’Italia guarda Saluzzo è quella di «chi preferisce sentirsi pulita in questa storia brutta, piuttosto che sentirsi imperfetta nelle cose belle. Tutti hanno il diritto di farsi un’idea, nessuno di giudicare». Ma questo amore tra un professore e due studentesse consenzienti, tutti vogliono che sia punito.

«Non so quanta esemplarità i giudici vorranno dare a questo caso. Pagherà mio padre. Poi voglio pensare a un lavoro, non avrà la sua scuola, ma non può finire una vita a cinquant’anni. Voleva fare sempre di testa sua…». Se ne va a piedi in una silenziosa Cuneo.

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