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Primarie Pd: Matteo Renzi rischia grosso

Soglia di partecipazione e distacco dagli avversari: come deve vincere il sindaco per conquistare davvero il partito. Il Terzo segreto di Satira -  Lo speciale

Il sindaco di Firenze e candidato alla segreteria del Partito Democratico, Matteo Renzi, durante l'incontro al teatro Olimpico di Roma, 03 dicembre 2013. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Si fa presto a dire primarie. E si fa altrettanto presto a dire che vincerà Matteo Renzi. Perché il punto non è se vincerà, ma come, con quali percentuali di scarto e con quale partecipazione al voto. La soglia minima della partecipazione, affinché le primarie del Partito democratico non siano un rovinoso flop, è stata stabilita dallo stesso sindaco di Firenze a un milione e mezzo di elettori, cioé la metà di quanti andarono a votare nelle primarie 2012 che incoronarono Bersani. Ma oltre alla soglia partecipativa c'è da considerare un altro aspetto: il distacco netto dagli avversari, conditio sine qua non affinché il sindaco - che fino a ieri era considerato un outsider - possa dire di aver preso il partito, di poterlo modellare a sua immagine e somiglianza, di poter dettare la linea senza intraprendere la strada del compromesso al ribasso con le componenti più tradizionali del partito capeggiate soprattutto da Gianni Cuperlo.

«Matteo ha bisogno di vincere bene, con almeno venti punti di distacco: se non ce la facesse ci saranno contraccolpi per la tenuta del partito e del gruppo parlamentare se Matteo dovesse accelerare » ammette un (cautissimo) parlamentare di osservanza renziana. 

Spiega il sondaggista Ferrari Nasi: «La vera occasione il Pd l'ha avuta l'anno scorso, quando votarono tre milioni di persone e Matteo Renzi, anche all'esterno, era un prodotto fresco che sfondava ben oltre il tradizionale perimetro di consenso del Pd». Oggi, quella freschezza, secondo Nasi, non ce l'ha più. «Ha imbarcato uomini come Burlando e De Luca che non sono esattamente la nuova politica. E poi ha molti nemici dentro il partito: se Cuperlo prende il 30% e Civati il 10%, come indicano i sondaggi, Renzi rischia di essere un leader azzoppato che dovrà guardarsi dagli sgambetti dei suoi » continua. Insomma: «Per come si sono messe le cose Renzi, per vincere veramente, deve ottenere più del 70% dei voti. Altrimenti per lui la vedo dura, anche perché Lega, Nuovo centrodestra e Scelta Civica devono porsi il problema del rapporto elettorale con Berlusconi se vogliono avere qualche speranza elettorale... ».

C'è poi da considerare un altro elemento: la partecipazione. «Se due milioni - come dicono a Largo Nazareno - sono un successo significa che il Pd ha perso un elettore delle primarie su due. Per un partito che vuole arrivare primo alle elezioni non è un buon segno...». Insomma, per imporre la sua linea Renzi deve stravincere, asfaltare gli avversari interni. Altrimenti la sua potrebbe essere una vittoria di Pirro che lo renderà prigioniero dai suoi (tanti) nemici all'interno del Pd. Non è un buon viatico per Palazzo Chigi.

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